In merito all'articolo "Prato, cenerentola delle città toscane", ritengo che l'attuale sistema museale pratese non abbia fino a questo momento prodotto gli esiti sperati. Da un lato riscontriamo, al di là della discussione sui dati provenienti dalla Regione, un numero di visitatori e turisti nettamente inferiore rispetto alle potenzialità. La gestione delle strutture culturali e museali presenti nella provincia appare, in realtà, troppo individualistica e frammentaria. Notiamo una gestione pubblica che non ha saputo esprimere un sistema integrato per cultura, professionalità, risorse industriali, umane e capacità gestionale. L'attuale crisi del tessile richiede la responsabilizzazione da parte di tutti e uno sforzo unitario per il rilancio culturale e turistico della città. La riduzione di visitatori e più generalmente dei flussi turistici nella provincia è legata solo in parte alla recessione mondiale. Manca, in realtà, un coordinamento unitario da parte delle istituzioni cittadine. Il Museo Pecci, in questo momento, vive più di ombre che di luce: l'impoverimento qualitativo dell'offerta culturale complessiva è dovuta, da un lato a una politica che lesina fondi al Museo Pecci, che lo mette ai margini rispetto al resto del mondo e dall'altro a una irragionevole chiusura verso la realtà imprenditoriale della città. Come se ciò non bastasse a curatori di fama mondiale, a differenza di quanto avviene nei musei americani, europei e negli ultimi anni alla Biennale di Venezia, non è consentito di partecipare all'organizzazione delle mostre istituzionali o private. Occorre quindi aprire un dibattito sulla possibilità di introdurre nuovi modelli gestionali pubblico-privati per consentire al Museo Pecci di acquisire nuove opere e selezionare periodicamente curatori che non siano incatenati alle logiche burocratiche, ma siano principalmente dei talent-scouts. E' necessario andare oltre le logiche di appartenenza politica e i titoli accademici e dare nuove opportunità ad o giovani operatori dell'arte contemporanea. La gestione pubblica del Museo Pecci, in venti anni di attività, non è, infatti, mai riuscita a dialogare con il contesto culturale sociale ed economico di Prato. I cittadini pratesi lo percepiscono come un "corpo estraneo" e gli artisti stranieri sono restii ad esporre in un contesto che appare così poco aperto alle novità. Ma l'intero sistema museale pratese non gode di miglior salute. L'assenza di un vero piano di marketing culturale e territoriale che privilegi la creazione di un marchio d'area, ha creato disfunzioni che sono sotto gli occhi di tutti. Manca una rete unica, ovvero un sistema di gestione e fruizione dei beni architettonici, culturali e naturali del territorio che consenta ai visitatori, attraverso un unico biglietto, di accedere al ventaglio delle offerte museali del territorio. Il Pecci dovrebbe diventare volano della contemporaneità di Prato, porta d'ingresso alle strutture museali al chiuso e all'aperto, attraverso l'istituzione di punti informativi di siti monumentali, archeologici e ambientali, ovviamente non prescindendo dall'offerta ricettiva alberghiera e agrituristica. Il 2009 è stato, inoltre, un'occasione mancata per celebrare adeguatamente il centenario del manifesto del movimento futurista, padre di tutte le avanguardie. Quest'occasione è stata invece colta al volo dai maggiori musei di arte contemporanea europei e italiani attraverso progetti articolati sul futurismo. Per fare tutto questo, però, è auspicabile una classe politica che sappia cogliere veramente i segni dei tempi e che in vista del bene comune abbia il coraggio di aprirsi al cambiamento e mostri una maggiore apertura al dialogo con tutte le categorie sociali, soggetti pubblici, privati e dell'associazionismo. Savino Marseglia (curatore indipendente)
PRATO - Bisogna ripensare il sistema museale pratese
Il sistema museale di Prato non ha prodotto gli esiti sperati, con un numero di visitatori e turisti inferiore rispetto alle potenzialità. La gestione delle strutture culturali e museali è troppo individualistica e frammentaria. La crisi del tessile richiede una responsabilizzazione da parte di tutti e uno sforzo unitario per il rilancio culturale e turistico della città. Il Museo Pecci è in crisi, con un impoverimento qualitativo dell'offerta culturale e una chiusura verso la realtà imprenditoriale della città. È necessario aprire un dibattito sulla possibilità di introdurre nuovi modelli gestionali pubblico-privati per consentire al Museo Pecci di acquisire nuove opere e selezionare curatori.
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