Il piano del governo potrebbe risolversi in un ulteriore degrado del paesaggio, senza portare benefici. Ma alle famiglie italiane non dispiace la "deregulation edilizia" Le leggi, i decreti legge, in un paese a regime populista come il nostro sono una fedele immagine dellidea che i governanti hanno dei cittadini, ma anche, purtroppo, dellidea che i cittadini hanno di sé stessi. La promessa legge sulla casa racconta unItalia di abitanti del sotterfugio, un paesaggio di verandine e cantinette, di superfetazioni e solai sempre pronti a trasformarsi nella cameretta per i figlioli con lo stiracalzoni reguitti e la collezione di lattine di birra vuote. È una popolazione in perenne competizione con gli odiati vicini alla cui faccia si può aprire una finestra abusiva, sopraelevare un terrazzo, rubare aria, vista e metri cubi. Infatti la cosa più singolare della legge in cantiere è che solleverà una marea di contenziosi tra vicini, perché il fatidico 30 di cubatura in più sarà sì certificato dal geometra o dal giovane architetto disoccupato, ma non certo dal dirimpettaio. È una legge fatta per incrementare il lavoro degli avvocati. Non per dare una spinta al settore edilizio. LItalia si trova ad avere una enorme quantità di edifici mal costruiti da dopo la guerra ad oggi con materiali scadenti, una totale disconoscenza delleconomia energetica, una disastrosa collocazione: le periferie nate come una escrescenza mostruosa di unidea della vita e della città mutuata dalla divisione tra sonno, lavoro, consumo ed una condanna della meravigliosa realtà dei nostri centri storici. Il nord soprattutto ha scelto la strada della metropoli diffusa senza nessuna qualità urbana e senza nessuna coscienza di quanto si può guadagnare e risparmiare se si costruisce meglio e con una idea di comunità. Lo scandalo di questa legge non consiste solo nella promessa di cementificazione, ma nel fatto che è una occasione perduta per dare lavoro e respiro allunico vero settore che "tira" in Italia, le trentamila piccole imprese che si sono lanciate sulla strada della efficienza energetica grazie ad un decreto Bersani che qualche anno fa diede agevolazioni fino al 55 a chi si riconvertiva nellimmobiliare ad alta efficienza climatica. Oggi in Italia cè bisogno di demolire molto e di ricostruire con materiali e tecniche innovative. La provincia di Bolzano lo ha capito e offre un "premio" di 3, 5 di cubatura in più (non trenta!) a chi si fa una casa che rientri nelle alte graduatorie di efficienza energetica. Oggi il consumo energetico del nostro patrimonio immobiliare incide per il 40 dellenergia consumata in un anno nel paese. Perfino la nuclearista Francia a cui facciamo il favore di comprare una tecnologia datata, oggi ha provveduto ad avere il 23 dellenergia prodotta da vento, sole, fotovoltaico. Noi arriviamo appena sopra le decine. Obama ha investito 70 miliardi di dollari per la formazione di tecnici che controllino lefficienza energetica delle nuove costruzioni. Da noi nemmeno una vaga idea nella formazione dei progettisti della importanza di questa competenza. I nostri architetti che si strappano le vesti contro questa legge qualche mese fa su questo giornale sostenevano che ci vogliono 3 milioni di nuovi vani per dare respiro alledilizia. Da noi lidea è che lItalietta è fatta di scappatoie costruite da imprese più o meno legali e di fondo tutto limmobiliare puzza di inciucio, laddove in altri paesi come la Spagna non si fanno progetti se non in una stretta trasparente collaborazione tra pubblico e privato, tra comuni, banche e real estate, i famosi project financing che qui sono solo serviti alle mangiatoie autostradali e lì hanno creato un sistema di "paradores", una fruizione del patrimonio monumentale e dellospitalità turistica correlata con soldi privati e controllo pubblico che ha dato frutti economici magnifici. Il problema è che il nostro paese è allavanguardia solo nellidea di cortile e di interesse privato e preferisce distruggere la propria ricchezza urbana e paesaggistica in nome di una logica di agenzia immobiliare: pochi, maledetti e subito. Nessuna proiezione nemmeno in avanti di cinque, dieci anni. È larraffa bavoso di chi dal governo ha creato delle xerox di sé in ogni padre di famiglia. Perfino in paesi molto più indietro economicamente come la Grecia la superficie di fotovoltaico e pannelli è una cifra tre o quattro volte superiore alla nostra, 3 milioni e mezzo di metri quadri. Greenpeace Italia ha spiegato come da noi ci siano state energie, inventiva, un tessuto di piccole imprese diffuse che aveva scoperto nella edilizia "efficiente" un polmone di innovazione. Ma non sono state aiutate dalla incoerenza delle leggi, dalla mancanza di coraggio dei governi e adesso lItalia è nel fanalino di coda di questo settore. Potremmo riprenderci perché comunque lintero immobiliare è in fermento e nuovi materiali, nuove soluzioni possono essere adottate, ma si tratta di concepire un pensiero, di avere unidea del tipo di città e di insediamenti che vogliamo. Gli architetti, come al solito stanno giocando a fare "i buoni" contro il governo cattivo e non sono come al solito capaci di un pensiero urbano innovativo. Il 30 per cento di cemento in più pesa sul nostro futuro perché da noi perfino lidea di demolire lo Zen di Palermo è considerata uno scandalo, laddove oggi uno dei settori più trainanti dellimmobiliare è proprio quello delle demolizioni, ma razionali, energeticamente e ambientalmente controllate e con una idea di cosa farci di meglio. È probabile però che vinca il paesaggio populista, quello di una nuova Italia che ha bisogno di identificarsi nel balcone trasformato in verandina, e poi sublimato in stanza in più a gloria di futuri crolli sui vicini: peggio per loro!