Basta con gli enti che bloccano i lavori come Favilla fa con l'ospedale Gli investimenti nella cultura non sono un lusso. Ed è uno scandalo che le opere pubbliche (e pure quelle private) restino al palo. Parola del consigliere regionale del Pd, Marco Remaschi che attacca le amministrazioni che ostacolano la realizzazione delle infrastrutture, specie in un momento di crisi dell'industria. «Ogni giorno di ritardo nell'avvio delle opere pubbliche e private è un colpo micidiale inferto al sistema produttivo locale e, quindi, alle famiglie, in un periodo di gravissima crisi economica. Perciò gli enti locali smettano di ostacolare, per meri interessi di parte, l'avvio delle opere pubbliche». La convinzione di Remaschi è vicina a quella dal presidente dell'Associazione industriali, Andrea Guidi, secondo il quale, appunto, «le amministrazioni pubbliche devono accelerare o sbloccare gli iter autorizzativi di quelle opere che ancora fanno registrare ritardi ingiustificati e inaccettabili». Per questo Remasci di augura che «il sindaco Mauro Favilla superi la posizione di retroguardia rispetto alla realizzazione del nuovo ospedale, garantendo quella continuità istituzionale che sta alla base della vita democratica di un paese e di una città. In sostanza, non si può, ad ogni cambio di governo, ricominciare tutto daccapo». Tra l'altro - aggiunge Ramaschi - molti di coloro che appoggiano la posizione di Favilla «dovrebbero ricordare di aver approvato, nel 2003, le scelte dell'ex sindaco Fazzi relative alla localizzazione di San Filippo. Oggi con quale faccia si presentano oggi a sostenere il contrario?». Fra l'altro - sostiene Remaschi - «la comunità, in tutte le sue componenti - associazioni, imprenditori, professionisti, famiglie - deve sapere che se per Lucca l'uscita dalla crisi economica subirà ulteriori ritardi il merito, o meglio, la colpa, sarà anche di questi campioni di incoerenza che sostengono l'amministrazione Favilla». Il ragionamento, secondo Remaschi, non è limitato all'ospedale nuovo, ma vale per tutti i lavori pubblici e anche per il recupero del patrimonio artistico e dei beni culturali. «Lo stesso principio - conferma il consigliere regionale - vale per le infrastrutture viarie, dove scontiamo un ritardo di almeno vent'anni, e vale anche per le opere da realizzare nell'ambito della cultura e dello spettacolo, per le Mura, per il nuovo stadio e, possibilmente, per il nuovo auditorium della musica. Non si deve, infatti, pensare che gli investimenti nella cultura siano un lusso, anzi: pensiamo alle ricadute positive su alberghi, ristoranti, negozi. La cultura, sono proprio gli economisti a dirlo, è un buon affare, purché si sappia come gestirla. La cultura è importante come gli ospedali e le strade».