BRESCIA Alessandro Manzoni, nell'Adelchi, vi rinchiuse Ermengarda ripudiata da Carlo Magno. Marco Goldin lo immaginava come la «casa dell'arte bresciana», trasformando la vecchia città del «tondino» nella capitale italiana delle mostre. E adesso l'antico monastero di Santa Giulia ospiterà pure i matrimoni con rito civile. I primi quattro sono stati celebrati sabato nell'auditorium del museo. Pronunciare il fatidico «sì» nell'edificio che aspira a essere inserito dall'Unesco nel patrimonio mondiale costa poco più di 200 euro. Ma non è tutto: sposi e invitati possono visitare il museo dopo la cerimonia, prendendo anche un aperitivo all'ombra dei cortili di Ermengarda. A Palazzo Loggia parlano di «mossa pubblicitaria che avvicinerà i bresciani al museo», ma c'è chi ha già alzato gli scudi e rimpiange la vecchia gestione Goldin. «La cultura non è fatta di matrimoni nè di banchetti commenta amaro Giorgio Agnellini, consigliere comunale del gruppo misto che ha già presentato una interrogazione al sindaco per chiedere spiegazioni . Negli ultimi anni Brescia si era faticosamente scrollata l'immagine della città del tondino grazie alle grandi mostre di Santa Giulia. Adesso, davanti ai matrimoni con visita guidata, ci si chiede che posto occupa la cultura nei piani di questa giunta. Il prossimo passo sarà organizzare i rinfreschi sull'erba del Capitolium?». Ma in Comune gettano acqua sul fuoco. «Santa Giulia è un gioiello che va mostrato in tutto il suo splendore dicono in Loggia . Mostre e matrimoni possono convivere senza fare scandalo...».