Italia Nostra denuncia: il restauro del castello di Palma di Montechiaro, ha rimosso alcuni merli, ha sostituito le antiche pietre con mattoni, ha coperto la muratura mediovale con un intonaco moderno. Insomma, un danno più che un intervento di salvaguardia. Anche il ministero dei Beni culturali, allertato da una documentazione fotografica, invitò la Soprintendenza di Agrigento a vigilare. La replica del Comune di Palma: Sono accuse infondate". Lo stemma rimosso, le finestre a sesto acuto squadrate, la pietra secolare sostituita dai mattoni: la bellezza del castello del Gattopardo a Palma di Montechiaro è stata cancellata. La denuncia arriva da Italia Nostra, che mette in discussione i restauri dello scorso anno ed elenca scrupolosamente gli interventi devastanti attuati «a salvaguardia» dell'edificio, simbolo della cittadina agrigentina. Secondo l'associazione sono stati disattesi i principi fondamentali fissati in materia di conservazione dei beni storici, tanto che lo stesso ministero per i Beni culturali, allertato da una preoccupante documentazione fotografica, ha invitato la Soprintendenza di Agrigento, allora guidata da Graziella Fiorentini, a controllare il risultato e le i modalità dei restauri. La verifica, però, non è mai stata ordinata. Eppure non si tratta di piccoli interventi: sono contestati, tra gli altri, la rimozione di alcuni merli del castello, la muratura medioevale coperta da intonaco moderno con disegni «di libera interpretazione», oltre al fatto che l'intonaco bianco ricopre diverse pareti di pietra, come se si trattasse di un edificio moderno. «Controlli? Proteste? Non ne sappiamo nulla ribatte Francesco Lo Nobile, architetto responsabile del procedimento al Comune di Palma di Montechiaro Italia Nostra muove accuse infondate. Noi abbiamo a cuore il castello». Acquistato nel 2001, per l'immobile trecentesco appartenuto ai principi di Lampedusa è subito bandita la gara d'appalto per un primo intervento di consolidamento, vinto dalla ditta Pavesi di Parma, per un importo di 850 mila euro. «Aspettiamo il collaudo dice Lo Nobile per bandire la seconda tranche di lavori di restauro». Nella zona in cui sorge il casi elio vige inoltre un vincolo paesaggistico della Regione del 2001: le associazioni ambientaliste vorrebbero istituire una riserva. Nel frattempo, la foto del 1955, con Giuseppe Tomasi in posa davanti al castello, potrebbe rimanere l'unico ricordo.