Imperatori, satiri e mitologia le statue nel governo del Cavaliere A palazzo Chigi è già arrivato un busto di Nerone, nel 2002 il premier si accontentò di copie In una delle pagine più felici del suo Fascismo di pietra (Laterza, 2008), lo storico Emilio Gentile racconta, anche sulla base del diario di Bottai, come allapice del potere Mussolini, il suo volto, le sue espressioni, le sue pose, tendessero a farsi marmoree come quelle di una statua. Luso intenso e prolungato del comando fa di questi scherzi. Con il presidente Berlusconi, in realtà, questo processo di trasfigurazione pare piuttosto evoluto nel senso di un adattamento al regime televisivo e allimmaterialità dei pixel. E tuttavia, da qualche tempo, il Cavaliere è sempre più attratto dalla scultura e dalle statue. E che statue! Così ieri si è avuta la conferma che dal museo romano delle Terme arriveranno in prestito a Palazzo Chigi tre opere classiche. Il pezzo forte, un gruppo anche bello grande, oltre due metri di altezza, è destinato a far bella mostra di sé in cima allo scalone donore della sede del governo e raffigura Venere e Marte (cui però manca una mano: e chissà se il presidente non ha pensato di fargliela riattaccare posticcia). Altre due statue adorneranno gli uffici, forse anche la stanza berlusconiana. Gli imperatori romani, spiega cortesemente il Sovrintendente Bottini, amavano rappresentarsi attraverso divinità. E il Marte in questione, che in origine aveva il volto di Marco Aurelio (Venere era la moglie), divenne poi Commodo con relativa sposa, a nome Crispina. La mitologica abbinata suona comunque ancora più significativa se si pensa che in un recente studio (Susca-De Kerkhove, Transpolitica, Apogeo, 2008) si fa presente come gli odierni leader tele-populisti ondeggino sistematicamente tra la figura del guerriero e quella della fascinosa vedette, combattimento e love story, come dire appunto Marte e Venere. Ma la questione dellimperatore romano e della sua iconica consacrazione in pietra va pure al di là delle coincidenze per configurarsi come una passione, un chiodo fisso, una specie di mania. E da un po che Berlusconi ci gira attorno. A novembre ha chiesto ai giornalisti quali imperatori romani «liberali» (sic) conoscessero; e davanti al loro ammutolito silenzio gli ha notificato che cercava quattro busti di Cesari da piazzare nella incombente «università liberale», presso la villa di Lesmo (vi si svolgerà il G8 della Scienza Tecnologia). Ma intanto, cioè a gennaio, è già arrivato a Palazzo Chigi un busto di Nerone, sia pure di scuola fiorentina del Quattrocento. In questo caso, è vero, la scelta di quel particolare imperatore ha rischiato di prestarsi a suggestive considerazioni, come ne hanno fatte in passato Eco e Cordero, a parte la parodia della Guzzanti. Ma pazienza. Più in generale sono le statue classiche ad attizzare e attirare il Cavaliere in questa sua seconda esperienza di governo. Nella prima, ad esempio, per fare più belli i capannoni del meeting di Pratica di Mare (2002), si accontentò anche di copie in vetroresina a cui il fidato Mastropietro, re dei faretti, aveva posto in braccio dei fiori «per ingentilire latmosfera». Bene, adesso il Cavaliere sembra molto più esigente nei suoi accorgimenti winkelmanniani. Quindi ha preteso e ottenuto per il G8 i bronzi di Riace. Poi ha messo gli occhi sul meraviglioso Toro Farnese, significativamente detto «la montagna di marmo». E sempre nel museo archeologico di Napoli, si è interessato alla possibilità di movimentare il celebre Fauno ebbro: e anche qui la scelta, oltre che allestetica, rischia di prestare il fianco al riverbero di vantate condizioni psicoattitudinali, essendo il fauno, oltre che sbronzo, decisamente in vena lussuriosa e ben su di giri. Comè cambiata dunque la politica. Ma quanto il potere resta uguale a se stesso nei secoli! Per cui ieri sera, tra una statua e laltra, è andata in onda su Raidue lultima trasmissione cult del berlusconismo reale e applicato, dal non irresistibile titolo «Malpensa Italia». Era appunto dedicata a Lui,la sua storia, le sue vittorie, lenorme consenso: e siccome agli autori televisivi certi capricci e ghiribizzi del comando non sfuggono gli hanno pure dato nome: «Lultimo Imperatore». Monumenti di marmo e monumenti televisivi non fa poi così tanta differenza.