Nel 1672, in via Pinciana, per volontà dell'Ufficio sopra la Foce si andavano a costruire sei casette a schiera con piano terra e primo, fiancheggiate, lato monte, dalla casa dello speziale Pietro Guinigi detta "la saponiera", per incrementare la scarsità di abitazioni del nascente borgo viareggino, unico approdo sul mare della Repubblica lucchese. Le sei casette costituivano per la loro caratteristica architettonica "il passaggio dalla pianta quadrata alla pianta rettangolare...inoltre appare per la prima volta la definizione di un'area coperta di pertinenza (orto murato) sul retro dell'edificio", come fu evidenziato da Stefano Maestrelli, e questa tipologia abitativa caratterizzerà lo sviluppo edilizio viareggino. Purtroppo i bombardamenti dell'ultima guerra mondiale hanno distrutto gran parte del centro storico cittadino e anche tre case delle sei seicentesche sono andate perdute; ne sono rimaste solo tre di cui una è stata rialzata di un piano. Salendo il cavalcavia verso monte, sulla destra, si notavano fino a pochi giorni fa le tre abitazioni seicentesche aggettanti rispetto a1le altre case della strada. La prima casetta è stata restaurata con particolare cura e amore nel rispetto della tipologia architettonica originaria, regolata dalla semplicità delle linee che delimitano gli spazi della facciata e della struttura interna. L'architetto Stefania Verona, proprietaria della casa, ha riportato alla luce, sopra l'architrave della porta di ingresso, un disco di marmo bianco con la numerazione originaria che potremmo definire il più antico numero civico di Viareggio. Qualche tempo fa notai che la casetta centrale era coperta dai teli dei ponteggi, attraverso la trasparenza dei quali notai che la casa era stata completamente demolita in maniera sconsiderata senza tener conto della storia dell'edificio e delle sue caratteristiche strutturali conservate e valorizzate, invece, nella costruzione adiacente. Quello che più mi amareggia e che da parte della Sovrintendenza e del Comune non sia stato previsto un vincolo teso alla conservazione, alla salvaguardia e tutela di quelle testimonianze architettoniche espressione della storia abitativa della città e si sia permesso uno sventramento brutale di tale edificio, dimostrando ignoranza storica e disinteresse per la nostra cultura e le nostre radici. Se vi sono delle responsabilità è bene che qualcuno se le assuma e che paghi di conseguenza i danni alla collettività. Purtroppo questo danno irreparabile è l'espressione di una cultura della demolizione per un verso e della cementificazione selvaggia per l'altro. Basti pensare a quello che è successo nel recente passato con la distruzione della villa liberty in via Buonarroti, appartenente al maestro Arturo Toscanini, l'edificazione del municipio in piazza Grande, l'enorme capannone sulla darsena Lucca, l'ampliamento del liceo scientifico ed il rialzamento dei vecchi magazzini comunali che formano con il liceo una barriera architettonica fra i due palazzi storici, quello de1le Muse e palazzo Moretti, nascondendo il bel porticato firmato dall'architetto Poggi di Firenze, il capannone industriale all'inizio del vialone, il teatro sul lago, la sostituzione dei cordoli in pietra con i brutti elementi di cemento, ecc. Potrei continuare lo scandaloso esempio delle violenze alla città e alla sua storia, quando poi si sta a teorizzare su un residuo di muro da abbattere nell'ex tenuta Borbone. Ma quello che più mi spiace è che la città e i viareggini sembrano sordi, assenti, distratti di fronte a queste aggressioni del nostro patrimonio storico, interessati solo a parlare di carnevale o a raccogliere vecchie cartoline di Viareggio con immagini del passato senza far nulla per impedire questi scempi che di volta in volta sconvolgono l'immagine della città e la rendono sempre più anonima e spersonalizzata.