In un giorno di gennaio del 1900, l'archeologo Giacomo Boni, scavando alle pendici del Palatino, faceva una scoperta eccezionale: riportava alla luce, dopo oltre mille anni di oblio, la chiesa di Santa Maria Antiqua, il primo edificio cristiano del Foro. Sepolto da una frana nel terremoto dell'847, se ne era persa ogni traccia. Questa straordinaria Pompei del medioevo ha restituito 250 metri quadrati di affreschi, realizzati in un arco di tempo di circa tre secoli, dalla metà del VI secolo alla metà del IX, testimonianza rarissima d'arte bizantina, soprattutto dopo la furia iconoclasta che distrasse la quasi totalità delle pitture greche del periodo. Chiusa da oltre 20 anni per problemi di conservazione, la chiesa, sottoposta a un radicale intervento di restauro, ancora in corso, sarà finalmente visitabile, dal 10 aprile al 30 maggio. "Ci troviamo in un monumento - ha spiegato il direttore dei restauri, Giuseppe Morganti - che un'intera generazione di romani non ha potuto conoscere se non per particolari motivi di studio. Il progetto di conservazione e valorizzazione di Santa Maria Antiqua è stato lanciato nel 2001 dalla Soprintendenza archeologica di Roma con la collaborazione del World Monuments Founds e della Samuel H. Cress Foundation di New York e con il contributo della fondazione Sigval Bergesen d.y. og Hostru Nanki's Almennyttige Stiftelse di Oslo. Conclusa la fase di pronto intervento ed esauriti i fondi a disposizione, abbiamo deciso di aprire il monumento nell'ultima fase di restauri, offrendo al pubblico una duplice occasione: vedere la chiesa e finanziare i lavori ancora necessari". "Dopo la scoperta di Giacomo Boni, la chiesa è diventata il santuario della pittura medioevale greca a Roma", ha detto Maria Andaloro, preside della Facoltà di Conservazione dei Beni culturali dell'Università degli Studi della Tuscia. "Tra il 530 e il 540, in anni terribili per la città, mentre infuriava la guerra greco-gotica e gli abitanti di Roma erano circa 16.000, all'interno di questa chiesa si dipingeva una ricchissima Madonna, tempestata di gioielli come una basilissa greca. Nel corso degli anni, nuovi cicli pittorici si sovrapposero ai precedenti, perché ogni Papa voleva rinnovare il testo iconografico, renderlo più attuale". Testimonianza irripetibile del fluire del tempo, la famosa "parete palinsesto", alla destra dell'abside, dove sono conservate, una sopra all'altra, le varie fasi decorative della chiesa, dalla Vergine in Trono del VI sec., all'Annunciazione con lo stupefacente angelo (prima metà del VII secolo), ai Santi Basilio e Giovanni (metà del VII secolo), a San Gregorio Nazianzeno, dell'inizio dell'VIII secolo. Nella navata sinistra, i santi greci e latini che affiancano Cristo in Trono, restaurati negli anni '80, risalgono al pontificato di Paolo I (757-767). Le meglio conservate sono le pitture della cappella di Teodoto, della metà dell'VIII sec., raffiguranti Cristo in croce e il martirio di San Quirico e di sua madre Santa Giulitta, attualmente distaccate. Werner Schmid, coordinatore tecnico del progetto, ha illustrato le varie fasi di indagine e di intervento e si è soffermato sui gravi problemi di umidità che interessano la muratura alla sinistra dell'abside, ma fortunatamente risparmiano la "parete palinsesto". Da domani e fino al 30 maggio, Santa Maria Antiqua potrà essere visitata il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica, alle 9.30, 10.30, 11.30 (solo per prenotazione) e 12.30, con la guida di un archeologo. Si entrerà anche a Pasqua, Pasquetta, il 25 aprile e il 1maggio.