Venduto a 700mila euro. La perizia commissionata dall'amministrazione comunale si era fermata a 450mila PRATO. Il Comune di Prato è rimasto a bocca asciutta. L'archivio fiorentino di Curzio Malaparte non arriverà a Prato. C'era già l'idea di destinargli uno spazio prestigioso all'interno della nuova biblioteca Campolmi ma è di ieri la notizia che gli eredi dello scrittore di "Maledetti toscani" hanno venduto l'intero patrimonio documentale, rimasto in questi anni nella villa della famiglia Rositani ad Arcetri, alla Biblioteca di via Senato a Milano, di cui è presidente Marcello Dell'Utri, l'amico fidato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L'accordo fra le parti è stato siglato sulla cifra di 700mila euro. «Abbiamo fatto il possibile - commenta l'assessore alla Cultura Andrea Mazzoni - ma disponevamo di una perizia che ci imponeva di non oltrepassare una certa cifra». A dare notizia della vendita dell'archivio di Curzio Malaparte è stato il settimanale "Toscana Oggi" che già in passato aveva seguito da vicino il destino dell'importante fondo letterario ed epistolare. Ma è lo stesso assessore Mazzoni, sinceramente rammaricato per non essere riuscito a concretizzare l'acquisto, a ripercorrere le ultime tappe della vicenda. «L'interessamento all'archivio malapartiano è stato portato avanti congiuntamente dal Comune di Prato e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato in occasione dei cinquant'anni dalla morte dello scrittore - ricorda Mazzoni - nel novembre 2007, al termine di una perizia affidata al professor Franco Contorbia dell'Università di Genova, presentammo la nostra offerta al rappresentante degli eredi, l'avvocato fiorentino Niccolò (la sua nonna materna era la sorella di Malaparte, Edda Suckert, ndr). In base alla perizia l'intero archivio non valeva più di 450mila euro. Come amministrazione comunale non possiamo assolutamente partecipare ad una gara al rialzo: eravamo vincolati a quella cifra. Però alla parte economica accompagnammo una serie di offerte culturali». Al primo punto, naturalmente, la collocazione del fondo all'interno della nuova biblioteca Lazzerini. «La nostra idea era quela di creare un Centro Malapartiano - aggiunge l'assessore Mazzoni - inoltre ci saremmo impegnati all'archiviazione di tutto il materiale, edito ed inedito, alla sua valorizzazione, all'organizzazione di convegni, alla pubblicazione di studi. Avevamo in mente anche la costituzione di un comitato scientifico di grande qualità. Non escludevamo, inoltre, eventuali acquisti dei diritti d'autore per la pubblicazione di testi inediti, a partire dalla "Fedra" che possediamo». Si tratta di un testo acquistato da un antiquario nel 2001 per 5 milioni di lire di cui però il Comune non dispone dei diritti d'autore. Il testo di Malaparte è custodito nella biblioteca Lazzerini e al momento non può essere nemmeno consultato. Dal novembre 2007 ad oggi non c'è stata alcuna risposta da parte degli eredi dello scrittore pratese, oggi tornato di prepotente attualità con la decisione della casa editrice Adelphi di ripubblicare le sue opere. «Non ci hanno più cercati - chiarisce l'assessore alla cultura - non abbiamo saputo più nulla. Lo scorso febbraio, quando abbiamo saputo che alla Soprintendenza dei beni culturali di Firenze era stato notificato l'atto di compravendita, ci siamo mossi. Il sindaco Romagnoli ha inviato una lettera al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi sollecitando lo Stato ad esercitare il diritto di prelazione». Da allora ad oggi niente si è mosso. Ed il disappunto, dopo la grande profusione di energie e risorse economiche in occasione del biennio malapartiano, è tanto. Ciò che preme all'assessore Mazzoni puntualizzare è che non c'è stata "avarizia" da parte del Comune. «L'amministrazione comunale non può comprare al prezzo che vuole - precisa - altrimenti ci troveremmo di fronte alle contestazioni da parte della Corte dei Conti. La perizia ci ha vincolati». E quindi è del tutto naturale che gli eredi abbiano accettato l'offerta più appetibile presentata dalla Biblioteca milanese di via del Senato, presieduta da Dell'Utri. E chissà che Malaparte, dalla sua tomba a Spazzavento, non rilanci la proverbiale invettiva: "maledetti toscani".