Non credo proprio che l'attuale ministro dei beni e delle affività culturali Sandro Bondi sia posseduto, come sostiene col suo stile spumeggiante e provocatorio Marcello Veneziani su Libero (6 marzo), dall'ossessione di piacere alla sinistra culturale italiana. Ritengo invece che abbia ragitine Gaetano. Salvemini, quando giustamente sosteneva che un uomo di trent'armi che non fa il socialista o il comunista dimostra di non avere un cuore, ma se lo stesso individuo conserva la medesima idea anche a cinquant'anni dimostra di non avere testa. li grande storico pugliese nella sua introduzione alla raccolta degli scritti sulla questione meridionale (1955) scriveva infatti: «Il marxismo è una droga meravigliosa: prima sveglia gli animi dormienti e poili rimbecillisce nella ripetizione di formule che spiegano. tutto e non dicono nulla». a perci ragione Veneziani quando, a proposito della proposta di Bondi di «dedicare il terzo canale pubblico alla cultura e alla qualità negandolo alla pubblicità e al popolo rozzo dell'auditel», scrive della sinistrà nostrana: «Una sinisira inteffigente capirebbe che una TV più colta e di qualità sarebbe non solo ottima peril Paese ma sarebbe anche una grande occasione per se stessa, avendo pi autori, pi mafie e pi poteri dalla propriaparte. Ma la sinistra è rincoglionita, non ha idee, non capisce più, si indigna come i cani di Pavlov solo perché la proposta arriva da casa Berlu sconi». Il fatto è che la sinistra itallana a forza di usare formule vuote di slogan, che «spiegano tutto e non dicono nulla», ha finito col perdere ogni rapporto con la viva realtà del Paese ed è stata quindi esiromessa, nelle sue punte estreme e pi dogmatiche, dallo stesso Parlamento italiano. Eppure essa dispone presso la RAI-TV di numerose schiere di seguaci, di registi teatrali e cinematografici, di uomini di spettacolo e divarietà, cioè di tutta quanta l'intellighentsia nostrana annidata nella RAI-TV. E, nonostante questa abbondanza di idee e di pensatori, essa ha lasciato depérire li servizio pubblico televisivo al punto di averlo trasformato in una sorta di ricettacolo inguardablle perché ricolmo di silazzatura e di aver subito il sorpasso, anche a livello pubbllcitario, di Mediaset che, conun terzo dei dipendenti della RAI-TV, riesce a mandare in onda ogni giomo tre canali radiotelevisivi. Essa infatti non è riuscita ad esprimere una sola idea ed un solo programma intomo ai quali far ruotare l'intero servizio radio-televisivo, un qualcosa cioè che possa riconiare, anche lontanamente, l'impresa compiuta da Ettore Bernabei negli anni Cinquanta quando riusì, attraverso lo strumento televisivo, ad unificare un paese ancora diviso in cento città e soffocato da mille dialetti incomimicabifi. E di fronte a questa comprovata sterilità della cultura della sinistra che in Sandro Bondi, come in tutti coloro che in giovane età hanno posseduto un cubre che batteva a sinistra, è prevalso alla fine un sentimento di sconforto e di delusione che appare tanto pi forte e irriducibile quanto pi viene manifestato da coloro che si sentono, nonostànte il loro fallimento epocale, una razza antropologicamente e moralmente superiore e vin cente. Non è perci una sorta di complesso di inferiorità che spinge Sandro Bondi a cercare in continuazione il dialogo con la sinistra ma, da un lato, un senso spiccato del dovere e, dall'altro, la convinzione di non lasciare mai nulla di in- tentato per difendere e promuovere valori indivisibifi co. me quelli testimoniali da un patrimonio culturale come il nostro che rappresenta li 57 dell'intero patrimonio mondiale. Esemplare, sotto ogni aspetto, è la battaglia che il ministro Bondi viene conducendo in questi giorni per la valorizzazione di questo nostro inestimabile patrimonio. Tutte le oche del Campidoglio che, a cominciare dall'archeologo Salvatore Settis di- messosi in polemica con Bondi dal Consiglio superiore peri Beni culturali, continuano a stamazzare come se fossero arrivatiibarbari, dimenticano che li problema oggi non sta tanto in una drastica riduzione dei fondi stanziati quanto nell'incapacità . dell'amministrazione statale di spenderli. Come ha dimostrato ilCorriere (5 marzo), le cifre parlano chiaro. Nel settore dell'archeologia su 22 milioni e 445 mila euro stanziati nel 2008, il ministero ha speso solo il 33. Nel settore dei beni architettonici, su 115 milioni e 155 mila euro stanziati, è stato speso solo il 54,12. Per quanto il- guarda li patrimonio storico e artistico, s unacifradi3l milioni e 203 mila euro stanziati, è stato speso solo il 51, 99. Per quanto riguarda gli archivi, su 36 milioni e 301mila euro, s'è speso solo il 43,15 sempre nel 2008. Perle biblioteche, su 22 milioni e 747 mila euro stanziati, il Ministero ha speso solo il 37,63. Insomma, su una cifra di444 milioni e 167 mila euro stanziati, la burocrazia romana è riuscita a spendere solo il 44,64. Il resto è finito nei residui passivi e forse Tremonti non farebbe del tutto male ad incamerarli per far fronte alla crisi economica che oggi colpisce le famiglie e le imprese.
Bondi dialoga con la sinistra non per piacere ma per dovere
Il ministro dei beni e delle attività culturali Sandro Bondi è stato criticato da Marcello Veneziani per la sua presunta ossessione di piacere alla sinistra culturale italiana. Veneziani sostiene che Bondi non abbia testa e che la sinistra italiana sia rincoglionita e non abbia idee. Il ministro Bondi è stato anche criticato per aver lasciato deperire il servizio pubblico televisivo della RAI-TV, che è stato trasformato in un ricettacolo ingiustificabile. La sinistra italiana è stata accusata di non avere una sola idea e di non essere in grado di esprimere un programma unificatore.
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