Sono a Porta Rudiae, accanto al Bar Rudiae, guardo la colonna che ricorda Quinto Ennio; accanto a me passa una signora con la spesa. Le chiedo dove sono gli scavi archeologici di Rudiae, l'antica capitale della Messapia e lei mi indica un cippo in pietra leccese collocato davanti all'ex Bobò, il vecchio carcere della nostra città ora restaurato per ospitare il Tribunale dei Minori. La signora sembra molto informata e dice che basta seguire l'indicazione dei cippi, sui quali, come negli antichi miliarî romani, è inciso il nome Rudiae con una freccia che indica la direzione. È facile arrivarci in auto ma anche a piedi; passo oltre la circonvallazione, poi costeggio il Monastero dei Domenicani, trasformato in Centro Culturale che ospita incontri scientifici internazionali. Ancora oltre, ed è un pullulare di villette, alcune anche graziose che lasciano intravedere sulla sinistra Villa Mellone quindi un'ordinata serie di isolati e condominî: i cartelli indicano l'area come Lottizzazione Comparto 41. Prima era chiamata Lottizzazione «Parco Rudiae» ma questo creava confusione con il vero parco archeologico della capitale messapica che infatti si intravede subito dopo, con le antiche mura, purtroppo ancora dominate dall'orrendo traliccio metallico del ripetitore. Ma le mura dell'antica città appaiono ora ripulite dai rovi e dalle discariche e le case della Lottizzazione Comparto 41 si affacciano su un'area di rispetto dove è possibile seguire il percorso dei blocchi squadrati: lungo la strada, tra gli edifici moderni e le mura messapiche, è stata creata una «piazza archeologica» che è anche un punto di aggregazione; lì si può osservare la strada antica che collegava Rudiae alla vicina Lecce, che allora si chiamava Lupiae, e poi una struttura ovale con grandi blocchi squadrati, forse un bacino per la raccolta dell'acqua. Guardando verso destra, osservo gruppi di persone in bicicletta che approfittano della giornata di sole: ci sono piste ciclabili che corrono per vari chilometri, costeggiando il percorso delle antiche fortificazioni. Si aprono scorci straordinari tra paesaggio e archeologia e pannelli ben illustrati spiegano ai ciclisti in quale punto della città messapica ci troviamo. Sarà forse a causa dell'aria tiepida e del verde, ma mi sento invadere da una sensazione di serenità e di orgoglio di vivere tra cittadini che sanno usare così bene il loro straordinario territorio, dove la terra nasconde tanti tesori. Infatti più avanti si trova il fondo Acchiatura: venne così chiamato nell'Ottocento perché si erano trovate tombe, piene di vasi figurati e di bronzi, insomma acchiature. Di fronte all'Istituto Tecnico Agrario c'è un cancello con l'ingresso ad una struttura prefabbricata molto sobria: un cartello la indica come «Laboratorio Didattico di Archeologia». Nel cortile centrale ci sono i ragazzi delle Scuole Medie che ascoltano una giovane archeologa mentre spiega che lo scavo è come la lettura di un libro scritto dagli uomini del passato nel nostro sottosuolo. Gli strati archeologici sono come le pagine di questo libro che racconta le storie dei nostri nonni e bisnonni, via via sino a risalire a più di ottanta generazioni fa, quando gli abitanti del luogo si chiamavano Messapi, quelli che vivono nella Terra di Mezzo. Nel campo vicino i ragazzi sono intenti alle attività di scavo e si appassionano a riconoscere i vari tipi di ceramica e le ossa degli animali che sono contenuti nel terreno. Uno di loro sembra piuttosto sveglio e mi dice che gli piace molto questo lavoro: scavando i muri e le case dei Messapi ha capito che la storia che si studia a scuola è esistita davvero. È bello pensare che a pochi chilometri di distanza c'è il Museo Diffuso di Cavallino, dove in un altro cantiere all'aperto gli studenti di archeologia dell'Università si esercitano, sotto la guida dei loro docenti, nello scavo stratigrafico. Sono invaso da una sensazione di benessere e di ottimismo e penso che anche a Lecce, come in altri parti d'Europa, l'archeologia è un metodo potente di educazione dei giovani. L'«uso pubblico della Storia» non è una formula vuota, ma un modo di partecipare alla vita delle comunità. Proseguendo nel fondo Acchiatura ecco la bellissima strada basolata: somiglia molto a quella di età romana rinvenuta a Lecce in via Rubichi e potrebbe essere la sua prosecuzione, puntando poi verso la costa ionica. Accanto è il cosiddetto Anfiteatro: qui lavorano Università e Soprintendenza e sono venuti alla luce muri possenti in blocchi squadrati uniti con rara abilità. Si dispongono intorno ad una conca ricca di verde: man mano emergono nuove strutture e gli archeologi discutono: «non è certo un anfiteatro così vicino a quello di Lupiae, in piazza Sant'Oronzo!». Alcuni pensano che fosse un lacus dove le acque piovane venivano raccolte per conservare una riserva del prezioso elemento, indispensabile per la sopravvivenza di uomini ed animali in una regione priva di fiumi. Ma gli scavi sono in corso e promettono risultati straordinari: già si parla di una pubblicazione che faccia conoscere al mondo scientifico internazionale l'archeologia di Rudiae. Siamo nella periferia di Lecce appare l'area della città antica è ormai integrata nel territorio urbano, percorsa da una intensa vitalità: perfino gruppi di turisti si fermano ad ammirare i resti di un tempio e le grandi tombe a lastroni lavorati con un eccezionale tecnica. Nei campi oltre l'Istituto Agrario vedo gli archeologi che aprono trincee di scavo per rilevare le strutture della città che saranno posizionate nel GIS, il Sistema Informativo Territoriale in uso nei Laboratori dell'Università. Le trincee vengono poi ricoperte dopo lo scavo e restituite alle attività agricole che modellano il paesaggio verde di quest'area: un Parco Archeologico Urbano come qualche anno fa la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone aveva prefigurato. Tanti reperti vengono fuori dagli scavi, una ricchezza per il Museo Castromediano e per il Museo Storico della città sorto presso il Monastero delle Clarisse e tante possibilità di lavoro per i giovani archeologi della Facoltà di Beni Culturali «Presto, devi andare all'Università, c'è il Consiglio di Facoltà», mi scuote mia moglie Véronique. Mi ero addormentato leggendo il giornale, e riaprivo gli occhi sulla pagina con la foto del Soprintendente Andreassi che annuncia il ricorso al Consiglio di Stato come risposta alla sentenza del Tar sulla lottizzazione «Parco Rudiae»: l'unico parco che si riuscirà mai a realizzare nell'antica capitale dei Messapi!!
Rudiae. Gli scavi, il parco archeologico la valorizzazione della cultura nel sogno di un archeologo
Il testo descrive un'esperienza personale dell'autore a Porta Rudiae, accanto al Bar Rudiae, in Lecce. L'autore chiede informazioni agli abitanti sulla posizione degli scavi archeologici di Rudiae, l'antica capitale della Messapia. Una signora gli indica un cippo in pietra leccese e gli spiega che basta seguire l'indicazione dei cippi per raggiungere gli scavi. L'autore segue l'indicazione e arriva a un'area di rispetto dove si trova una piazza archeologica con strade antiche e mura messapiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo