L'assessore regionale al Turismo analizza il progetto del vicesindaco Cutrufo: «Si può fare, ma servono rispetto per l'ambiente, infrastrutture e risorse per il centro» Costretto a passare sotto le forche caudine della Regione, il progetto del parco a tema su Roma antica, caro al vicesindaco Cutrufo, trova una sponda inaspettata: l'assessore regionale al Turismo Claudio Mancini, Pd, che però pone tre condizioni Il Parco della discordia è il tema del momento nel disastrato turismo romano. Perché chi vuole fare questa Disneyland della Romanità - il Comune e soprattutto il vicesindaco Cutrufo, che ne è l'inventore e lo sostiene con l'appoggio del sindaco, del Governo e del sottosegretario al Turismo Brambilla - si scontra con una nutrita armata che non ne vuole nemmeno sentir parlare: una certa sinistra, alcuni storici, un'intellighenzia con qualche ombra di snobismo intellettuale. Poi ci sono i possibilisti, o trattativisti, quelli del «sì, ma». Come il democratico Claudio Mancini, assessore regionale al Turismo. Cutrufo ha detto che «senza la Regione il parco non si fa». Mancini sorride e strizza l'occhio furbo. «Sì, si può fare, ma». E i ma non sono né pochi né lievi. Sono quei «ma» paralizzanti ai quali ci ha abituato la politica italiana? «Ma nemmeno per idea. Anzi, direi proprio il contrario. Se si affrontano con serietà i problemi, forse si trovano davvero le condizioni per fare il parco». A proposito: mai stato in un parco a tema, magari a Disneyland? «Ho portato i bambini a Fiabilandia, a Riccione: per Eurodisney sono ancora troppo piccoli ». Piaciuto? «A loro moltissimo». Allora, quali sono i problemi, secondo lei, dell'ipotizzato parco a tema di Roma? «Cominciamo dal minore: l'enfasi. Sembra che il parco sia la soluzione per i problemi del turismo a Roma, per invertire la tendenza alla diminuzione di visitatori e pernottamenti. Un calo, è bene ricordarlo, che coinvolge tutti i paesi e tutte le città, a cominciare proprio da quelli a fortissima vocazione turistica. Credo che il Parco, se realizzato, potrà essere una componente significativa dell'offerta turistica ma non l'attrazione principale, che resta il centro Storico di Roma». Dunque, meno aspettative. «Esatto. E maggiore attenzione alle precondizioni». Addirittura precondizioni? «Per cominciare a discutere seriamente serve fissare alcuni punti fermi. Ne individuo tre: localizzazione, infrastrutture e investimento nel centro storico. Si deve scegliere un'area che non abbia vincoli ambientali. Per due ragioni: perché si tratta di una rilevante opera di urbanizzazione e poi perché togliere i vincoli richiederebbe tempi lunghissimi. Senza problemi di questo tipo a Disneyland Parigi ci sono voluti 7 anni tra la fine della costruzione e il raggiungimento degli obiettivi economici ». Sembrerebbe un problema risolvibile. «Se si affronta con raziocinio può essere risolto». Passiamo alle infrastrutture. «Qui non abbiamo buoni segnali. Il Comune sostiene che il Parco deve essere realizzato nel quadrante Eur-Fiumicino ma dice pure di di non avere a disposizione i 65 milioni di euro che servono per il Ponte dei Congressi, quello che sostituirà, per capirci, il viadotto dello Sheraton. Cinquanta milioni sono stati stanziati da Regione e Roma Capitale, ma non possono bastare. Allora, con quali soldi si faranno le opere necessarie per il Parco?». Potrebbero arrivare ulteriori finanziamenti privati. «È un'ipotesi. Ma da verificare con grande attenzione. Innanzitutto perché quelle opere le devono fare gli enti locali, e poi perché comunque su un investimento privato di 500 e passa milioni di euro bisogna vederci ben chiaro, bisogna avere certezze e nemmeno un dubbio». La terza obiezione riguarda il Centro storico. «Non si deve dare l'impressione che la città investa su un secondo polo turistico, il parco, trascurando il primo, l'immenso patrimonio storico- archeologico, che è la ragione principale per la quale si viene a Roma. E dunque bisogna riversare risorse anche nel centro storico. Per il momento sembra esserci un commissario per i Fori e le aree archeologiche ma non un euro di stanziamenti». Quasi una bocciatura. «No, se al rispetto di queste precondizioni aggiungiamo anche un progetto scientifico adeguato. Non si può banalizzare la storia di Roma. L'Impero non è stato solo gladiatori e belve feroci. Roma è stata diritto, architettura, arti. C'è bisogno di un comitato scientifico di alto profilo che studi tematiche e realizzazioni». Credo che Cutrufo abbia un mente qualcosa di più semplice. «Possiamo pure pensare di giocare a fare i romani, volendo riferirci a un pubblico giovane, a bambini, ma anche l'aspetto didattico e divulgativo deve essere all'altezza di quello che si vuole rappresentare ». Ricapitolando. Nessuna opposizione di principio ma una serie precisa di complesse richieste. «Il Parco può essere una buona opportunità, può creare e mantenere posti di lavoro, ma non si può pensare che il futuro turistico della città dipenda da questa struttura. Non credo all'aumento delle notti di permanenza né che il parco convinca i turisti a stare una notte in più. Roma non riesce a raggiungere le 3 notti di soggiorno perché chi viene in Italia va anche a Firenze, Venezia, poi ci sono Pompei e anche Palermo, Napoli, Pisa, Lucca, altrimenti sembra di non essere stati in Italia. Chi va a Parigi o a Londra non va nel resto del paese». E allora? «Si faccia il parco, con investimenti privati nei confronti dei quali non abbiamo alcun pregiudizio, rispettando l'ambiente e il centro storico. Convinti che sia un'opportunità, non la soluzione. Senza enfasi, dunque. Anche perché se si esagera con le aspettative, inevitabilmente si crea una reazione di fastidio di segno esattamente opposto». Come per la Formula 1? «Anche lì. Invece di fare proclami, bisogna valutare se i disagi, i costi sociali, valgono tre giorni di pienone negli alberghi». Si parla dell'immagine di Roma. «Meglio star zitti, allora. Roma non ha un problema di immagine. È una città unica». Dove i turisti calano. «Meno, molto meno che altrove. Tanto per capire. I giapponesi che a Roma sono diminuiti del 7 per cento, a Parigi sono in flessione del 14. A Madrid gli americani sono spariti, da noi sono semplicemente diminuiti. E poi registriamo anche dati in positivo. I turisti coreani stanno crescendo molto ed è un nuovo mercato che si apre dove stiamo per portare le nostre proposte, tutti insieme, enti pubblici e imprenditori privati, con una grande delegazione composta da Comune, Regione, Provincia, albergatori, a promuovere la nostra romanità». Quella che c'è e quella che verrà? «Per il momento quella che c'è». Ci sarà anche Marrazzo? «No, il Presidente ha dato le deleghe». E come la pensa sulla questione parco? «È un uomo di buon senso. Siamo quasi sempre d'accoodo ». Serietà «Se si affrontano con serietà i problemi, forse si trovano davvero le condizioni per il parco» Divulgazione «Anche l'aspetto didattico e divulgativo deve essere all'altezza di quello che si vuole rappresentare» Storia Gli «antichi romani» del Colosseo.
Corriere della Sera
15 Marzo 2009
ROMA - Mancini apre al parco a tema: Tre condizioni e meno enfasi
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