Una pagina nuova per i beni culturali di Stalettì si è aperta, il responsabile della sede locale dell'Archeoclub d'Italia, (Ente morale), a tutela dei beni culturali e ambientali, ha fortemente invocato, l'attenzione del Soprintendente regionale calabrese per i beni culturali, ing. Attilio Maurano, quindi dell'Ispettore della Soprintendenza archeologica, dott. Roberto Spadea, sulla maturata necessità di riprendere il discorso, dopo quasi 12 anni d'interruzione, sul «museo archeologico», quindi pure sull'istituzione di un parco o area archeologica comprendente i luoghi cassiodorei. Ricordiamo che già il 29 giugno del 1990 è stato aperto al pubblico il deposito comunale in Copanello di Stalettì voluto dall'Archeoclub, dopo un iter burocratico che parte dal 1988 e che ha,visto coinvolti l'amministrazione comunale dell'epoca: il Co.Re.Co., la Soprintendenza archeologica della Calabria e il ministero dei Beni culturali. Dopo qualche anno d'attività, la vita dello stesso deposito, all'atto del trasferimento nel centro di Stalettì, presso il palazzo comunale viene interrotta. Diversi in questi anni sono stati i tentativi falliti da parte delle diverse amministrazioni comunali per la sua riapertura. Oggi alla luce della sensibilità e dell'interesse verso i beni culturali da parte della nuova amministrazione di Stalettì, secondo il presidente dell'Archeoclub Casalenuovo è possibile riaprire il discorso e riprendere la gestione del museo. Sulla stessa lunghezza d'onda si sono trovati sia dott. Zangari, del parco archeologico di Borgia, sia il dottor Spadea, direttore dello stesso parco, il quale ha subito promosso un incontro con la Soprintendente archeologica, dottoressa Filena Lattanzi, presso la Soprintendenza di Reggio Calabria. L'incontro è stato pure sostenuto dall'intervento, nei confronti della dottoressa Lattanzi, del già consigliere nazionale dell'Archeoclub d'Italia, dottoressa Donata Ventura, ispettrice della Soprintendenza della Puglia. Una delegazione composta dal sindaco di Stalettì, Pantaleone Narciso, il vicesindaco, Marinella Sinopoli, l'assessore alla cultura, Silvio Tassone, e dal presidente locale dell'Archeoclub d'Italia ha incontrato, il mese scorso, presso il palazzo museale di Reggio Calabria, la dottoressa Lattanzi e il dott. Spadea. Oltre alle due tematiche oggetto dell'incontro, che ha visto una disponibilità unica da parte degli interlocutori, così come quella del sindaco Narciso, di affrontare ogni spesa per la riapertura del museo, presso il «Palazzo Aracri» di Stalettì (che ha visto i natali nel 1749 dell'abate illuminista Gregorio Aracri), l'accento è caduto su diversi siti e aspetti archeologici del territorio: la creazione, ad esempio, suggerita dalla dottoressa Lattanzi, di itinerari storici turistici e la ripresa degli scavi nei luoghi Cassiodorei di Santa Maria del Mare. La creazione di un'area archeologica, di quest'area già sottoposta a vincolo, diviene allora auspicabile e fortemente sentita. Si comprende dalle parole di elogio spese nei confronti di Stalettì da parte del dott. Spadea: «Stalettì è uno dei pochi centri della Calabria che ha l'avallo scientifico dell'Ecole Francaise de Rome, e non è una cosa da poco...». La dottoressa Lattanzi aggiunge: «...E si è stabilito di riprendere, appunto, un comune percorso e di creare innanzitutto nel Palazzo Aracri un piccolo ma interessante museo, sezione espositiva, che dovrebbe soprattutto riguardare lo scavo molto importante di Santa Maria del Mare, che ha avuto una sua visibilità attraverso pubblicazioni scientifiche e anche per qualche incontro che è stato fatto nei precedenti anni a Stalettì, ma non è molto conosciuto a livello divulgativo locale ed è giusto che sia quindi noto tutto il lavoro che è stato fatto d'intesa con la Soprintendenza dall'Ecole Francaise di Roma...». - Cosa ci può dire riguardo agli scavi di località Chillino? «C'è un impegno che è stato già portato a termine, l'iter di creare un'area archeologica visitabile e organizzata e protetta. È necessario che queste zone siano conservate per le future generazioni, per la cultura». - Là dove è emerso cosa? «Per la zona di Chillino purtroppo abbiamo avuto pochissimi fondi disponibili per fare queste ricerche. Bisognerà riprogrammare almeno riprendere il discorso. È un'area sicuramente sacra. Abbiamo durante le ricerche archeologiche notato alcune analogie con alcuni impianti sacri di Locri. Nella stessa zona dovrebbe esserci un piccolo abitato, che sembrerebbe un abitato d'epoca greca. Quindi, grande interesse per quest'area che dovrà èssere valorizzata». -Reperti datati IV-Vsec.a.C.7 «I reperti sono in relazione a questo luogo sacro. Una presenza di culto forse legato alle sorgenti quindi alle ninfe. È un mosaico, dobbiamo mettere insieme tutti i tasselli. Però è una zona che spero ci serberà delle sorprese perché lì nell'area di Scolacium, dove ci sono sì ricordi dell'antica Skylletion, però di Skylletion si sa ben poco... È quindi, di grande interesse trovare altre presenze d'epoca greca. Sono tutti tasselli da mettere insieme però, senz'altro, la loro tutela, la loro valorizzazione, dovrebbero molto arricchire il patrimonio archeologico di Stalettì. Stalettì ora è più noto certamente per il suo passato d'epoca bizantina è normanna, però doveva essere un'area interamente abitata in varie epoche, del resto ricordo che abbiamo trovato nella zona una torre di cinta di Santa Maria del Mare delle fondamenta del IV-V sec. a.C., quindi c'era una presenza militare greca, quindi è una zona di grande interesse».