Oggi il Consiglio dei ministri avvia l'esame del piano casa al quale hanno lavorato ieri sera fino a tarda ora i ministri Tremonti, Matteoli, Maroni, Bondi e Alfano. Si tratterà di un disegno di legge, una sorta di testo cornice redatto sulla falsariga di quello già approvato dalla Regione Veneto appena due giorni fa. «Sarebbe stato più efficace un decreto legge - spiega Silvio Berlusconi - visto che abbiamo un sondaggio che rivela che il 50 delle famiglie vive in un bilocale ed il 30 ha l'esigenza di dotarsi di una stanza in più». Innanzitutto, come ha spiegato il ministro Raffaele Fitto ai governatori nel corso della Conferenza unificata di ieri, sarà una norma quadro che lascerà alle Regioni, le quali hanno la competenza in materia, la libertà di decidere se e come utilizzare quest'opportunità. Oltre alla Regione Veneto che l'ha già varata, anche la Lombardia si appresta ad approvarla, come ha anticipato il Presidente Roberto Formigoni. La bozza in discussione dovrebbe prevedere alcuni punti fermi, il più significativo dei quali sarebbe la possibilità, in deroga ai Piani regolatori, di ampliare gli edifici esistenti nei limiti del 20 del volume. Ma, mentre per le abitazioni monofamiliari non vi sono problemi, cosa accadrà per quelle in condominio? Chi ha la possibilità di farlo, magari coprendo terrazze e balconi, dovrà acquistare i diritti edificatori dagli altri condomini? Altro punto fermo della bozza sarebbe quello in base al quale è consentito il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente, attraverso la demolizione e la successiva ricostruzione, anche in area diversa, degli edifici realizzati prima del 1989 che debbano essere adeguati agli attuali standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza. Per incentivare questi ultimi interventi si potrà aumentare la cubatura fino al 30 del volume esistente o fino al 35 in caso di utilizzo delle tecniche costruttive della bioedilizia o delle fonti di energia rinnovabile. Inoltre non concorrerebbero a formare la cubatura dell'edificio le pensiline e le tettoie realizzate su abitazioni esistenti finalizzate a favorire l'installazione di impianti a risparmio energetico. Per quanto riguarda gli oneri di costruzione dovrebbero essere abbattuti del 60 per le prime case, così come sarebbe introdotto un contributo agevolato molto cospicuo nel caso di l'installazione di impianti fotovoltaici. Naturalmente sarà previsto che i Comuni possano escludere dai benefici aree di particolare rilevanza sotto l'aspetto edilizio, paesaggistico o ambientale. La richiesta di ampliamento dovrà essere presentata entro il 31 dicembre 2010. La semplificazione procedurale consentirebbe di sostituire l'attuale licenza edilizia con un certificato di conformità giurata rilasciato progettista. Per di più dovrebbe essere inserita una norma in base alla quale sarebbe concessa agli inquilini delle case popolari la possibilità di acquistarle, diventando proprietari: a conti fatti si tratta di un milione di persone per circa seimila alloggi di proprietà degli Iacp. «Bisogna trovare il modo di snellire le procedure - anticipa il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli - dando la possibilità a chi amplia la casa di farlo senza scontrarsi con la burocrazia». Lo sblocco ieri in Conferenza unificata del piano nazionale di edilizia abitativa è già passo avanti che va incontro alle famiglie più bisognose. Ora i primi 200 milioni potranno essere ripartiti tra le Regioni per costruire case popolari, in attesa che il governo reintegri il fondo fino a 550 milioni, cosa che avverrà non appena le Regioni ritireranno i ricorsi presentati alla Corte costituzionale. L'idea prevalente è quella, come ha spiegato Matteoli, di costruire nuove abitazioni di 60-70-80 metri quadri da dare in affitto a giovani coppie, anziani, studenti, con la possibilità di un riscatto dopo 12 anni. Ma intanto gli ambientalisti sono preoccupati e annunciano per oggi una manifestazione davanti Palazzo Chigi, perché ritengono che «la riqualificazione edilizia, con demolizione e ricostruzione promossa attraverso premi in cubatura, se prevista al di fuori di piani regolatori e dei regolamenti, rischia di coprire speculazioni».