Il settore a Como ha perso il 15 negli ultimi tre mesi Alla fiera Meci il primo test per superare la difficoltà como «Ben venga un Piano casa per poter ristrutturare un parco abitazioni, per la provincia di Como, assolutamente vecchio e inadeguato per gli standard di comfort, di risparmio energetico e d'insonorizzazione acustica attuali. Non si parli, invece, di speculazione o di cementificazione senza prima aver considerato la possibile riqualificazione dell'esistente e il dedalo di norme e codici a cui si deve fare riferimento per costruire». È Giuseppe Rigamonti di Ance Como, vicepresidente del comitato Meci, a promuovere il piano casa del governo, un piano rispetto al quale c'è una completa apertura a quelle che potrebbero essere le prossime misure per risollevare un settore che ormai soffre quanto gli altri settori più colpiti dalla crisi. Il momento è difficile anche per il mattone e il consuntivo degli ultimi due trimestri lo dimostrano senza alcun dubbio: «Gli indicatori sono espliciti, la diminuzione di ore lavorate arriva a -5 nell'ultimo trimestre dello scorso anno, un passivo che è salito oltre il 10 per i primi mesi del 2009. Il tutto dopo dodici anni di trend positivo per il settore. Questa crisi però - spiega Rigamenti - ha anche dei lati positivi. Per esempio agisce una forma selettiva fra le aziende, lasciando più spazio a chi punta sull'efficienza e sulla correttezza: dei progetti, del personale, dei materiali». Per Rigamonti, imprenditore edile ad Erba, promuove quindi il Piano casa del governo: «Per ora non si ha ancora ben idea di cosa sarà questo pacchetto di miusre, nello specifico occorre aspettare l'approvazione del consiglio dei ministri di venerdì. Ma da quello che trapela la direzione mi sembra giusta ed è prevedibile vi sia una ripartenza del mercato edile, se le mosse emerse finora saranno confermate. D'altra parte noi ci troviamo a doverci confrontare con un parco abitazioni che risale per l'87 a prima del 1991, per il 76 a prima del 1981 e per il 58 a prima del 1971. Il trenta per cento delle abitazioni sono state create nei vent'anni prima degli anni Settanta, e gran parte delle strutture sono successive alla seconda guerra mondiale. Lasciando perdere le abitazioni storiche, abbiamo un dato di anzianità molto forte, e l'obbligo di adeguare: riqualificando o abbattendo e ricostruendo. Se si fa ciò si da semplicemente una casa che risponde agli standard richiesti ai cittadini». Non si può quindi parlare di rischio di cementificazione se si renderà più facile costruire, ampliare, riqualificare? «In questo momento noi ci troviamo ad agire fuori tempo, operiamo con progetti che magari hanno un iter di cinque anni, e non sono più attuali. Un piano urbanistico ha tempi superiori ai tre anni, una concessione edilizia un anno. Serve assolutamente un intervento per snellire l'attuale situazione burocratica, e ogni impegno in questa direzione non può che essere benvenuto». Rigamonti ha parlato ieri della situazione del comparto edile comasco a margine della presentazione dell'edizione 2009 della Mostra dell'edilizia civile ed industriale che si terrà dal 20 al 22 marzo presso il centro espositivo e congressuale Lariofiere. L'edizione che si aprirà della fiera vedrà impegnate 140 imprese sui 4.500 metri quadri interni e 3.000 esterni della rassegna. Ben 900 metri quadri saranno poi dedicati alle proposte per il risparmio energetico. Interessante anche la proposta delle cinquanta idee per l'abitare contemporaneo. Per chi invece si vuole fermare solo alla parte ludica ci sarà spazio anche per il "Festival del muratore".