Silvio porta a Palazzo le terme dell'imperatore Il blocco marmoreo più importante è quello di Venere e Marte di età antonina. Con altri due busti sarà portato a Palazzo Chigi nello studio del premier Berlusconi chiede a Bondi tre opere delle terme di Diocleziano: tanto sono chiuse... Ma sì, ammettiamolo: un uomo così ha dello straordinario. Chiamiamolo Silvio I, re di Arcore e Imperatore di Roma. Siamo sicuri che lui, il Cavaliere con la corona d'alloro, non si offenderà. Anzi, visto che la tentazione imperiale a volte esiste, sarà contento. E il Partito Democratico, con annessa fissazione per la democrazia in pericolo, farà salti di gioia. Già ce l'immaginiamo re Dario Franceschiello che tuona: avete visto? Avevamo ragione noi? Il presidente è un dittatore. E gi comunicati stampa e conferenze. E allora, dato a Silvio ci che è di Silvio e a Franceschiello ciò che gli compete, ecco a voi la notizia. E se non è una notizia abbastanza straordinaria, insolita e strana vuol dire (...) (...) che il sottoscritto non si chiama come si chiama: Silvio I ha chiesto (ottenendo anche il via libera della Sovrintendenza all'archeologia di Roma) che tre statue romane del Museo delle Terme di Diocleziano fossero portate a Palazzo Chigi. Un souvenir da Roma imperiale. Se volete, un piano-casa personalizzato: c'è chi, grazie agli interventi govenativi, costruirà la verandina sul terrazzo e l'attichetto in miniatura. E chi si farà il museo a Palazzo Chigi. Piano-reggia. Ma come gli viene in mente. Pensate un po': c'è la crisi economica, ci sono le grandi infrastrutture da costruire, la giustizia che non funziona, il Pdl in cantiere, il Pd che attacca, la Borsa che vacilla. C'è da costruire pure il Ponte sullo Stretto, che già di suo è abbastanza imperiale, un Colosseo disteso sul mare per unire Calabria e Sicilia, una Scilla e Cariddi in versione arcoriana. E Silvio I pensa alle statue del Museo delle Terme di Diocleziano. La vera notizia. Non si offenda, presidente-imperatore, secondo noi la vera notizia è proprio questa: non i busti marmorei da imballare e piazzare a Palazzo Chigi, non il souvenir da offrire alla stupefatta vista di Barack Obama o Sarkozy. È la sua testa. Ma dove lo trova il tempo di pensare a tutte queste cose? Tra un Consiglio dei ministri, un vertice internazionale, un capo di Stato da ricevere, un Fini da rabbonire e un Bossi da tranquillizzare, Silvio I se ne spunta e dice: e i miei busti? Caro ministro Bondi, me li dai o no questi busti? Straordinario sul serio. D'altra parte, se la testa non fosse così, Silvio I non sarebbe Silvio I. E a Palazzo Chigi starebbe ancora Romano Prodi. Meglio Silvio e le antiche statue romane. A rendere la storia di pubblico dominio - poi confermata dal soprintendente all'archeologia di Roma, Angelo Bottini, che ha dato il suo ok - è stata Manuela Ghizzoni, capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura alla Camera. «Il presidente del Consiglio - ha detto la Ghizzoni - ha chiesto al ministero dei Beni Culturali di autorizzare il trasferimento» delle statue. Segue sommaria descrizione delle opere: «Si tratta di statue di alto valore artistico attualmente non esposte al pubblico per una cronica carenza di fondi che, anche a seguito del taglio contenuto nell'ultima manovra finanziaria, non consente la riapertura degli spazi espositivi che ospitarono il primo Museo Nazionale di Roma dopo l'Unità d'Italia». Stupore e sconcerto del Pd con commento facilmente immaginabile: «Vezzi napoleonici. Per questo abbiamo presentato un'interrogazione al ministro Bondi per fare luce sulla vicenda e chiedere l'apertura al pubblico degli spazi espositivi delle terme di Diocleziano di Roma». Beh, se quegli spazi fossero davvero aperti al pubblico e quelle statue diventassero visibili, sarebbe davvero un bene. I musei sono nati per esporre, non per occultare. Intanto, però, quegli spazi non sono aperti e quelle statue sono nascoste alla vista. E come se non esistessero. Tesori nascosti, che equivale a tesori inesistenti. E Silvio I chiede le statue per Palazzo Chigi, che è casa sua, ma solo temporaneamente (tecnicamente, il trasloco delle opere d'arte è un prestito che durerà soltanto fino alla fine della legislatura). E allora si tratta proprio di un'idea sbagliata, un vezzo imperiale, un guizzo napoleonico? Il Colosseo no. Tempo fa la Nike organizzò una mostra. C'erano immagini, sculture, pitture su vasi che raccontavano la storia dell'atletica. C'erano anche le copie romane delle più famose statue dell'antica Grecia, quelle che per secoli hanno definito il canone della scultura: il Discobolo di Mirone, tanto per citarne una, e anche il Diadumeno di Policleto, per citarne un'altra. Se le opere famose finiscono nella mostra organizzata dalla nota industria di scarpe da ginnastica e affini, abbandonando i musei nazionali e stranieri, possono benissimo finire (in prestito) anche a Palazzo Chigi (una, il gruppo marmoreo con Venere e Marte, di età antonina, sarà collocata alla sommità dello scalone la presidenza del Consiglio, le altre due andranno nello studio del premier). E dunque, via così, Imperatore Silvio I: si prenda pure le statue delle Terme di Diocleziano. Le esponga alla vista di Obama e Sarkozy e di tutti gli altri suoi illustri ospiti. Le faccia vedere, se possibile, anche ai romani e ai turisti italiani e stranieri. La comprendiamo. Del resto, che lei abbia la mania delle statue lo sanno tutti. Ne ha regalata una a Bush e ne ha già messe altre a Palazzo Chigi. Nella sua villa in Sardegna aveva persino i nanetti di gesso in giardino. E innamorato a tal punto delle statue, dicono i maligni, che qualche busto è piazzato persino nella difesa della sua squadra di calcio, il Milan: atleti di marmo, piuttosto impreparati a resistere ai dribbling avversari. Si accomodi, signor presidente. Per quanto ci riguarda, nulla osta al piano-reggia o piano-museo che sia. Una sola raccomandazione: per favore, se le tentazioni dovessero permanere e addirittura ingigantirsi, lasci stare il Colosseo. Noi romani (anche noi romani di importazione) siamo affezionati a quel monumento. È pieno di buchi e un po' malridotto. E anche un po' sporco per via dei fumi di scarico delle automobili e degli autobus. Mostra tutti i suoi anni. Non per questo, però, starebbe meglio ad Arcore.