Arriva il commissario, Marrazzo dice sì, nel Pd scoppia la polemica Il destino della aree archeologica di Roma e provincia si è giocato ieri al consiglio dei ministri: è stato deciso il commissariamento e il dispositivo sarà reso pubblico nella settimana prossima. Ad accelerare i tempi anche l'assenso della Regione Lazio dato da Marrazzo, che ha destato non poche reazioni nel Pd. Bertolaso sarà commissario, assistito da una commissione di esperti guidata da Bottini. Annunciato da tempo, il provvedimento trova la netta opposizione di gran parte degli archeologi. Il dispositivo arriverà la prossima settimana. Interessata la soprintendenza dello Stato di Roma e Provincia, non ancora quella del Comune. Morassut: in questo modo si stravolge l'ordinamento. Il dispositivo non è ancora stato reso noto, ma trapelano dei contorni già ben definiti: il commissariamento delle aree archeologiche di Roma e provincia per ora riguarda la soprintendenza dello Stato. Dunque sembra sfumare l'idea di commissariare anche la zona archeologica comunale - Roma è infatti l'unica città italiana ad avere una doppia sovrintendenza statale e comunale - ma non è detto che in seguito il provvedimento non possa essere ampliato. Il commissario sarà Guido Bertolaso e affidare vasti siti archeologici al direttore della protezione civile è una decisione politica singolare, oltre che insolita. Ancora incerto il no- me del vicecommissario attuatore: inizialmente si era pensato all'assessore all'urbanistica del comune Marco Corsini. Ma l'ipotesi sembra sfumata, non certo perché come assessore si sarebbe trovato nella assai comoda situazione di controllato e controllore, ma perché la zona archeologica del comune sembra per adesso fuori dalla partita. Anche l'annunciata presenza di Angelo Bottini, in quanto soprintendente di quelle aree, alla testa della commissione di esperti - una specie di cabina di regia - sembra in qualche modo singolare, ma non è l'ultimo dei fatti a sembrare tale, in questo ulteriore capitolo dello svuotamento della tutela ai beni culturali. Il golpe annunciato. Già da tempo il ministro della cultura Sandro Bondi aveva minacciato il provvedimento, giustificando la presenza di Bertolaso con il pericolo di crolli. Ma in realtà questo imminente rischio non era stato certificato, e perfino il soprintendete Bottini - favorevole al commissariamento - aveva parlato solo di degrado delle aree. Gli archeologi della soprintendenza si erano schierati contro, mettendo in campo varie iniziative e sit in, accompagnati in questo da associazioni culturali e anche da esponenti politici del centrosinistra. Paradossalmente ieri, mentre esponenti del Pd davano vita a una manifestazione contro questo provvedimento oramai nell'aria, il presidente della Regione Piero Marrazzo dava parere positivo al commissariamento. Il governatore del Lazio ha giustificato la sua scelta alla luce di una allarmante, ma forse allarmistica lettera di Bertolaso che parlava di «imminenti crolli», ma nei corridoi della Pisana si interpreta il gesto come parte di un «complesso» rapporto con il governo centrale, in cui un peso schiacciante riveste la partita della sanità. Di tutt'altro tenore le reazioni del centro sinistra: «E' pronto il nuovo sacco di Roma - ha commentato il responsabile per la cultura del Pd Giovanna Melandri - e mi auguro che la regione Lazio abbia valutato a fondo tutti gli elementi prima di dare il suo assenso». Secondo il segretario regionale Roberto Morassut «così si stravolge l'ordinamento statale, un segnale al mondo economico: con meno passaggi è tutto pi veloce». Plaude invece il centrodestra, incline a super prefetti con super poteri, sintomo dell'incapacità di governare con i normali mezzi.