Per entrare nella cartolina bisogna passare, uno alla volta, sotto le forche caudine dellelettronica. I due metal detector fanno quello che possono. La fila, in questi giorni di bassa, dura una mezzora; ma già a Pasqua lattesa raddoppia, triplica. Il Colosseo, si dice, è il monumento più visitato del mondo: 5 milioni e 700 mila ingressi in un anno. Il simbolo di Roma. E il biglietto da visita dellarea archeologica più ricca e incasinata della Terra. Un patrimonio (in vari sensi), recentemente assurto a oggetto del contendere di una guerra senza quartiere: scioperi, dimissioni, proclami, sovrintendenti, sottosegretari, commissari straordinari ai Beni culturali, McDonalds, Protezione civile. Il Colosseo è il monumento più visitato nel mondo. Ma lanfiteatro romano è un percorso ad ostacoli: pochi metal detector creano code sfiancanti. Allingresso si viene accolti da imbonitori di ogni tipo Dentro, una sequela di scavi e transenne, poche informazioni didattiche, ancor meno dépliant Senza contare le chiusure straordinarie e un biglietto non proprio a buon mercato La soprintendenza vuole istituire un senso unico per regolare i flussi di chi entra Il ticket comprende anche il Foro e il Palatino ma si vaga in assenza di riferimenti "La piantina? Ecco, prenda questa ma poi ce la riporti perché ne abbiamo una sola" Terzo passaggio: la fila al metal detector, per accedere alla fila della biglietteria. Infine, il sospirato ticket. Fornito, nonostante a volte ce ne sia evidentemente bisogno («Lanfiteatro Flavio?! Ma non siamo venuti al Colosseo?»), senza laccompagnamento di alcun dépliant informativo. Il quadro può essere arricchito da diverse varianti. Giovedì: rissa tra gladiatori per accaparrarsi un cliente. Venerdì: «Closed for union meeting. Il monumento resterà chiuso dalle 8,30 alle 12,30 per assemblea sindacale». Sabato, col sole, prima prova del pienone primaverile. Le due ragazze dellufficio informazioni, al pari dei due metal detector, fanno quello che possono. «Sì, assieme al biglietto dovrebbe esserci anche una piantina. Dispiace... Ecco, prenda questa... però poi ce la riporta, ché ne abbiamo una sola». Il serpentone dei visitatori avvolge nelle sue spire spalti e arena. Girovaga. Ogni tanto si blocca, comitiva contro comitiva, si contorce. Assorda. Per limitare linquinamento acustico luso degli altoparlanti è stato vietato. Le guide si arrangiano, a chi strilla di più. E non è ancora niente. «In estate a volte non riesco nemmeno a raggiungere lufficio. Un muro umano», racconta Rossella Rea, la soprintendente del monumento. «Fino agli anni Novanta avevamo meno di un milione di visitatori. Sono più che quintuplicati. Ogni tanto si blocca tutto. E stiamo pensando di istituire una specie di senso unico per irreggimentare i flussi». Il turista, però, sembra abbandonato a se stesso. «A fine mese, in occasione della mostra sui Flavi, verrà finalmente allestito un percorso con dei pannelli esplicativi». I dépliant? «Certo, ci pensiamo. Ma bisogna trovare i soldi per stampare sei milioni di opuscoli». E poi, aggiunge, indicando lufficetto tutto accatastato, «toccherà trovare pure lo spazio per immagazzinarli». Quella dei cristiani mangiati dalla belve del Colosseo, a quanto pare, è uninvenzione. Ma separare storia e leggenda è più facile di quanto non lo sia camminare sul filo delle transenne che separano tutela e fruizione, cura e abbandono. Confine labile. Opinabile come una valutazione estetica: che giudizio dare, ad esempio, sulle cancellate dellanfiteatro, montate (provvisoriamente) trentanni or sono? Incerto come una ripartizione di poteri: nellarea del Colosseo, per dirne una, il piano di calpestio è competenza del Comune, quello che è sopraelevato della Soprintendenza archeologica. La materia per discutere, insomma, non manca; non è immune da interessi economici, rivalità accademiche, schieramenti; ed è ormai arrivata allestremo bollore con lescalation di Sandro Bondi, il ministro che, scelto come consigliere un ex manager della McDonalds, ha scelto come commissario straordinario per larea archeologica di Roma lex capo della protezione civile Guido Bertolaso e spinto alle dimissioni il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis, prontamente sostituito dallarcheologo Andrea Carandini. Per delimitare i confini del campo di battaglia basta attenersi al biglietto dingresso. Il ticket è un riassunto essenziale. Dodici euro. Per accedere a «Colosseo Foro Palatino». Un tris. Messo lì anche per rammentarci che, in questo caso, molte complicazioni non nascono solo dalle responsabilità del presente, ma dalleccesso di passato che ha accumulato in questarea la massima concentrazione mondiale di storiche vestigia. Il Colosseo è solo un vertice, il più visibile e in un certo senso il più «facile», di un panorama molto complesso. Un monumento maestoso e glorificato; ma pur sempre un singolo monumento. Raccontare a un turista le vicende dellanfiteatro Flavio, la fondazione (un disco di calcestruzzo spesso 14 metri), i giochi da sessantamila spettatori, la decadenza, i restauri, non è difficile. Ma provate ad affacciarvi sul Foro romano e a percorrerne lasse centrale, la via Sacra. Capitelli, archi e colonne... Tizi, Cai e Semproni... Duemila e 750 anni di storia. E di una morale della storia dove una via Sacra è anche una via profana: templi e bordelli, basiliche e taverne. Strato su strato, dalla Cloaca massima agli affreschi bizantini, dalle rocche medioevali al piccone fascista. Difficile, in effetti, riepilogare tutto. Ma anche difficile credere che un turista debba restare abbandonato a se stesso, in unassenza totale di riferimenti. Disorientato e confuso il visitatore vaga così, da marmo a marmo, in uno stato di sbigottimento simile a quello che il Belli aveva colto in Gregorio XVI venuto a visitare gli scavi del Foro: «Bene diceva er papa in quer macello. Ber bucio! Bella fossa! Ber grottino! Belli sti serci! Tutto quanto bello!». A chiudere il tour dei Fori, accanto al Romano, andrebbero peraltro schierati anche i fori di Cesare, dAugusto, di Nerva, di Traiano e della Pace. Ognuno con le sue vestigia e le sue stratificazioni. E ancora non siamo saliti sul Palatino, un prototipo del paesaggio con rovine sospeso tra lEnea di Virgilio («Mira colà quella scoscesa rupe e quei rotti macigni») e lavviso affisso allingresso («In caso di avversità atmosferica alcuni monumenti potrebbero essere chiusi»). Dal primo re allultimo imperatore il Palatino ha interpretato per quasi un millennio la residenza ufficiale del potere (quello che noi chiamiamo il Palazzo deriva proprio dal nome del colle, il Palatium). Una miniera di anticaglia. E un cantiere, senza fine e senza fondo, aperto su un labirinto che non smette di stupire, in orizzontale e in verticale. Cade un albero? Dalle radici viene fuori un criptoportico. Uno smottamento? Ecco una casa di epoca repubblicana. La terra stessa è un impasto di frammenti di marmo, tufo, terracotta, ceramica, cenere, piombo. Da una parte si scava. Dallaltra si consolida, in una sequela di ponteggi, transenne e ammonimenti, ormai arrugginiti, o freschi di giornata: «Danger. No trespassing». Il Palatino è un panino di tufo imbottito dargilla. Continua a smottare. E agli archeologi del futuro le tracce più evidenti della nostra epoca appariranno sotto forma di tubi, zeppe, toppe, puntelli, tiranti. Anche qui, tra queste traballanti, stupende vedute traballanti, lassenza di informazioni è totale. Ma anche qui (anzi, ci si immagina, soprattutto qui) un eccesso di zelo didattico sponsorizzato potrebbe guastare irrimediabilmente unatmosfera unica, rimasta miracolosamente fuori dal tempo e dallo spazio della metropoli. Comunque andrà, siamo agli epiloghi. Il 21 aprile, Natale di Roma (Capitale), cadrà il muro che separava (non è questione di una singola lettera) le competenze della Soprintendenza statale da quelle della Sovrintendenza comunale. Levento, pare, sarà celebrato da una stretta di mano fra il ministro dei Beni culturali e il sindaco di Roma. Bondi e Alemanno, Romolo, Nerone e Ben Hur. Storia, leggenda, cronaca. Riunite, si direbbe, da una formula formato ticket: Colosseo Foro Palatino ?
la Repubblica
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Luca Villoresi
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