Vertenza teatro Comune e Ministero si scambiano accuse sullimprovviso stop Diventa teatro nel teatro la vicenda del salvataggio del Duse e del progetto del Comune della sua fusione con lArena del Sole; con ognuno che, pirandellianamente, ha in merito la sua verità. «Stiamo cercando di capire quali siano le ragioni che hanno portato il ministro Bondi a cambiare rotta», ribadiva ieri lassessore alla cultura Angelo Guglielmi. «Erano state le indicazioni stesse del ministero a portarci sulla strada della costituzione di un nuovo teatro stabile per arrivare allunione tra Duse ed Arena». Da Roma, invece, attraverso il portavoce del Ministero ai Beni e alle Attività culturali, Salvatore Nastasi, capo di gabinetto di Bondi e colui che ha tenuto in queste settimane i contatti con lamministrazione comunale, né smentisce né conferma il no del ministero, facendo sapere che stanno aspettando le carte dal Comune di Bologna. Di quali carte si stia parlando, però, a Palazzo dAccursio proprio non sanno. Che succede, allora sul Duse? Ieri il sindaco Cofferati ha annunciato per oggi delle novità. La scorsa settimana, intanto, nel giro di poche ore si era detto tutto e il contrario di tutto. Prima era arrivato lannuncio, anche se informale, che la vicenda della dismissione del Duse da parte dellEti, vicenda in ballo da un paio di anni, aveva trovato una soluzione nellunione con lArena, stabile privato. Poco dopo, però, lo stop del ministero, senza per questo darne una motivazione precisa, ma con molti sospetti di una mossa pre-elettorale: qualcuno potrebbe infatti non aver piacere che un ministro di centro-destra lasci a un sindaco di centro-sinistra una medaglia così importante come la soluzione per uno dei teatri più amati dai bolognesi. Anche Giuseppe Ferrazza, presidente Eti e commissario straordinario al Teatro Stabile di Genova è intervenuto. «Perché fondare uno stabile nuovo quando in Emilia Romagna ce nè già uno a Modena? La cosa più ovvia sarebbe quella di trasformare lArena da stabile privato a stabile pubblico e affidarle la gestione del Duse». La differenza tra questa soluzione e quella di un nuovo teatro pubblico starebbe, sostiene Ferrazza, che in questo modo il governo non dovrebbe sborsare ulteriori finanziamenti attinti dal sempre più risicato Fus, fondo unico dello spettacolo. «Il Duse è di Bologna - prosegue il presidente dellEti - e i suoi lavoratori sono bolognesi per cui non si può pretendere che i problemi locali siano sempre risolti in sede romana. Comune e Regione devono mettere più soldi. Se non fosse perchè ci sono posti di lavoro in gioco lEti si sarebbe già defilata da tempo».