Il direttore della Normale critica lassenza di vere scelte politiche per vitalizzare il patrimonio artistico delle città Non piace luso che viene fatto oggi delle città darte a Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa e fino a pochi giorni fa presidente del Consiglio superiore del ministero dei Beni culturali. «Nessun partito che io conosca sta lavorando seriamente per trasformare il patrimonio immenso di cui disponiamo in uno strumento di sviluppo e di rivitalizzazione dei centri storici», dice parlando sul palco dellOdeon insieme a Valdo Spini, candidato sindaco di una lista civica, che lo ha invitato in veste di presidente della Fondazione Circolo Rosselli. «Vedo che si organizzano mostre inutili, concerti nelle piazze, grandi pubblicità su monumenti e palazzi ma non ci si chiede come impedire che i nostri musei muoiano nel giro di pochi anni», osserva Settis. «Per invertire questa tendenza che porta le gallerie a diventare prima dei ghetti e poi dei cimiteri dellarte bisogna reinventarli come vetrine di sperimentazione storica della memoria collettiva. Il museo deve essere un nodo urbano di dialogo con la società, la città, la realtà». Spini lancia al governo la proposta di un patto per Firenze che le consenta di godere di un "regime speciale" nella gestione dellarte che ne faccia un laboratorio di sperimentazione nazionale. «Ritengo necessario che la città chieda un patto per far vivere pienamente istituzioni culturali prestigiose come quelle che ospitiamo, come la Biblioteca Nazionale a cui non è tollerabile che si spengano i termosifoni per risparmiare soldi». Settis si dice daccordo e attacca la competizione che sulla tutela dei Beni culturali nasce tra istituzioni: «Linfelicissima riforma del titolo V della Costituzione fatta dal centrosinistra non fa che alimentare conflitti di competenza tra Stato e Regioni», dice, «che occupano metà del tempo di lavoro della Consulta. Firenze ha bisogno di ricevere un trattamento speciale, come tutte quelle città darte che vedono i turisti concentrarsi sempre negli stessi spazi che rappresentano le tappe obbligate di un percorso fisso che andrebbe allargato e arricchito». Spini parla anche della tramvia al Duomo, a cui da sempre si dichiara contrario: «Il nostro compito è riconciliare una città in cui le contraddizioni esistenti mettono troppo spesso turisti contro residenti, pedoni contro motorini, macchine contro biciclette e in cui lo stretto percorso tra il Duomo e Palazzo Medici rischia di essere praticamente tutto occupato da una metropolitana di superficie».