Non stupisce che in una società dove muore la solidarietà e prevalgono pratiche securitarie, interventi speciali, apologia del successo, la grande tradizione italiana della tutela dei beni culturali e paesaggistici sia in crisi. Guardate la rassegna stampa e le notizie in «Patrimoniosos» e «Paesaggiosos»: l'aggressione a monumenti, aree pregiate, edifici storici registra un incremento sensibile. Berlusconi lusinga gli italiani dicendo di fidarsi del loro senso estetico. Siccome gli italiani hanno deciso di fidarsi di Berlusconi, presumiamo che di conseguenza si fidino del suo senso estetico. Insomma, fidarsi del senso estetico di Berlusconi e degli italiani non è davvero un'operazione agevole. Pesanti i tagli per i beni culturali, l'indebolimento delle Soprintendenze, la nomina a direttore del circuito museale di un esperto in hamburger e sale da gioco, il commissariamento delle Soprintendenze archeologiche di Roma e di quella di Ostia, passate sotto Guido Bertolaso. Le dimissioni di Salvatore Settis da presidente del Consiglio Nazionale per i beni culturali e paesaggistici e di personalità come Andrea Emiliani e Andreina Ricci. La nomina di Bertolaso lacera pesantemente il sistema nazionale della tutela. Le carenze sono frutto di altri abbandoni. Gli incassi dei Fori Imperialie del Colosseo rappresentano un punto da controllare. Un vero golpe, contro il quale hanno cercato di opporsi autorevoli personalità e, con uno sciopero, i gestori di Colosseo, Fori, Palatino, Casa di Augusto, delle quattro sedi del Museo nazionale romano, delle Terme di Caracalla, dei monumenti sulla via Appia a partire dalla Villa dei Quintili: tutta la grande Roma monumentale. Ma nella regione Lazio Piero Marrazzo non è più «mandato da Rai-Tre», accetta temporaneamente (!!!) Bertolaso con perdente logica bipartisan, che dimostra l'assenza di una fondata cultura delle tutela nel devastato Pd e dà una spettacolare risposta all'allarme di Vittorio Emiliani, che sull'Unità chiedeva al Pd un segno contro l'assalto alla tutela! Anche la linea che sta prevalendo nell'organizzazione museale e degli eventi sta dando i primi esiti. A Firenze alla richiesta di Vittorio Emiliani il Pd risponde con il presidente della Regione Toscana Martini, sposando per gli Uffizi il modello «Abu Dhabi». Le statue richieste da Berlusconi al Museo nazionale romano, da mettere nelle sale della Presidenza del consiglio, spiegano come meglio non si potrebbe cosa sta succedendo nel nostro Paese. Pare che ci sia già la richiesta di integrare pezzi di arti mancanti... Nonostante molti limiti ed errori (a partire dal mancato riconoscimento professionale di archeologi e storici dell'arte) il sistema italiano della tutela è celebre in tutto il mondo e andrebbe difeso per poterlo migliorare. La questione richiederebbe una risposta nazionale e trasversale di tutte le tradizioni che colgono il pericolo della prevalenza mercantilistica sul bene comune di cultura e paesaggio, dalle forze progressiste storicamente impegnate nel Novecento (penso a Giulio Carlo Argan e Ranuccio Bianchi Bandinelli) a quella destra storica attenta ai valori dello Stato (che ebbero il merito di emanare le leggi del 1939). Nell'isola questo andamento è già percepibile. A rischio le collezioni museali e i manufatti più pregiati, poiché a decidere sulla loro uscita non sarà più la tutela, peraltro in crisi verticale dopo l'accorpamento delle sedi delle soprintendenze già operato da Rutelli. Un'identità incredibilmente connessa al territorio, con ventimila monumenti fragili o fragilissimi, ha sempre meno fondi: trasferire oggi le competenze sulla tutela dallo Stato alla Regione sarebbe un errore grave quanto quello di non riconoscere la svolta regionalista ed autonomista del nostro Stato. A Tuvixeddu il brindisi di sindacati e padroni ha un sapore neo-corporativo, e con il nuovo assessore Baire, potrebbe prendere sostanza la lettura integralista già emersa nel programma elettorale di Cappellacci a suo tempo segnalata: quella definizione di un «patrimonio di identità, storia, lingua, cultura, tradizioni e produzioni derivante dalle bimillenarie radici cristiane del popolo sardo» che sembra tagliare tutto ciò che dalla preistoria si spinge sino alla fase precristiana dell'Impero romano. Meglio Gregorio Magno che non gli antenati di Ospitone. I tagli di bilancio nel settore e la fugaemorragia in corso dalle Soprintendenze rendono beffarde le parate spettacolari del G8, proposte militaresche di antichi guerrieri ed atleti costosissime e rischiose, mentre si tolgono fondi alla tutela ordinaria e ai concorsi per risolvere i vuoti delle soprintendenze. Neanche un soldo per Museo Lamboglia e Compendio Garibaldino di Caprera. Non stupisce che il successore di Settis, Andrea Carandini, così attento all'archeologia spettacolo (ricordate il Lupercale?) e che ha appena dichiarato che rispetterà il «Codice dei beni culturali» sia favorevole ai Bronzi di Riace. E la protesta di grandi nomi dell'archeologia e delle associazioni culturali e ambientali si spegne contro un muro di gomma, una nebbiosa coltre di silenzio e indifferenza che rischia di calare su queste vicende. L'articolo 9 della Costituzione recita: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Ma chi ci tutelerà da ministri e direttori incompetenti, da governanti incolti e ignorantelli?