E' stato un restauro fatto in casa, realizzato nella Pinacoteca di Brera all'interno di un laboratorio trasparente che ha permesso ai restauratori della Soprintendenza di lavorare in condizioni ottimali e ai visitatori di non perdersi il capolavoro. Così è avvenuto il recupero dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, opera giovanile del maestro di Urbino e grande icona della Pinacoteca milanese. La tavola è stata affidata ai restauratori nel gennaio del 2008. Da allora, la squadra tecnica non ha avuto occhi che per lei, dedicandole pazienza e competenza e arrivando ai risultati che dalla prossima settimana tutti potranno ammirare da vicino. Perché si è dovuti intervenire? Il problema principale erano i colori, vistosamente alterati da un progressivo ingiallimento delle vernici soprastanti. E poi, qua e là, c'erano segnali di distacco della pellicola pittorica. Prima di mettere mano al "paziente", i "clinici" hanno sottoposto latavola a indagini diagnostiche d'ogni tipo ed è stato necessario accertare di che materiali sono composti i colori, quali sono state le tecniche d'esecuzione e quali interventi ha dovuto subire il quadro in passato. Completato il lavoro d'indagine, s'è messo mano alla pulitura, realizzata con miscele di solventi applicate a tampone o a pennello con l'uso del microscopio elettronico. Resine, patinature e depositi superficiali sono così progressivamente spariti dal quadro, restituendo all'occhio colori di una bnllantezza e di una intensità che lasceranno stupiti chi verrà ad ammirarli a Brera. Ci che non vedremo - e che invece i restauratori hanno visto riaffiorare benissimo sono le tracce dei danni e dei guai che la tavola ha subito nel tempo. Le abili mani dei tecnici li hanno di nuovo celati alla vista. Sappiamo che Raffaello realizz il quadro nel 1504 per la chiesa di San Francesco a Città di Castello, allora sottoposta allo Stato Pontificio. Questa primizia giovanile rimase sull'altare della chiesa fmo al 1798. Il 24 gennaio di quell'anno piomb su Città di Castello il Corpo di spedizione cisalpino guidato dai giovane generale napoleonico Giuseppe Le- chi. Secondo la versione dei fatti prodotta da Lechi, la cittadinanza esultante avrebbe deciso di donare al generale il quadro dopo averlo levato dalla cornice dell'altare e portato a braccia a casa del generale. Il dipinto fu spedito in Lombardia e venduto dai Lechi a Giacomo Sannazzari. Quest'ultimo lo lasci in eredità all'Ospedale Maggiore e Brera lo acquist dall'istituto ospedaliero nel 1803. Attorno al 1858, il quadro che nel frattempo era stato inserito in una bellissima cornice ottocentesca anch'essa ora restaurata cominci a dare segni di cattiva salute. Intervenne il pittore Giuseppe Molteni che riuscì a correggere la deformazione delle tavole e a fissare gli strati pittorici che minacciavo di staccarsi, passando sul dipinto una bella mano di vernice. Quel restauro si rivel particolarmente efficace, al punto che il quadro fu in grado di sopportare due guerre mondiali senza bisogno di ulteriori interventi conservativi. Il dies horribilis per lo Sposalizio della Vergine arriv alla fine di giugno del 1958. Il quadro era allora esposto da solo in una saletta disegnata da Piero Portaluppi su indicazione di Fernanda Wittgens. Un insospettabile visitatore si avvicin all'opera, estrasse un punteruolo e un martello e si mise a infierire su Raffaello. Pugnal il quadro in due punti, sul gomito della Vergine e al centro della scalinata del tempio, danneggiando a fondo la tavola. Avrebbe certamente provocato danni maggiori se la superficie non fosse stata protetta da una lastra di vetro, che, ovviamente, and in frantumi ma che riuscì ad attutire la violenza dei colpi. Prima che un custode riuscisse a immobilizzano, l'attentatore ebbe il tempo di infilare nei vetri infranti un foglio con il motivo del suo folle gesto: «W la rivoluzione italiana. Via il governo clericale». Il pugnalatore anticlericale dichiar di essere Nunzio Van Guglielmi, pittore situazionista, nato a Messina nel 1924. Bast un breve interrogatorio per capire che il personaggio era completamente fuori di zucca, tanto che venne ricoverato subito in una clinica psichiatrica. Il ricovero, tuttavia, sollevò le proteste dei Situazionisti che redassero immediatamente un manifesto a sostegno del gesto di Van Guglielmi. L'attentato di Brera suscitò un'emozione enorme. Walter Molino immortalò il fattaccio in una copertina della «Domenica del Corriere» (29 giugno 1958). In fretta e furia si chiese al decano dei restauratori milanesi Mauro Pelliccioli di porre rimedio alle ferite di Raffaello. Cosa che Pelliccioli fece con rapidità e perizia, senza per scrivere nulla del suo intervento. Gli attuali restauratori si sono imbattuti nelle integrazioni di Pellicioli e le hanno a loro volta celate facendosi guidare delle fotografie qui pubblicate, le sole testimonianza rimaste di quella brutta vicenda.
Restaurato il Raffaello preso a pugnalate
La Pinacoteca di Brera ha restaurato lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, opera giovanile del maestro di Urbino. Il restauro è stato realizzato in un laboratorio trasparente per permettere ai restauratori di lavorare in condizioni ottimali e ai visitatori di ammirare il quadro da vicino. Il problema principale era l'ingiallimento dei colori e il distacco della pellicola pittorica. I restauratori hanno utilizzato miscele di solventi e microscopio elettronico per pulire il quadro e restituire i colori di una bellezza e intensità. Il quadro è stato restaurato anche per rivelare le tracce dei danni e dei guai che ha subito nel tempo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo