Le opere arrederanno lo scalone della residenza Pd: museo penalizzato Bondi: nel Pci più stile Tre statue romane della discordia. Il gruppo marmoreo di Marte e Venere, di età antonina, alto oltre due metri, un Ercole e una figura muliebre. A chiederle è Palazzo Chigi, per abbellire scalone e altri vani nobili. Mentre la soprintendenza archeologica di Roma dice sì allo spostamento delle statue attualmente ospitate nell'ala chiusa del Museo delle Terme di Diocleziano a Roma, dal Pd parte un siluro: per Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd in commissione cultura della Camera, «precludere al pubblico la fruizione di queste opere d'arte e usarle per il decoro degli spazi privati del presidente del Consiglio appare una scelta sbagliata». Pronta la replica del ministro dei beni culturali Sandro Bondi: «Non accetto lezioni sulla tutela del paesaggio da parte di coloro che hanno difeso lo sventramento del Pincio e che hanno progettato la tramvia di Firenze. Rimpiango lo stile, la correttezza e lo spessore culturale degli esponenti del vecchio Pci». È soprattutto Marte e Venere, con le fattezze imperiali di Marc'Aurelio e della moglie Faustina minore, ad incendiare gli animi. Il gruppo è stato trovato a Ostia, in un'aula dei mercati di Adriano, a pezzi in terra. Gruppi simili sono agli Uffizi, ai Capitolini e al Louvre. Il premier avrebbe visto il gruppo marmoreo il 4 dicembre, quando nella grande aula XI delle Terme fu presentato il G8. Spiega il sovrintendente Angelo Bottini: «Ricevuta una lettera da Palazzo Chigi, in cui ci veniva chiesto di verificare la possibilità di statue in prestito, ci siamo messi al lavoro. Per ora abbiamo individuato con certezza il gruppo marmoreo. Comunque la scelta cade su opere non visibili perché in posti non aperti al pubblico, la durata del prestito è dentro la legislatura, infine prestare a istituzioni è prassi comune già attuata molte altre volte».