L'intervista Parla la soprintendente ai Beni archeologici «Abbiamo solo due mesi per recuperare soldi» «Dopo un lungo periodo di ristrettezze, da due anni a questa parte ormai è il precipizio». Così commenta sconsolata la soprintendente ai Beni archeologici del Veneto Giuliana Cavalieri Manasse dopo la pubblicazione da parte del Ministero delle tabelle di assegnazione dei fondi pubblici per la gestione del patrimonio archeologico. Perché Verona è stata così pesantemente penalizzata non ricevendo nemmeno un euro? «E' il secondo anno che ci accade, siamo in ordine progressivo in fondo alla lista e i finanziamenti si arrestano sulla linea del Lazzaretto di Venezia ». Dunque come farà la soprintendenza a continuare la sua attività? «Abbiamo ancora due mesi di tempo in cui procedere alla rimodulazione, ovvero alla ridistribuzione in termini percentuali delle richieste effettuate per i vari interventi, in modo da cercare di ottenere qualcosa per tutti. Ma non è detto però che in fase di adozione definitiva il ministero non proceda ad ulteriori tagli, come è accaduto lo scorso anno dove si è proceduto intorno a maggio ad un'ulteriore decurtazione del 15 dei fondi stanziati in prima battuta. Allora non ci sarebbe proprio nemmeno più niente da rimodulare». Il Ministero ha precisato che non è stato operato nessun taglio quest'anno ma che si è proceduto ad una rimodulazione che vedrà una riassegnazione di fondi già esistenti e mai spesi, ne sa qualcosa? «Nessuno ci ha parlato né di fondi speciali né di riassegnazioni previste ». Quando è iniziato questo declino? «Dalla metà degli anni '90 circa, ma prima era diverso, c'erano soprintendenze che riuscivano comunque a ottenere fondi oppure a usufruire di residui passivi. La situazione attuale è davvero drammatica ». Pensa che ci siano state preferenze nell'assegnazione dei fondi? «Mi sembra che la situazione sia generalizzata, anche la Lombardia per esempio ha avuto pochissimo». Per quali interventi erano stati chiesti i finanziamenti? «Solamente per semplici attività di manutenzione ordinaria che per noi significano la pura sopravvivenza. Non parliamo certo di nuovi scavi: per quelli l'unica possibilità è che siano sostenuti dai privati quando si progettano nuovi garage interrati, oppure nel caso di nuovi lavori pubblici per i quali è previsto dalla normativa l'accantonamento dei fondi per lo scavo. Ma così finisce che lavoriamo solo dove e quando vogliono gli altri e non possiamo mai seguire una nostra programmazione. Per la manutenzione e la pulitura di Porta Leoni ad esempio, che non poteva più attendere, abbiamo dovuto lavorare con una ditta che ha accettato un incarico a credito». C. Ber.