L'AQUILA. L'archeologia abruzzese rischia di rimanere paralizzata per tutto il 2009. A lanciare l'allarme è la direttrice regionale per i Beni culturali dell'Abruzzo, Anna Maria Reggiani. Rispetto all'anno scorso, infatti, il settore ha subìto dal ministero un taglio di circa il 30 per cento dei finanziamenti: fondi che sono stati sottratti in gran parte proprio all'archeologia, che fino a dicembre dovrà sopravvivere con appena 250 mila euro. La manovra finanziaria potrebbe tradursi in un colpo durissimo per la realtà abruzzese. Tutti gli interventi di scavo, recupero e valorizzazione dei siti archeologici, infatti, sono stati sospesi proprio a causa della carenza di fondi e non saranno ripresi neanche nei mesi estivi se la situazione non si modificherà prima. L'unica ancora di salvataggio per l'archeologia regionale è la programmazione straordinaria della Soprintendenza. «Abbiamo la possibilità di chiedere fondi che non rientrano nel budget del programma ordinario, soprattutto grazie alla collaborazione con gli enti locali», spiega la direttrice regionale, Anna Maria Reggiani , «gran parte di ciò che riusciremo ad ottenere attraverso questi percorsi alternativi di finanziamento sarà destinata all'archeologia». I tagli al budget della Soprintendenza sono derivanti da una drastica riduzione di fondi destinati al ministero per i Beni e le attività culturali, operati dalla Finanziaria approvata il 22 dicembre scorso. Solo per il 2009, infatti, le risorse destinate alla «Tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici» sono state decurtate di più del 30 per cento, passando dagli oltre 600 milioni di euro previsti dalla Finanziaria 2008 a poco più di 420 milioni. Una manovra che sembra abbattersi come una mannaia sulla realtà abruzzese. «Ogni anno le Direzioni regionali per i Beni culturali devono inviare l'elenco dei progetti da finanziare al ministero, con la specificazione dei lavori da compiere e dei fondi necessari per la programmazione ordinaria», sostiene la direttrice Reggiani. «Quest'anno le nostre richieste sono state accolte solo in minima parte e in particolare sull'archeologia c'è stato un taglio netto: solo qualche anno fa, infatti, ogni Soprintendenza lavorava con un budget di circa cinque miliardi delle vecchie lire, l'anno scorso eravamo passati a un milione di euro, adesso abbiamo ricevuto appena 250 mila euro». Fondi che non sono sufficienti a portare avanti i numerosi scavi presenti nella regione. «Per questo motivo stiamo cercando di recuperare finanziamenti straordinari facendo leva in particolare su accordi con la Regione e con Arcus (Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo)», conclude la direttrice dei Beni Reggiani, «ci auguriamo ci sia la sensibilità necessaria da parte di tutti gli enti interessati per risolvere una situazione che potrebbe penalizzare notevolmente la realtà abruzzese».