Sulla cronaca di Roma del quotidiano "Corriere della Sera" del 6.3.2009 è stato pubblicato un articolo dal titolo Terra del Comune per Benedetto XVI e dal sottotitolo Progetto Nei 13 ettari sulla Cassia, vicini al Parco di Veio, sorgerà una fondazione intitolata al Papa: l'articolista parla esplicitamente di un'area comunale di circa 13 ettari, per un progetto concreto, che riguarda una casa di accoglienza per adolescenti disagiati, aperta anche agli stranieri, da costruire nella zona della Cassia, a via dell'Inviolatella Borghese, all'angolo con la consolare, precisando che è la parte che si trova proprio a ridosso del parco di Veio. La notizia (ripresa da varie Agenzie di stampa e da questo stesso sito) riporta 2 dati che non rispondono assolutamente al vero: 1) i 13 ettari ricadono interamente all'interno (e non "vicini" o "a ridosso", come è stato invece scritto e pubblicato da tutti) della perimetrazione provvisoria del Parco di Veio, il cui confine meridionale si attesta su via Giovanni Fabbroni; 2) in base alla normativa vigente sia di tipo urbanistico che di tipo paesistico-ambientale i 13 ettari sono del tutto indeficabili e quindi è vietata anche la costruzione della casa di accoglienza che dovrebbe essere gestita come Fondazione da Don Giovanni d'Ercole. Sotto l'aspetto urbanistico il Piano Regolatore Generale di Roma, adottato dal Consiglio Comunale in data 8.12.1962 e poi approvato con D.P.R. del 16.12.1965, aveva destinato quasi tutti i 13 ettari dell'Inviolatella a zona di espansione edilizia, sottozona E1 (nuovi insediamenti), che è stata però cancellata dapprima dalla "Variante Stralcio di Veio" del 1983 (in seguito decaduta) e poi definitivamente dalla cosiddetta "Variante di Salvaguardia" adottata dal Consiglio Comunale di Roma con delibera n. 279 del 2324 luglio 1991: i 13 ettari sono stati destinati a zona "N" (verde pubblico), poi confermata dalla cosiddetta "Variante delle Certezze" adottata con deliberazione n. 92 del 29.5.1997 e definitivamente approvata dalla Regione Lazio con deliberazione della Giunta Regionale n. 856 del 10.9.2004. Il nuovo P.R.G. di Roma, adottato con deliberazione n. 33 del 1920 marzo 2003 e definitivamente ratificato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 18 del 12.2.2008, non prevede nessuna destinazione per l'area di 13 ettari, perché ricade all'interno del parco di Veio, ma l'art. 69 delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) rimanda alla disciplina dettata dalla "Variante delle Certezze" e quindi conferma la destinazione a zona "N" (verde pubblico). Sotto l'aspetto paesistico-ambientale l'entrata in vigore della cosiddetta legge "Galasso" n. 4311985 ha sottoposto a vincolo paesistico automatico di tutela della fascia di rispetto di 150 metri la sponda sinistra del Fosso dell'Acquatraversa: sui rimanenti ettari con D.M. emanato il 24.2.1986 è stato imposto il cosiddetto vincolo paesistico del "Parco di Veio" ai sensi dell'art. 1, lettera m (zona di interesse archeologico), della legge 4311985. Il 18 novembre 1986 la Commissione Provinciale per la compilazione dell'elenco delle bellezze naturali ha sottoposto a vincolo paesistico, ai sensi della legge n. 149739 (ora assorbita dal D.Lgs. n. 422004), una vasta zona del comprensorio di Veio, dentro il cui perimetro ricadono interamente i 13 ettari dell'Inviolatella: il vincolo è stato poi ratificato dalla Giunta Regionale del Lazio con delibera n. 338 del 31.1.1989. La tutela di tutti i suddetti vincoli paesistici è stata assicurata dal Piano Territoriale Paesistico (P.T.P.) n. 157 "Veio-Cesano" che è stato adottato dalla Giunta Regionale del Lazio con delibera n. 1018 del 23 novembre 1988 e definitivamente approvato con la legge regionale n. 241998: destina i 13 ettari dell'Inviolatella a sottozona TOb di tutela orientata alla riqualificazione di sistemi di tipo idromorfologico-vegetazionali, ovvero delle valli modellate dai corsi d'acqua, dove è previsto esclusivamente l'esercizio di attività agricole e silvo-pastorali. Il 12 dicembre 1991 è stato emanato un ulteriore vincolo paesaggistico che ha riguardato l'area tra il Fosso dell'Acqua Traversa e via della Camilluccia e che ricomprende al suo interno anche l'area dei 13 ettari dell'Inviolatella. La Regione Lazio ha poi approvato la legge regionale n. 29 del 6 ottobre 1997 con cui ha istituito contestualmente il parco regionale di Veio, secondo una perimetrazione provvisoria all'interno della quale ricadono interamente i 13 ettari dell'Inviolatella, per i quali la lettera r) del 3 comma dell'art. 8 prescrive come misura di salvaguardia il divieto di qualsiasi attività edilizia nelle zone destinate a verde pubblico (zone "N") dal Piano Regolatore Generale. Con deliberazione n. 556 del 25 luglio 2007 (integrata dalla deliberazione n. 1025 del 21 dicembre 2007) la Giunta Regionale del Lazio ha adottato il Piano Territoriale Paesistico Regionale (in sigla PTPR): l'area di 13 ettari è destinata a "paesaggio agrario di valore" per la parte collinare ed a "paesaggio naturale di continuità" per la zona a ridosso del Fosso dell'Acqua Traversa, con divieto assoluto di edificabilità per la fascia di rispetto di 50 metri. Va fatto presente che in caso di difformità tra le prescrizioni del PTP n. 157 e quelle del PTPR vale sempre e comunque la disposizione più restrittiva. Come si può ben vedere, nel rispetto di tutta la normativa sopra ricordata non ci sarebbe nessuna possibilità di costruire sui 13 ettari dell'Inviolatella che però il Sindaco di Roma intende regalare al Papa con la espressa finalità di realizzarvi una casa di accoglienza per adolescenti disagiati aperta anche agli stranieri: evidentemente lo staff del Sindaco, che è al lavoro da settimane, non solo non ha preso nella dovuta considerazione i vincoli urbanistici e paesistico-ambientali che gravano sull'area di 13 ettari, ma ha anche ignorato del tutto le vicissitudini di tipo speculativo che ha dovuto subire proprio quest'area e sempre per apparenti motivazioni di finalità sociali. C'è da sapere che alla fine del 1800 il Marchese Raffaele Cappelli di Toirano (1818-1921) ha acquistato il Casale-Castello della Crescenza assieme alla intera sua tenuta che era all'epoca di circa 340 ettari e comprendeva anche l'intera collina dell'Inviolatella: nel 1921, alla morte del marchese Raffaele Cappelli, metà della tenuta della Crescenza comprendente la collina dell'Inviolatella è stata dapprima divisa tra i fratelli Luigi e Giovanbattista ed alla loro morte è stata poi ereditata dalle sorelle Cappelli di Toirano, Maria Elisa e Maria Antonia (in seguito entrambe decedute) e Maria Nives (ancora in vita nel 1987, ma senza eredi diretti). Con 3 atti separati del 22.10.1974 ed un 4 atto del 3.1.1975 (a cui se ne è aggiunto poi un 5) le tre sorelle Cappelli hanno venduto alle S.r.l. "Asdir", "Ceflan", "Cedir" e "Disro" i 13 ettari dell'Inviolatella che il P.R.G. del Comune del 1962 ancora destinava a sottozona di espansione edilizia E1: appare fin troppo evidente l'interesse speculativo ad edificare di tutte e 4 le suddette società, che però hanno dovuto dichiarare fallimento tra la fine di luglio ed i primi dell'agosto del 1983. Le suddette 4 società erano legate al sig. Enrico Nicoletti, che è stato in seguito condannato nell'ambito del processo relativo alla cosiddetta "Banda della Magliana": in forza della legge n. 5751965 gli sono stati confiscati dal Ministero delle Finanze tutti i beni immobili, tra cui oltre ai 13 ettari dell'Inviolatella anche un capannone industriale in via dell'Omo sulla Prenestina, a ridosso del quale è stato poi impiantato un deposito di sfasciacarrozze. Nel frattempo, dal 1996 era stata costituita da un gruppo di ragazzi ospiti dell'Istituto Don Orione la Cooperativa sociale "INSIEME 2000", che dopo il primo triennio ha compiuto un notevole salto di qualità, in particolare attraverso lo sviluppo di progetti finalizzati all'utilizzo per scopi sociali dei beni sequestrati o confiscati, che hanno ovviamente ricevuto una favorevole accoglienza da parte di una molteplicità di Enti ed Istituzioni. La Cooperativa ha elaborato un progetto denominato "l'oasi di Veio", avviato con i contributi del Ministero dell'Ambiente, oltre che patrocinato della Regione Lazio, dal Comune di Roma e dall'Ente Parco di Veio: il progetto è stato finalizzato all'inserimento nel mondo del lavoro di soggetti emarginati eo svantaggiati (ex tossicodipendenti ed ex carcerati) per cui nel luglio del 2001 è stato organizzato anche un apposito corso di formazione professionale. Proprio per la realizzazione del progetto, alla Cooperativa è stata così affidata dalla Procura della Repubblica, per il tramite dell'Amministratore Giudiziario Dott. Davide Franco, l'area verde di 13 ettari situata all'interno del Parco di Veio. Dopo il mancato contributo del Comune di Roma del dicembre 2000, sul fronte pubblico è stata approvata dalla Regione Lazio la legge n. 91985 (di modifica della legge regionale n. 871980) per gli interventi sulle ristrutturazioni dei beni confiscati, che per il 2001 ha previsto 100 milioni delle vecchie lire per i 13 ettari dell'Inviolatella: a questi si sono poi aggiunti 125 milioni del Ministero dell'Ambiente e 107 milioni della Provincia di Roma. Malgrado la cospicua entrata nelle proprie casse registrata nell'arco del 2001, la Cooperativa è arrivata ad indebitarsi fino al punto di non poter pagare più lo stipendio al personale ed ai consulenti: non sono stati pagati nemmeno gli affitti e le bollette ed il corso di formazione è stato smantellato. Il dissesto finanziario e strutturale ha così portato al fallimento la Cooperativa sociale "Insieme 2000" ed ha costretto il Ministero delle Finanze a rientrare in possesso dell'area di 13 ettari dell'Inviolatella. L'Agenzia del Demanio, Direzione Centrale Beni Confiscati Direzione Gestione Beni Confiscati con provvedimento prot. n. 49430 del 19.1.2004 ha allora trasferito al patrimonio indisponibile del Comune di Roma i 13 ettari dell'Inviolatella, che lo stesso verbale di consegna al Servizio Giardini del 16.12.2005 definisce "non edificabili": lo steso verbale di consegna precisa che su quota parte degli stessi risulta insistere un piccolo fabbricato rustico, situato ai bordi di via dell'Inviolatella Borghese. Sulla stessa area ha poco dopo concentrato il suo interesse la Società Cooperativa Sociale "E.S.S.E.R.E. Lazio", che è stata costituita su iniziativa di persone provenienti dalla sezione rugby della associazione "Società Sportiva Lazio" (rappresentata dalla S.S. Lazio e da Primavera Rugby) e da varie esperienze di matrice sociale (volontariato, cooperazione sociale, handicap ecc.): ha come Presidente del Consiglio di Amministrazione il sig. Davide Franco e si interessa soprattutto dello sport del rugby, ma fra i suoi scopi sociali annovera anche l'integrazione dei cittadini e l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. La Cooperativa ha così elaborato un progetto denominato "Essere Lazio", che sui 13 ettari dell'Inviolatella prevede di realizzare una serie di campi sportivi, ma soprattutto di costruire 10.430 mc.: il progetto è stato presentato all'Ente Parco di Veio, che ha subordinato il rilascio del nulla osta di sua competenza ad un titolo di possesso dell'area, che legittimasse la realizzabilità del progetto. Progetto denominato "Essere Lazio" La Società Cooperativa Onlus E.S.S.E.R.E. Lazio ha allora richiesto ed ottenuto la concessione in via temporanea dei 13 ettari dell'Inviolatella con l'impegno della manutenzione e della guardiania dell'intera area: l'allora Direttore del Servizio Giardini Arch. Stefano Mastrangelo con Determinazione n. 284 del 17 marzo 2008 ha assegnato in uso provvisorio l'area di 13 ettari, poi consegnata con verbale del giorno successivo al Presidente del Consiglio di Amministrazione di "E.S.S.E.R.E. Lazio", sig. Davide Franco. Con nota della associazione VAS prot. n. 2 del 28.4.2008 il sottoscritto ha evidenziato i vizi di legittimità della Determinazione ed ha chiesto all'Arch. Stefano Mastrangelo l'immediata revoca del provvedimento: un appello in difesa dell'Inviolatella Borghese è stato formalizzato congiuntamente anche dal "Comitato Promotore del Parco di Veio", dal "Comitato Cittadino per la XX Circoscrizione" e dalla "Associazione Fleming-Vigna Clara per la Mobilità". A protestare è stato anche un agricoltore-allevatore che per il tramite del proprio legale ha fatto sapere al Comune di Roma che il terreno in questione è coltivato da oltre 40 anni in forza di contratti agrari sottoscritti dalle Sig.ne Marchesi Cappelli, il tutto molti anni prima che diventassero proprietari dei beni società commerciali legate alla criminalità organizzata. Sull'area di 13 ettari dell'Inviolatella è stata e viene tuttora esercitata pubblicamente una attività di allevamento ovino che ha portato addirittura a realizzare un centro aziendale per la mungitura delle pecore al pascolo, fatto oggetto anche di visite guidate da parte delle scuole: al riguardo va rilevato che il verbale di consegna alla Cooperativa "E.S.S.E.R.E. Lazio" ignora del tutto l'attività agricola e pastorale, perché parla di area "libera da persone e cose". Dopo il sollecito trasmesso dal sottoscritto con nota VAS prot. n. 23 del 29.9.2008 al nuovo Direttore del Servizio Giardini, Prof. Paolo Togni, è stata disposta la ripresa in possesso dell'area di 13 ettari dell'Inviolatella: risulta che nel frattempo l'Ente Parco di Veio abbia bocciato il progetto "Essere Lazio" perché in netto contrasto con le "misure di salvaguardia" dell'area naturale protetta. Il Servizio Giardini era in procinto di stipulare con l'agricoltore-allevatore una convenzione in base alla quale gli avrebbe concesso di proseguire l'attività agricola e pastorale sui 13 ettari in cambio dell'impegno a curare la manutenzione e la guardiania: a tal riguardo era stata già predisposta una bozza, che è stata accantonata del tutto dopo che lo staff del Sindaco si è messo al lavoro per trovare un terreno da regalare al Pontefice in occasione della sua visita in Campidoglio. In un primo tempo è stato pensato di regalare al Papa l'area con il capannone in via dell'Omo sulla Prenestina, sequestrata al sig. Nicoletti, che è stata alla fine scartata a causa di una serie di difficoltà burocratiche: la scelta è caduta allora sull'area di 13 ettari dell'Inviolatella, che per la terza volta ciclicamente sembra essere destinata forzatamente a scopi sociali, facendo rientrare l'iniziativa del Comune nei classici corsi e ricorsi storici di Giovanbattista Vico. Ma il regalo generoso del Comune di Roma, se accettato dal Sommo Pontefice per la precisa finalità di costruire una casa di accoglienza dove l'attuale normativa in vigore la vieta tassativamente, costringerebbe uno Stato straniero come il Vaticano a chiedere quanto meno la deroga dalle "misure di salvaguardia" del Parco di Veio, che ai sensi del 9 comma dell'art. 3 della legge regionale n. 291997 può essere autorizzata dal Presidente della Giunta Regionale del Lazio, On. Piero Marrazzo, ma con provvedimento motivato e solo in caso di necessità ed urgenza e per ragioni di pubblica sicurezza, che quindi non si ravvisano nella maniera più assoluta per il caso in questione. Anche volendo, l'On. Piero Marrazzo non potrebbe autorizzare la deroga dalle "misure di salvaguardia" se non altro perché nemmeno pochi mesi fa l'ha dovuta negare con le stesse ragioni (cioè mancanza assoluta dei presupposti) per un intervento di pari finalità sociale che si voleva realizzare in un'area contigua, sempre all'interno del Parco di Veio, che risulta ricompresa tra il Fosso dell'Acquatraversa, via Vilfredo Pareto e via Cassia Nuova: il Gruppo Matarazzo Holding vi voleva infatti realizzare un progetto per bambini denominato "Parco Natura", che è suddiviso in aree che ospitano al proprio interno diverse attività educative e ricreative, che oltre all'asilo nido prevedono la serra e gli orti, il family restaurant, il mondo delle arti e dei mestieri, l'area sport, il circuito dell'energia naturale e la fattoria didattica. Malgrado l'indubbia bontà e l'utilità del progetto, alla fine è stato dovuto riconoscere amaramente di avere proposto un'iniziativa ottima, da realizzare però nel posto sbagliato: in modo perfettamente analogo, per consentire al Vaticano di realizzare una casa di accoglienza, di cui vanno solo che tessute le lodi per le chiare finalità sociali che si prefigge, è stato scelto di donare al Sommo Pontefice un'area di 13 ettari, che prima o poi si dovrà riconoscere di essere un posto del tutto sbagliato per questo preciso scopo. L'eventuale futura realizzazione a tutti i costi di un intervento edilizio del genere proprio sulla collina dell'Inviolatella suonerebbe come un violento schiaffo dato in faccia a tutti quei cittadini che negli anni tra il 1970 ed il 1990 si sono strenuamente battuti per far diventare un "parco pubblico" la collina dell'Inviolatella: per far capire meglio il "peso" che ha il "regalo" che si vuole fare al Papa, basti immaginare che - anziché nel parco pubblico dell'Inviolatella il Sindaco di Roma regali al Pontefice, per costruirvi sopra una casa di accoglienza, un'area dentro Villa Borghese o dentro Villa Doria-Pamphili ! Se si arrivasse a questo, non sarebbe di certo molto favorevole il ritorno di immagine per il Vaticano, suo malgrado, a maggior ragione se si considera non solo che anche di recente il Sommo Pontefice è tornato a predicare il rispetto della natura da parte dell'uomo, ma soprattutto che la vicina riserva naturale dell'Insugherata si è salvata per secoli dalla speculazione edilizia proprio perché di proprietà del Pio Istituto Pontificio, che non l'ha mai permessa: se non altro per evitare un confronto che sarebbe a totale discapito della sua immagine, il Sommo Pontefice non dovrebbe essere messo in condizioni di dover andare a costruire proprio dove la natura va tutelata per legge ed i cittadini romani si sono battuti per acquisirla al patrimonio comunale. Alle suddette considerazioni si aggiunge per di più la circostanza che l'Ente Parco di Veio è in procinto di adottare il Piano di Assetto del Parco, che verrebbe quindi fortemente condizionato da "scelte" fatte e per giunta imposte dall'esterno. In conclusione, un "regalo" del genere dovrebbe mettere in forte imbarazzo il Papa e tutto il Vaticano, perché li costringerebbe comunque sia: 1) a rifiutare la donazione se intendono rispettare le regole del nostro Stato di Diritto, dove la difesa del paesaggio è un valore costituzionale sancito dall'art. 9 che viene quindi prima dell'interesse sociale ad aiutare i disagiati, a maggior ragione perché non vi si rinuncia, ma lo si raggiunge ugualmente da un'altra parte, considerato che la natura non si può spostare, a differenza delle opere dell'uomo; 2) oppure a rischiare aspre critiche se si ostinassero a costruire proprio sull'area dei 13 ettari dell'Inviolatella, in forza del principio machiavellico secondo il quale il fine (specie se sociale e umanitario) giustifica qualunque mezzo per raggiungerlo e quindi anche l'esautoramento delle leggi e delle regole. Mi voglio augurare che il Sindaco di Roma, On. Gianni Alemanno, voglia alla fine togliere da questo imbarazzo il Sommo Pontefice.