Caro direttore, ieri il Museo Madre ha subito un torto. Vorrei spiegare ai vostri lettori perché sono convinto che la decisione di rigettare l'istanza di dissequestro del nostro Museo, emessa ieri dal gip non faccia giustizia e perché, a mio avviso, sia utile che la pubblica opinione venga pienamente e correttamente informata. Nel provvedimento di sequestro preventivo dei «locali del Museo Madre» emesso dal gip il 26 novembre 2008 si legge: «Tali attività serali danzanti e di ristorazione vengono svolte senza l'osservanza delle norme atte a salvaguardare la sicurezza dei luoghi di lavoro... e in assenza di titoli autorizzativi per locali di pubblico spettacolo...». Il giorno 10 marzo 2009 il Museo Madre presenta richiesta di dissequestro, allegando alla memoria redatta dall'avvocato Riccardo Polidoro la licenza di agibilità provvisoria rilasciata dal Comune di Napoli nella medesima data. L'istanza è rigettata il 12 marzo dal gip, «considerato che permangono inalterate le esigenze cautelari poste a fondamento del provvedimento di sequestro in atti, atteso che sulla documentazione prodotta non risulta essere stata rilasciata alcuna licenza per lo svolgimento di attività danzante né il certificato di prevenzione incendi, ma solamente una licenza di agibilità provvisoria che non si ritiene certamente sufficiente...». Come si può evincere dalla lettura del dispositivo di sequestro riportata all'inizio di questa lettera, le esigenze cautelari riguardavano solo ed esclusivamente la sicurezza e l'assenza di titoli autorizzativi per locale di pubblico spettacolo. Ora il caso vuole che il documento presentato al gip conceda proprio «licenza di agibilità provvisoria al dottor Eduardo Cicelyn, nella sua qualità, per la sala polifunzionale sita al piano terra del Museo Madre in via Settembrini numero 79, per l'uso di intrattenimento danzante e spettacoli musicali dal vivo». E che a concedere tale licenza sia il Comune di Napoli, acquisito il parere favorevole con relative prescrizioni emesso dalla Commissione di vigilanza. Non può non essere noto alla magistratura che l'unico organismo abilitato a valutare le condizioni di sicurezza e di agibilità dei locali da adibire a pubblico spettacolo sia la Commissione di vigilanza. E che il lavoro della commissione è orientato proprio alla imposizione di rigorosi criteri di sicurezza (vie d'esodo, illuminazione d'emergenza, misurazioni acustiche, impianti antincendio, eccetera) che sono peraltro rigidamente normati e che variano a seconda dell'uso del locale per cui si chiede approvazione. La licenza rilasciata dal Comune è il riconoscimento formale da parte delle autorità che vigilano sul rispetto di queste specifiche norme del fatto che la porzione di Museo indicata all'uso di intrattenimento danzante e pubblico spettacolo garantisce tutti gli standard di sicurezza prescritti dalla legge. Per quanto riguarda la questione della «provvisorietà », si può facilmente notare, perché scritto a chiare lettere nel documento emesso dal Comune, che la licenza di agibilità provvisoria è rilasciata «Nelle more di acquisire il certificato di prevenzione incendi e il nulla osta di impatto acustico ». Se una licenza provvisoria non può essere almeno provvisoriamente esercitata, viene da chiedersi perché sia stata rilasciata e quale uso legale il Museo Madre dovrebbe farne. Ma ci si può anche chiedere a questo punto se gli atti del Comune, anche quelli che la legge di polizia delega agli organismi formati presso il Comune (nella fattispecie la Commissione di vigilanza), non abbiano per caso bisogno di ricevere ulteriore legittimazione da parte dell'autorità giudiziaria. A meno che non si tratti di pura distrazione, si potrebbe in astratto ravvisare nelle considerazioni espresse dal gip contro l'istanza del Madre non tanto una svalutazione del nostro lavoro quanto una scarsa fiducia nei confronti del potere comunale e delle sue articolazioni decisionali. Che francamente potrei anche condividere, visto che, al terzo giorno d'attesa, non mi è ancora chiaro perché il Servizio sicurezza dei cittadini non rilasci la licenza d'esercizio di attività. Informo i vostri lettori che si tratta di un adempimento previsto dall'articolo 68 del testo unico delle leggi di polizia. Si ottempera in questo modo: presentazione di documento d'identità e consegna della documentazione atta a dimostrare che la persona e l'ente richiedenti la licenza d'esercizio ne abbiano facoltà. Fatto in pochi minuti, ma in quel-l'ufficio del Comune pare che si sia aperto un dibattito sulla mia identità e sull'esistenza e le funzioni del Museo Madre. Forse un giorno ne verranno a capo. Ma a voi sembra giusto tutto questo? Direttore del Museo Madre