È stato direttore per trent'anni. «Per i turisti servono percorsi più incisivi» «Ora che la mummia è assente per restauri, sono io la mummia onoraria. Posso affermarlo senza necessità di ricorrere alla datazione radiocarbonica...». Lascia col sorriso Lanfredo Castelletti, direttore dei musei civici di Como dal 1980 fino a ieri, da oggi in pensione. Per rispondere alla chiamata dell'allora sindaco Antonio Spallino, lasciò l'università di Colonia. Lo rifarebbe? Se avessi la macchina del tempo per tornare indietro, rifarei la stessa cosa. Nel 1980 fui chiamato come onorario: venivo una volta al mese dalla Germania per occuparmi solo del museo archeologico. Poi, nell'81 vinsi il concorso e presi servizio in via definitiva. I musei sono cambiati molto da allora. Oggi non vengono più concepiti come semplici custodi del passato, ma come realtà dinamiche che giocano un ruolo chiave anche a livello turistico. Non trova? Sono enormemente cambiati i musei, ma devo dire, per non fare il pavone, che sono cambiati in tutto il mondo. Qui una volta c'erano due custodi che bastavano e avanzavano, perché l'attività era ristretta a quella espositiva. Poi sono arrivati servizi nuovi, come la biblioteca, l'archivio, il laboratorio di archeobiologia... I musei civici di Como, negli ultimi anni interessati da vari interventi di ristrutturazione, sono pronti per competere con le altre realtà? C'è stata una lunga fase di preparazione, di restauri e di allestimenti: adesso, finalmente, è quasi tutto a posto. Manca pochissimo per il Tempio Voltiano. Poi resta la Porta Pretoria, che hanno ricominciato a sistemare. Insomma, ora i musei civici hanno tutto quello che serve... Possono dare un contributo a rendere più turistica questa città? Non possono attirare visitatori da tutta Italia o dall'estero, non possono competere con gli Uffizi, con il Louvre o soltanto con il museo egizio di Torino, che può contare sull'attrattiva determinata da tutto ciò che riguarda l'Egitto e i suoi misteri. La scuola è l'utente principale dei nostri musei e la funzione primaria quella educativa. Il turismo, però, ben venga: un'azione di marketing e forse un restyling, per esempio la realizzazione di percorsi più incisivi, potrebbero dare una marcia in più. Il Tempio Voltiano lo abbiamo solo noi. Si può "sfruttare" di più? Lo sarà non appena finiranno i lavori, tra 20-30 giorni. Ma c'è un'altra cosa su cui non meditiamo abbastanza: abbiamo una pinacoteca che non contiene grandi nomi, ma è fatta con capolavori creati dai comaschi. A cominciare dalla collezioni dei marmi carolingi di Sant'Abbondio, che è una delle più grandi al mondo, passando per le sculture romaniche fino ad arrivare ai 186 disegni di Sant'Elia e all'archivio di Ico Parisi. Ma va educata la gente, affinché capisca che il bello non è solo ciò che porta una griffe, ma qualcosa che mani anonime realizzarono 1500 anni fa in condizioni difficilissime e senza nessun compenso. A settembre si farà la mostra di Sant'Elia di cui si parla da tanti anni. Speriamo sia l'inizio di una maggiore valorizzazione del patrimonio comasco della Pinacoteca... È una delle cose fondamentali da fare in futuro. I dati dei visitatori, che quest'anno sono cresciuti del 18, confermano la bontà di certe intuizioni. Ma chi verrà dopo di me dovrà andare avanti. Sono ben contento che arrivi gente più giovane, con un'altra formazione. C'è già qualche ipotesi di nome? No, credo che il Comune farà un concorso.