Saranno svelati i misteri che nasconde l'Insigne Collegiata di Empoli sotto le sue poderose mura? Sarà scoperto finalmente il perimetro dell'enigmatica area sacra che con le sue oscure vicende storiche, che si sviluppano dall'Età romana al Medioevo, avvolge le origini stesse della città? L'impenetrabile arcano in parte è stato sciolto durante la presentazione dei risultati delle indagini scientifiche che un'attrezzatissima equipe dell'Università del Molise ha condotto, lontano dai riflettori, proprio all'interno della Pieve di Sant'Andrea nel settembre scorso. LA RICERCA. Venerdì sera, nel Cenacolo degli Agostiniani, nell'ambito del convegno "Una Empoli da scoprire", il professor Paolo Mauriello dell'Università del Molise, la dottoressa Lorella Alderighi della Soprintendenza archeologica per la Toscana e il presidente dell'Associazione Archeologica del Medio Valdarno dottor Leonardo Terreni, archeologo, autentico deus ex machina dell'intera operazione, hanno presentato al pubblico dei risultati davvero sorprendenti. I RISULTATI. I risultati più interessanti sono quelli ricavati dalle immagini relative alla collegiata. È stata individuata quasi certamente la struttura di un'abside appartenuta a un edificio preesistente all'attuale pieve - precedente quindi al 1093 - e hanno fatto la loro comparsa anche due segnali semicircolari equidistanti dal semicerchio absidale, probabilmente altre due absidi, sempre appartenute all'edificio più antico. La traccia più significativa però consiste in una struttura sommersa, situata a una profondità di diversi centimetri sotto il piano attuale, che attraversa longitudinalmente tutta la Collegiata. Potrebbe trattarsi di un lato della basilica antica, ma potrebbe anche essere uno dei resti di un grandioso tempio di epoca romana che le fonti storiche e le cronache, almeno fino al secolo XVIII, hanno di tanto in tanto rammentato. Insomma, sotto la Collegiata potrebbe esserci - ed ora non è più soltanto un'ipotesi - il tanto vagheggiato edificio sacro empolese di epoca romana risalente a quasi duemila anni fa. Per le indagini non invasive sono stati utilizzati strumenti all'avanguardia a livello internazionale. INDAGINE NON INVASIVA. «Avevamo programmato, d'intesa con la soprintendenza archeologica per la Toscana - ha affermato entusiasta Terreni - questa indagine non invasiva nei luoghi più significativi per la storia cittadina. Finalmente nel settembre scorso abbiamo avuto la possibilità di indagare a fondo tutta la superficie della Collegiata, un edificio molto interessante che ovviamente non possiamo scavare e indagare con i metodi tradizionali. Con lo strumento messo a disposizione dall'equipe del professor Mauriello, ordinario di geofisica applicata ai beni culturali presso l'Università molisana, siamo arrivati a tracciare una carta dettagliata del luogo fino a quasi tre metri di profondità. Il tutto, senza scavare, e i risultati sono incoraggianti». STRUMENTO HI-TECH. Lo strumento in questione, manovrato per l'occasione dagli esperti dottori di ricerca Vincenzo Compare e Marilena Cozzolino, funziona sfruttando tecniche di indagine elettromagnetica. Il macchinario utilizzato in Collegiata è soltanto l'esemplare numero 29 al mondo, il primo in Italia, ed è in grado di fornire risultati molto più precisi e dettagliati rispetto al cosiddetto georadar, utilizzato negli anni scorsi. «Lo strumento - ha affermato il dottor Compare - percepisce la composizione dei diversi materiali che si trovano sotto la superficie del pavimento della Collegiata. Dallo studio dei risultati possiamo capire se ci troviamo in presenza di strutture sommerse o di cavità. In Collegiata le strutture sommerse sono molte e la lettura è chiara». Per l'occasione la Collegiata su suddivisa in tanti settori delimitati con strisce numerate. La complessa operazione richiese lo spostamento di tutti gli arredi metallici, che in qualche modo avrebbero potuto interferire sulla lettura dello strumento. Fu tolta anche la corrente dai cavi elettrici, altro possibile elemento di disturbo. L'indagine poi proseguì sul sagrato della chiesa e in piazza Farinata degli Uberti. IL MAGAZZINO DEL SALE. Altra indagine importante, quella effettuata sul magazzino del sale di via Ridolfi, la struttura destinata ad ospitare il museo del vetro. «In quel caso - ha proseguito Terreni - abbiamo utilizzato uno strumento che si basa su una metodica che sfrutta il sistema d'indagine geoelettrico. Abbiamo piantato tanti elettrodi nel pavimento della struttura e abbiamo effettuato indagini dettagliate ben oltre i cinque metri di profondità. La speranza è quella di poter sciogliere in breve tempo uno degli interrogativi più affascinanti per la storia di Empoli, quello che riguarda le origini della città. Intanto abbiamo individuato delle cavità, e le risultanze degli scavi in corso hanno dato piena conferma di ciò che lo strumento aveva rilevato. Da notare - ha concluso Terreni - che nel 2007 procedemmo con indagini come queste sulla rocca di Monterappoli. Ebbene, quando nel 2008 abbiamo effettuato lo scavo della zona indagata precedentemente, abbiamo trovato conferma piena di ciò che lo strumento aveva rilevato. Lo strumento quindi è molto attendibile e preciso». Molto soddisfatto anche Don Guido Engels, proposto di Empoli, che si è reso disponibile per altre indagini non invasive all'interno della Collegiata.
TOSCANA - EMPOLI. Svelati da un radar i misteri racchiusi nella Collegiata e nel Magazzino del sale
Un'indagine scientifica condotta dall'Università del Molise ha scoperto segnali misteriosi all'interno dell'Insigne Collegiata di Empoli. L'indagine, effettuata con uno strumento di indagine elettromagnetica, ha rilevato strutture sommerse e cavità sotterranee all'interno della Collegiata. I risultati sono stati presentati al pubblico nel Cenacolo degli Agostiniani e hanno sollevato l'ipotesi che l'edificio possa essere stato costruito su un tempio romano antico. L'indagine ha anche rilevato segnali misteriosi in altri luoghi di Empoli, come il magazzino del sale e la rocca di Monterappoli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo