Ho due buoni motivi per parlare di Villa Paganini. Vivo nella zona da quasi trent'anni e sono un insaziabile visitatore di città. Per il primo motivo conosco la villa da sempre: i miei figli ci hanno passato molto tempo, negli anni Settanta, quando il parco era ancora in condizioni accettabili. Per il secondo, sono sempre spinto a domandarmi che cosa potrebbe essere un giardino come quello in altre capitali, ad esempio a Parigi o a New York. Di un restauro, la Villa (un bellissimo esempio di spazio con paesaggio artificiale) aveva bisogno urgente. Da una decina d'anni era abbandonata, spelacchiata e pericolosa. Condivideva, in questo, la sorte di troppa parte del patrimonio verde di Roma, sporco e mal tenuto. Il restauro mi pare ben riuscito, a differenza di altri restauri prodotti negli ultimi anni dall'assessorato all'Ambiente, che sono stati invece dei fiaschi. Penso al recente (2003) rifacimento della vicinissima Piazza Caprera: al centro vi è atterrato un disco volante dì marmo nero, del tutto estraneo al contesto architettonico, con una fontana e due brutte statue, l'insieme è stato illuminato a giorno come un campo di calcio. Una sorta di presagio o di invito: oggi bande di teppi-stelli la usano per giocare a pallone fino a notte e per scorrazzare su automobiline senza patente, con accompagnamento di urla da brivido. A Villa Paganini è andata meglio: sono state plausibilmente recuperate le strutture preesistenti (il laghetto, la cascata, il ponticello, il piccolo colle), è stata finalmente creata una cancellata protettiva per le ore di buio. L'insieme è piuttosto elegante e accurato. Mi dicono, però, che già nei primissimi giorni sono cominciati gli inconvenienti: cani portati a fare i loro bisogni fuori delle aree dedicate, bottiglie e rifiuti gettati nelle fontane. I romani antichi avevano il concetto di "limes", il confine che non poteva essere superato a nessun costo. I romani di oggi lo hanno dimenticato: non c'è nessuno spazio che possa essere preservato per una funzione esclusiva. A Roma, gli spazi rinnovati richiedono sempre vigilanza e controllo, oltreché cittadini civili. Se sarà rispettata e sorvegliata, Villa Paganini potrebbe somigliare a Gramercy Park, un quadrato verde che si trova al centro di Manhattan, in una piazza silenziosa. (Ma lì la chiave del cancello è in mano ai residenti della zona, che trattano la villa come cosa propria, anche se la aprono al pubblico.) A Parigi, potrebbe essere come il magnifico parco di Belleville, costruito ai primi del Novecento per "il diletto e la ricreazione" dei cittadini: ricco di colli, acque, fiori (che mancano a Roma!), insediamenti di animali, caffè (silenziosi) e ristoranti. Non so se Roma riuscirà ad arrivare a questi livelli, dai quali oggi è lontana. Lo capiremo tra qualche tempo. Suggerisco di tener d'occhio un paio di indicatori, che a me sembrano infallibili: una risorsa come Villa Paganini sarà patrimonio della città quando i bambini potranno giocarci indisturbati e quando sarà possibile passarci un paio d'ore leggendo il giornale (magari "Il Messaggero") e commentandolo nel silenzio con qualcuno il cui parere ci è caro. Raffaele Simone è Professore di Linguistica generale - Università Roma Tre