Uno spicchio di Costantinopoli nel cuore di Roma, che smentisce il cliché dei "secoli bui" con il suo sfarzo decorativo e i preziosi affreschi, guizzanti di un colore intriso di luce. E soprattutto un vero e proprio museo dell'arte medievale, testimone unico del periodo in cui più forte fu l'influenza di Bisanzio su Roma, racchiuso nella famosa parete "palinsesto", alla destra dell'abside: strati di pittura sovrapposti nei secoli l'uno all'altro, da sfogliare come un antico manoscritto in cui, grattando la superficie della pagina, emerga la scrittura sottostante. Sopravvissuta alla furia iconoclasta, al terremoto e a un lungo oblio, dopo essere stata chiusa per un quarto di secolo, la chiesa di Santa Maria Antiqua, gioiello medievale incastonato in uno degli angoli più nascosti del Foro Romano, riapre finalmente al pubblico. Dal 10 aprile al 30 maggio, festività comprese, tra i ponteggi ancora allestiti per il restauro si potranno ammirare gli affreschi che all'inizio del '900 hanno fatto riscrivere la storia dell'arte. Si apre così una finestra sui lavori in corso, iniziati nel 2001 con il progetto della Soprintendenza Archeologica e finanziati dal World Monuments Fund, dalla Samuel Kress Foundation, dalla Fondazione Sigval Bergesen di Oslo e poi dal Ministero dei Beni Culturali, con il contributo dell'Università della Tuscia, di Iccrom, Enea e Istituto di Norvegia. Una grande opera di indagine, recupero e conservazione che dovrebbe terminare nel 2007, per un costo complessivo di 1.500mila euro. Costruita ne! VI secolo dai monaci basiliani, Santa Maria Antiqua è il luogo più antico della cristianità all'interno dei Fori, emblema del nuovo credo che conquista il centro della città, dopo la costruzione delle più antiche basiliche, sempre relegate alla periferia per non offendere la cultura pagana. Luogo sacro che apre la strada alla "colonizzazione" del pagano, si insedia su quello che era il vestibolo dei Palazzi imperiali del Palatino, un tempo occupato dal corpo di guardia. Nell'847 il disastro: una frana la seppellisce quasi del tutto, salvandola però dalla distruzione delle immagini sacre avviata nell'VIII secolo dal movimento iconoclasta. I resti della chiesa palatina cominciano ad emergere nel Settecento, ma solo nel '900 inizia una vera campagna di scavo e per i! completo recupero viene del tutto demolita la sovrastante chiesa barocca di Santa Maria Liberatrice. Una lunga storia che oggi ci riconsegna 250 metri quadri di affreschi, strappati all'opera distruttri-ce de! tempo e dell'umidità. «Adesso stiamo terminando il consolidamento degli strati distaccati dal supporto, un problema -spiega Giuseppe Morganti, direttore dei lavori di restauro - che riguardava il 60 della superficie pittorica». Un intervento corri--plesso soprattutto sul "palinsesto" con Maria Regina in trono, a cui nel VII secolo si sovrappose l'Annunciazione con il famoso Angelo Bello, e poi le immagini dei Santi Basilio e Giovanni, coperti nel VII secolo dalla figura di San Gregorio Nazianzeno. Brani di pittura greca che nell'VIII secolo cedono il passo a influenze palestinesi. E proprio di iconografia palestinese è la straordinaria Crocefissione, con il Cristo vestito del colobium, una lunga tunica scura, mentre al fianco Longino lo ferisce con una lunga lancia. (Per prenotare la visita tel. 0639967700).