Dal Garda a Messina, da Siena alla Murgia, il piano del governo rischia di dare il colpo di grazia al paesaggio. Legittimando l'edilizia selvaggia. Ecco gli scempi del futuro prossimo Arriva l'onda. Un'onda anomala. Un'onda di cemento. La temono in Liguria, dove l'invasione di nuove costruzioni minaccia i pochi varchi lasciati liberi da decenni di speculazioni. Si prepara al peggio il lago di Garda, già deturpato dal boom di seconde e terze case. Guai in vista anche nella fascia agricola che ancora cinge la periferia sud-ovest di Milano, un'oasi di verde sotto assedio ormai da anni. Per non parlare delle regioni del Sud già deturpate da un abusivismo dilagante. "Più case per tutti", annuncia Silvio Berlusconi. Ma il piano studiato dal governo per rilanciare l'edilizia rischia di dare il colpo di grazia ad alcuni dei paesaggi più sensibili del territorio nazionale, aree di straordinario valore ambientale e culturale finora almeno in parte risparmiate dall'aggressione dei costruttori. L'allentamento delle regole, la possibilità di aumentare la cubatura degli edifici fino al 20 per cento, di abbattere e ricostruire, magari altrove rispetto all'originale, le case realizzate prima del 1989, il tutto con procedure ridotte al minimo, viene descritta come una sciagura nazionale dalla grande maggioranza degli urbanisti, degli studiosi del territorio, degli ambientalisti. Un vero 'piano Attila' che secondo Antonello Alici, segretario generale di Italia Nostra, mette nero su bianco la definitiva estinzione "di quel poco di governo del territorio che finora aveva salvato alcune parti d'Italia". Nel mirino degli speculatori rischiano di entrare alcune delle aree a maggior valore ambientale e culturale del Paese. Nella lista spicca il parco dell'Appia antica a sud di Roma, da tempo segnato da abusi piccoli e grandi che ora potrebbero diventare legali. Alle porte di Milano è in pericolo il parco di Monza, polmone verde assediato dalle villette in stile brianzolo. A Torino invece la deregulation introdotta dal piano casa potrebbe addirittura stravolgere la struttura urbana del centro già compromessa da demolizioni e grandi opere. E al Sud va citato a titolo di esempio, ovviamente in negativo, la colata di cemento che ha stravolto l'area costiera dello stretto di Messina. Qui il piano casa, secondo le critiche di Italia Nostra, rischia di legalizzare perfino le costruzioni in aree ad alto rischio di frane e alluvioni. Peggio ancora. Il nuovo provvedimento studiato dall'esecutivo con la collaborazione (interessata) di alcuni governatori regionali come Giancarlo Galan (Veneto) e Ugo Cappellacci (Sardegna) andrebbe ad aggravare la situazione ormai fuori controllo di alcune grandi aree urbane. Gaetano Benedetto, condirettore generale del Wwf, parla di "polverizzazione edilizia". E cioè una miriade di iniziative che finiscono per sottrarsi a una qualunque regia centrale. "Nella sola città di Roma giacciono almeno 700 mila pratiche edilizie inevase", segnala Benedetto. A cui vanno aggiunti i 60 milioni di metri cubi supplementari previsti dal piano regolatore varato dalla vecchia giunta di Walter Veltroni. Basterà l'effetto annuncio della legge berlusconiana per provocare un aumento delle richieste dei cittadini. E alla fine, prevede Benedetto, "sarà il caos, una situazione ingovernabile dove risulterà di fatto impossibile perseguire gli abusi". Roma non è un'eccezione. Molte importanti amministrazioni comunali, non solo al Sud, faticano a gestire l'esistente. E adesso rischiano di essere travolte da una valanga di lavoro straordinario. Niente paura, fa sapere il governo, la burocrazia sarà ridotta al minimo. Nel nome della deregulation, il permesso di costruire verrà abolito e sostituito da una perizia giurata del progettista. In pratica, sarà lo stesso geometra pagato dal costruttore ad autocertificare la regolarità dell'intervento edilizio. In questo modo, sostiene Alici di Italia Nostra, "si legalizza un principio dagli effetti devastanti, peraltro già molto applicato in Italia. È il principio secondo cui prima si fanno i lavori e poi qualcuno controllerà se si poteva oppure no". E a questo punto, come insegna l'esperienza del passato, l'eventuale abuso potrà essere sanato con un provvedimento ad hoc. Le possibilità di manovra per gli speculatori allora diventano pressoché infinite. Del resto, è lo stesso progetto casa berlusconiano a somigliare molto a un condono camuffato. Le irregolarità degli anni scorsi - alzare il tetto, aggiungere una stanza, chiudere un balcone - potranno essere sanate in base ai criteri introdotti dal nuovo provvedimento. Liberi tutti, allora. Magari rispettando i più moderni criteri di risparmio energetico e sicurezza. Perché chi abbatte una casa costruita prima del 1989 potrà rifarla più grande di prima (fino al 30 per cento) anche in un luogo diverso dall'originale, ma a patto che si adegui a determinati standard ecologici. Fin qui niente di straordinario o particolarmente innovativo. Anche il Wwf si dichiara favorevole ai provvedimenti che consentono aumenti delle volumetrie condizionandoli all'aumento dell'efficienza energetica delle abitazioni. Il fatto è, però, che l'indubbio vantaggio per l'ambiente rischia di essere annullato dal consumo supplementare di territorio. Se nei centri cittadini mancherà lo spazio per ristrutturare e ricostruire, gli immobiliaristi demoliranno i vecchi edifici per lottizzare nuove aree di periferia strappate a quel poco che resta di verde e agricoltura. "La dimensione urbana conquisterà nuovi spazi e si aggraverà il problema del consumo di suolo libero, e quindi di paesaggio", dice Sergio Lironi, presidente onorario di Legambiente a Padova. Paesi come Germania e Inghilterra hanno da tempo affrontato la questione fissando limiti severissimi per impedire le nuove costruzioni su terreni agricoli. "In Italia invece cemento e asfalto stanno divorando territorio a una velocità sempre maggiore", denuncia Paolo Pileri, il professore del Politecnico di Milano che guida l'Osservatorio nazionale sui consumi di suolo, promosso dall'ateneo lombardo insieme a Legambiente e all'Istituto nazionale di urbanistica. E così, secondo gli unici dati disponibili, tra il 1999 e il 2004 le aree urbanizzate, cioè trasformate da cemento e infrastrutture, sono cresciute in Lombardia di 24.742 ettari: quasi 5 mila all'anno. È come se ogni 12 mesi nella Pianura padana si costruisse una nuova città delle dimensioni di Brescia là dove prima c'erano prati, terreni agricoli e boschi. In Liguria, già sottoposta a un enorme stress ambientale, dal 1990 fino a oggi è andato perduto oltre il 45 per cento del territorio libero. Anche in Veneto l'ultimo decennio è stato segnato da una velocissima espansione degli insediamenti residenziali e produttivi. Dal 2001 al 2007 sono state realizzate case d'abitazione per circa 40 milioni di metri cubi all'anno. Quanto basta per dare alloggio ad almeno 600 mila nuovi abitanti. Al ritmo di incremento demografico attuale (immigrati compresi) servirebbero 15 anni per utilizzare tutte queste abitazioni, come ha calcolato Tiziano Tempesta dell'Università di Padova. E nel frattempo continuano a mancare gli alloggi per chi ne ha più bisogno: giovani coppie, famiglie povere e immigrati. In Veneto come altrove, il frenetico sviluppo edilizio degli ultimi anni ha privilegiato le iniziative speculative: villette, capannoni e centri commerciali. Poco o nulla, invece, per le fasce più deboli della popolazione. E adesso che la recessione minaccia i bilanci dei costruttori, Galan rilancia. La giunta veneta ha fatto addirittura da battistrada varando a tempo di record (martedì 10 marzo) un progetto di legge sulla casa che anticipa le novità governative. Da altre Regioni, invece, arrivano reazioni tiepide o negative. Il presidente della Liguria, Claudio Burlando, ricorda che "questo governo ha tagliato i fondi stanziati per l'edilizia residenziale pubblica". In Piemonte, Mercedes Bresso avverte che "il piano potrebbe provocare disastri sia nel patrimonio architettonico delle nostre città che nel paesaggio delle nostre campagne". Hanno preso le distanze anche Calabria, Umbria ed Emilia Romagna. Ce n'è abbastanza per prevedere che il piano casa finirà sotto il fuoco incrociato delle regioni. Quelle guidate dal centrosinistra, probabilmente. Ma non solo, visto che da Palermo anche il governatore Raffaele Lombardo ha accolto con freddezza le novità da Roma. Del resto in materia di governo del territorio e tutela ambientale, la Costituzione assegna alle Regioni una competenza concorrente con quella del governo centrale. Che deve limitarsi a fissare principi fondamentali. "Ma a questo punto non escludo ricorsi alla Corte Costituzionale per risolvere eventuali conflitti", dice Daniele Granara, avvocato che da anni difende le ragioni delle grandi associazioni ambientaliste. Giovanni Losavio, presidente nazionale di Italia Nostra, arriva a ipotizzare "una violazione di tre diverse norme costituzionali, compreso il principio fondamentale di tutela del paesaggio". Ma più che dai ricorsi legali, i programmi berlusconiani potrebbero essere frenati dalla recessione. Nella sola Milano oggi si contano oltre 100 mila appartamenti sfitti. I prezzi degli immobili sono in caduta. Dopo gli anni del boom innescato dal credito facile, le aziende faticano a finanziare i nuovi investimenti. E le banche scottate dalla crisi pensano più che altro a ricapitalizzarsi stringendo le maglie di prestiti e mutui. Intanto nelle agenzie si accumulano offerte di immobili che restano invenduti. E il piano casa non sembra davvero in grado di contrastare neppure l'impennata della disoccupazione. Anzi, come ricorda anche il Wwf, il "settore edile è il più segnato dal lavoro nero". n Dieci tesori sotto tiro Sono i tesori ambientali e culturali più minacciati dal cemento: le dieci aree più a rischio in una lunga lista di 'paesaggi sensibili' schedati in tutta la Penisola da Italia Nostra, che ora teme l'assalto finale dell'edilizia speculativa, favorito dal piano casa berlusconiano. Già ora le Soprintendenze faticano a frenare lottizzazioni e abusi. 1. Stretto di Messina Emergenza abusivismo in coste a rischio idrogeologico. 2. Parco dell'Appia Antica Dopo il traffico e gli abusi, il pericolo è Villettopoli. 3. Tuvixeddu Antica necropoli di Cagliari minacciata dall'edilizia di periferia. 4. Campagna senese Paesaggio-icona assediato dalle lottizzazioni. 5. Città di Torino Demolizioni e nuove opere minano la trama urbana di matrice romana. 6. Parco del Delta del Po Assediato da maxi-progetti turistici e centri commerciali. 7. Paesaggio Palladiano Capannoni e villette a schiera tra le storiche ville venete. 8. Parco di Monza Oasi verde già minacciata dalla deregulation paesistica. 9. Lago di Garda Lombardia e Veneto programmano l'ennesimo sacco edilizio. 10. Murgia Materana Paesaggio per la prima volta minacciato dall'espansione residenziale collegata al piano casa. Corsa al mattone Permessi di costruire. Fabbricati residenziali nuovi e relative abitazioni. Anni 2000-2006 (volume in metri cubi vp e superficie in metri quadri) ANNI Fabbricati Abitazioni Numero Volume Superficie Numero Superficie Stanze Accessori totale utile abitabile 2000 44.284 86.762.400 27.410.341 184.424 15.053.472 693.745 587.667 2001 43.624 87.760.732 28.007.438 189.025 15.114.416 695.388 602.706 2002 45.850 94.617.178 29.840.633 209.228 16.322.853 755.873 648.829 2003 48.507 101.932.025 32.306.612 229.526 17.563.337 808.823 699.292 2004 53.489 115.569.928 36.494.146 268.385 19.898.618 916.880 788.976 2005 54.082 118.045.941 37.212.041 278.602 20.479.027 940.019 817.392 2006 52.424 111.423.259 34.863.786 261.455 19.143.787 882.617 767.285 Com'era verde l'Italia Superficie totale libera (in ettari) 1990 2005 Var. in ettari Var. in ITALIA 21.466.040 17.803.010 -3.663.030 -17,06 Piemonte 1.679.630 1.370.760 -308.870 -18,39 Valle d'Aosta 164.880 149.350 -15.350 -9,31 Liguria 249.000 135.570 -113.430 -45,55 Lombardia 1.508.601 -1.233.580 -275.021 -18,23 Prov. Bolzano 564.160 548.030 -16.130 -2,86 Prov. Trento -440.600 452.250 11.650 2,64 Veneto 1.248.070 1.094.350 -153.720 -12,32 Friuli-V.Giulia 441.630 377.960 -63.670 -14,42 Emilia-Romagna 1.676.320 1.306.010 -370.310 -22,09 Toscana 1.690.320 1.424.670 -265.650 -15,71 Umbria 661.150 593.710 -67.440 -10,20 Marche 773.620 682.500 -91.120 -11,78 Lazio 1.193.220 967.280 -225.940 -18,93 Abruzzo 783.290 644.520 -138.770 -17,72 Molise 333.620 275.040 -58.580 -17,56 Campania 929.890 789.890 -140.000 -15,05 Puglia 1.570.320 1.312.620 -257.700 -16,41 Basilicata 794.960 755.070 -38.890 -4,89 Calabria 1.031.700 762.140 -269.560 -26,13 Sicilia 1.798.070 1.402.720 -395.350 -22,00 Sardegna 1.935.240 1.525.010 -410.230 -21,20 Fonte: Istituto centrale di statistica E il capannone diventa residenziale Un affare per i big, non per i cittadini. I tecnici di Italia Nostra hanno fatto una simulazione sugli effetti economici della deregulation edilizia annunciata da Berlusconi. Applicando gli aumenti di cubatura indicati dallo stesso premier, il piccolo proprietario ci guadagna poco o nulla, le grandi immobiliari fanno profitti enormi. CONDOMINI Solo il proprietario unico può sopraelevare liberamente il suo palazzo. La maggioranza degli italiani che vive in condomini ha invece bisogno del consenso di tutti i vicini. Nelle città ora sono a rischio i quartieri storici dell'800 e '900. PALAZZI A BLOCCHI Per ogni immobile-tipo dell'edilizia speculativa (cinque piani per 20 mila metri cubi) il costruttore-titolare ricava 2 mila metri quadrati in più. CAPANNONI "L'affare gigantesco è la ristrutturazione dei centri commerciali in crisi", denuncia Italia Nostra. Un ipermercato con una superficie coperta di 40 mila metri quadri (e 6 di altezza) si potrà riciclare come residenziale, con un regalo governativo di ben 50 mila metri cubi. Mini-appartamenti in vista anche nei capannoni industriali che deturpano il Nord-est, da sopraelevare e probabilmente soppalcare. IMMOBILI PUBBLICI I tecnici prevedono un assalto speculativo alle proprietà dismesse da enti pubblici, come le caserme e le strutture minerarie in Sardegna. MAXI-VILLE Le grandi residenze di lusso (da 3 a 5 mila metri cubi) ottengono dal governo circa 500 metri quadrati di nuova superficie edificabile. Oggi la demagogia, domani gli affari Il costruttore: i cittadini saranno le vittime colloquio con Luca Beltrami Gadola Luca Beltrami Gadola ha chiuso due anni fa la storica impresa di famiglia, fondata dal bisnonno nel 1878. Costruttore e opinionista, a 71 anni è una delle più informate voci critiche sugli interessi che dominano l'urbanistica in una città pilota come Milano. Che ne pensa del piano-casa lanciato da Berlusconi? "Per ora è solo un annuncio con un altissimo contenuto di demagogia. Nell'immediato avrà scarsi effetti reali: il mercato dell'edilizia è fermo perché manca la domanda. Con questa crisi dove li trova, il cittadino, i soldi per allargarsi la casa?". Ma allora a cosa punta il governo? "È un operazione concepita per il dopo-crisi. Quando inizierà la ripresa, i grandi costruttori potranno tornare a distruggere le nostre città e campagne. È la filosofia del liberi tutti: i progetti non hanno più bisogno di approvazioni, basta un professionista che auto-certifica. Questa edilizia polverizzata è il peggior modello di sviluppo immaginabile. Le vittime sono i cittadini che vanno ad abitare in periferie senza trasporti né verde, né servizi". Chi può salvarci dal cemento? "Gente come Ligresti. Se ogni milanese si fa il suo piccolo sopralzo, chi glieli compra i grattacieli della fiera? Quando il mercato ripartirà, ci penseranno le lobby dei costruttori a fermare l'eventuale boom dell'edilizia fai-da-te. E tutto tornerà in mano ai re del mattone, come sempre".
L'Espresso
13 Marzo 2009
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PA
Paolo Biondani
L'Espresso
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