E così un'altra carrozza, importante, si va aggiungendo al treno che potrebbe cambiare (meglio, qualificare) il profilo di Pisa nei decenni a venire: ovviamente stiamo parlando della collocazione sul mercato del patrimonio immobiliare della Provincia, strategico e prestigioso per alcune tipologie e collocazioni urbane. Insieme, lo sappiamo già, al trasferimento del policlinico liberando l'area del S. Chiara, a quello delle caserme, alla realizzazione del nuovo terminal turistico, al polo della nautica: alcune, tra le principali, delle altre carrozze di quel treno. E guai a noi se fosse un accelerato e non un tgv. Comunque sia, prospettive certo entusiasmanti, ma da far tremare i polsi. In tale contesto, non meno fondante è la programmazione in atto per il recupero del patrimonio monumentale, anch'essa destinata a restituire a Pisa il ruolo e la dignità che può vantare; nel sistema museale che colloca il suo asse sui lungarni, prioritari elementi ne saranno certo costituiti dagli Uffizi Pisani e dal museo della navigazione. Ecco che, allora, il recupero delle fisionomie di quei palazzi, delle chiese, delle piazze che si affacciano sul fiume, diventa invece fondante per il volto della città. E, qui, indubbiamente, attraverso i suoi colori. Ha cominciato, con coraggio e rigore ed in mezzo alle solite polemiche, la Fondazione Cassa di Risparmio, ripristinando il settecentesco "azzurro Lorena" del Palazzo già Giuli Rosselmini Gualandi, non a caso, oggi, Palazzo Blu. Hanno proseguito i comproprietari del Palazzo già Landucci, sullo stesso lungarno, d'ora in poi, crediamo, Palazzo Verde. Ma già c'erano state le esperienze della chiesa di S. Cristina o, se vogliamo lasciare il fiume del Palazzo Kinsky di via Mazzini o del soffitto settecentesco della chiesa di San Frediano. Dovunque, con merito della locale Soprintendenza che con rigore storico e scientifico ha recuperato le cromie delle ultime e più attendibili definizioni in relazione ai prospetti architettonici, sta riemergendo una città invisibile, nascosta dal tempo (spesso con quel monotono giallo Savoia che ha opacizzato la città). Dunque, abbiamo ormai la possibilità, e la consapevolezza, per capire come fosse, e possa tornare ad essere, la "urbis picta", la città dipinta, analogamente a tante altre "città d'acqua". Il nostro auspicio è che si possa proseguire sulla strada ormai aperta. Amici dei Musei e monumenti