E alla fine la rovina delle rovine è finita sul New York Times: diciamolo pure un bel colpo. «Angoscia tra le rovine» titolava l'11 marzo la famosa testata statunitense: così dopo aver trasformato a fini elettorali la città in una bolgia di violentatori la primavera scorsa, il centro destra lancia nel mondo una Roma dove le rovine crollano, gli archeologi insorgono in armi contro gli abusi del governo e del Comune. Mettici pure il Gran Premio e il parco tematico sull'antica Roma - due ideone dell'attuale amministrazione di centrodestra per rilanciare il turismo - ed è fatta la frittata: non certo romana ma romanesca. Insomma, questo commissariamento appare proprio il carico da undici su l'immagine in caduta libera della Capitale, e pi passa il tempo e pi appare ingiustificato nella sua forma e nei suoi contorni, che tuttavia, è bene ricordarlo, verranno presentati martedì, assieme alla squadra che affiancherà il commissai-io Bertolaso. Già appare a dir poco singolare aver affidato alla Protezione Civile l'intera area archeologica sotto la tutela della Soprintendenza dello Stato. La Protezione Civile infatti dovrebbe intervenire su aree dove esiste un imminente pericolo, ma non risulta che le squadre di Bertolaso abbiano compiuto recenti sopralluoghi tra i Fori. Il pericolo di crolli sarebbe testimoniato dalle relazioni della Soprintendenza regionale del ministero dei Beni e delle attività culturali, diretta da Luciano Marchetti, dove si ribadisce il rischio sul colle Palatino, in un altro paio di ristrette aree dei Fori e la situazione del celeberrimo Lapis niger che quando piove rischia sempre di finire sommerso. Fatti gravi, dove bisogna intervenire con rapidità ma ristretti: come possono giustificare un commissariamento che dalla zona archeologica di Roma arriva a Ostia includendo un'area immensa? «È un fatto senza precedenti - dice Vincenzo Vita senatore del Pd nella commissione cultura -, un caso che non trova spiegazioni. E, infatti quando le abbiamo chieste al ministro Bondi con una interrogazione parlamentare non ci ha risposto, o forse non aveva argomenti per risponderci». In realtà quello di cui soffre l'area archeologica capitouna e una notevole mancanza di cura, che risulta evidente al turista: pochi cartelli, mancanza di materiale illustrativo, itinerari misteriosi. Da anni i lavori di manutenzione sono insufficienti, a causa dei tagli ai fondi e della mancanza di investimenti dello Stato, ma complessivamente non è nella peggiore delle situazioni. AI posto di un articolato progetto di rupero, il governo e il Comune di Roma hanno invece optato per descrivere l'intera area come degradata, allo sfascio, sull'orlo di essere inghiottita dalla terra. Si giustificherebbe così un commissariamento, che invece appare ancor pi singolare: tanto degrado sarà dipeso almeno in parte dalla Soprintendenza dell'area stessa, che invece sarebbe coinvolta nel commissariamento attraverso la figura del soprintendete Bottini, alla testa di una squadra di esperti da affiancare a Bertolaso. In realtà la spiegazione di questo provvedimento la si pu trovare nelle parole di Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune: «Un commissariamento per le aree archeologiche è l'indicazione di una strada per rendere rapidi ed efficaci interventi ormai urgenti sul nostro patrimonio monumentale». Insomma l'ammissione, forse involontaria, dell'incapacità d'intervenire per la strada maestra.