Capanne, tumulazioni, vasellame: ritrovamenti di importanza storica e qualche mistero sul passato sono riemersi dai cantieri del District OGGI Porta Europa, in via Stalingrado, nel cuore del Fiera District, è simbolo di un nuovo accesso alla città. Ma che fosse un punto strategico lo avevano deciso anche i villanoviani, gli antenati dei bolognesi che vissero in questa zona tra il IX e lVIII secolo avanti Cristo, ancora prima che si fondasse il nucleo originario di Bononia. La cosa è nota agli archeologi fin dalla fine degli anni Settanta, ma proprio la costruzione di Porta Europa ha portato nuove conoscenze sullantico insediamento abitativo, che a nord presenta la più grande necropoli villanoviana della regione. Con molte conferme sullimportanza del sito e qualche mistero ancora da risolvere. I lavori, condotti dalla Soprintendenza archeologica di Bologna, sotto la supervisione di Renata Curina, e realizzati da La Fenice, sono stati resi possibili dal prezioso contributo economico di Unipol. Conclusa la vera e propria fase di scavo si sta procedendo ora allo studio dei materiali, alcuni sorprendenti perché pongono nuovi interrogativi. Come il ritrovamento della tumulazione di una giovane donna, affiancata non molto lontano dalla sepoltura di animali di piccola taglia, forse cani. Un fatto anomalo su cui gli studiosi non fanno per ora alcuna ipotesi, senza azzardare ad accostarlo a riti di culto o di fondazione. «Non mi risulta che ci siano altri casi simili, nemmeno in regioni limitrofe - spiega Renata Curina della soprintendenza - . E dobbiamo verificare la relazione tra queste due sepolture che si collocano in unarea particolare, al limite dellabitato, e non nella necropoli». Ma al di là delle sorprese i nuovi ritrovamenti aggiungono importanti tasselli nella storia dei villanoviani, in questa zona che poi fu abbandonata, progressivamente, spontaneamente quando si decise, per motivi politici, che Bologna sarebbe stata il nuovo centro. «Questo scavo è importante perché ha definito il limite occidentale di questo insediamento abitativo che già si ipotizzava fosse molto vasto - prosegue ancora Curina - . Si è compiuta unindagine sullintera stratificazione che ha evidenziato diverse fasi costruttive in un periodo ristretto. E anche dopo labbandono cè stata una frequentazione in età romana, con un sistema di bonifica e drenaggio, e una successiva in epoca Medievale». Al periodo villanoviano si possono fare risalire un sistema difensivo e le tracce in negativo delle capanne (ci sono i segni nel terreno ma non ci sono tracce degli alzati) che erano disposte in maniera regolare. Segni urbanistici che raccontano di come fosse disposta lantica città mentre i numerosi resti di vasellame e oggetti di uso quotidiano suggeriscono le abitudini di vita di questi lontani antenati. «Siamo in fase di studio e di catalogazione dei reperti ma la volontà della Soprintendenza è di trovare il modo di mettere a conoscenza la città di quanto trovato - conclude ancora larcheologa - . Ci sono sempre più ritrovamenti importanti grazie anche alla collaborazione con il Comune che ha adottato una procedura di analisi preventiva per i nuovi scavi in aree interessanti. E la disponibilità dei proprietari, sempre più sensibili ai temi archeologici».