AGRIGENTO - Il Signore stavolta non l'ha proprio aiutato. E il vescovo di Agrigento, in passato accusato di eccessiva comprensione per gli abusivi della Valle dei Templi, s'è ritrovato a difendere iì progetto di un paio di costruttori mafiosi nel giorno del loro arresto. Una coincidenza sfortunata per monsignor Carmelo Ferraro, adesso inavvicinabile, trincerato in Curia, con le porte sbarrate ai cronisti che chiedono come mai la Chiesa abbia finito per sponsorizzare la costruzione di un mega centro commerciale da 13 mila metri quadrati a due passi dai Templi, proprio sulla collina con vista sulla casa di Pirandello, scenario naturale di questo ennesimo paradosso. E dire che tutti erano stati messi in guardia da quei rompiscatole di Legambiente, a cominciare da Giuseppe Arnone, l'uomo che qui fa venire l'orticaria a potenti grandi e piccoli. L'avevano gridato ai quattro venti che l'affare dell'Ecoter era illegale. Più ingenui di così non potevano essere il vescovo ed alcuni suoi sacerdoti impegnati un mese fa perfino in affollate riunioni con gli inconsapevoli parrocchiani per cercare consensi e illustrare in sacre-stia progetto, sbancamenti e costruzioni. Riunioni tenute insieme con gli appaltatori poi arrestati, nella città dove il Papa tuonò dieci anni fa contro la mafia, minacciando l'ira di Dio contro i boss. Stavolta si sono lasciati illudere dalla prospettiva dei 400 posti promessi i parroci di Villaseta e Monserrato, i due aridi quartieri cresciuti anonimi e senz'anima sulla strada per Porto Empedocle. Ecco il cuore dell'area scelta dagli imprenditori Gaetano Scifo e Calogero Russello per il grande business orchestrato con robuste tangenti a politici e burocrati, primo fra tutti, stando all'accusa, l'ex assessore ai Lavori pubblici Vincenzo Lo Giudice, capofila di un siculo pragmatismo politico non a caso soprannominato «Mangialasagne». Tutti in carcere da dieci giorni, da quel lunedì 29 marzo che il vescovo difficilmente dimenticherà. Perché dopo settimane di tira e molla in Consiglio comunale, con l'agguerrito Arnone scagliato contro la «ScifoRussello», dopo violentissime accuse di illegalità per un Centro commerciale «nato fuori da ogni norma», proprio la mattina degli arresti l'addetto stampa del vescovo invia ai giornali due paginette a firma «Carmelo Ferraro, Arcivescovo». Esplicito l'obiettivo: «Esprimere la mia piena e totale solidarietà... affinchè la Commissione urbanistica del Comune di Agrigento, senza ulteriori tentennamenti e ritardi, prenda in analisi il progetto sul Centro commerciale di Villaseta-Monserrato». E, dopo un richiamo al Papa e all'enciclica Laborem Exercens, il presule indica la strada «per uscire dal ghetto», cosa buona per tutti, «tranne per chi ha "interessi occulti"». Accusa di inconfessabili intrallazzi rovesciata proprio quella mattina contro gli avversari dei costruttori. Con evangelica chiosa finale: «Gesù ha detto che non vi è nulla di nascosto che non sarà svelato». Se non fossero scattate le manette per imprenditori e politici impegnati nella cosiddetta «riqualificazione urbana» dei due quartieri, quel nero lunedì della storia agrigentina Arnone, chissà, forse avrebbe incassato in silenzio. Ma lui che nel '90 fece dimettere dalla carica di sindaco per una strada illegale il fratello di Scifo il costruttore e che, in tempi più recenti, ha vinto la battaglia contro l'ex sindaco Sodano condannato in Cassazione per abusivismo, poteva starsene muto mentre nelle redazioni la nota della Curia veniva schiacciata da 800 pagine di atti giudiziari? Ed è corso a scrivere la contro-nota invitando il vescovo «a fare autocritica, a non aggredire le persone perbene, a non schierarsi a difesa degli affari della mafia». Un ping pong rimbalzato nella polverosa Villaseta, nella chiesa di Santa Croce dove il giovane parroco don Mario Sorce non si pente degli incontri organizzati tra fedeli e Scifo: «Abbiamo difeso il progetto, non l'appaltatore. Abbiamo pensato ai posti di lavoro, non agli affari...». Ed è l'unica voce che si riesce a raccogliere anche se don Mario minaccia querele per chi scriverà il suo nome. Si nega perfino il vescovo, rispondendo per caso ad una telefonata: «Richiami fra mezz'ora». Ma dopo mezz'ora dall'altra parte del filo c'è il fido segretario, Don Giuseppe: «Eventuali risposte solo per fax... No comment». Ma non si parla d'altro, qui. Dentro e fuori il municipio dove non mancano burocrati sotto inchiesta perché ritenuti comprensivi con Scifo e, soprattutto, con quel Russello forte di un assessore, all'anagrafe suo nipote. Quanto basta per pensare ad una possibile richiesta di scioglimento del Comune per mafia. Come potrebbe proporre lo stesso Arnone: «Tranne che non si allontanino alcuni assessori e si rimuovano certi funzionari...». Gli stessi che avevano osannato alle riunioni in sacrestia. L'OPERAZIONE Gli arresti Lunedì 29 marzo vengono arrestati gli imprenditori siciliani Gaetano Scifo e Calogero Russello, che secondo le accuse, avrebbero versato tangenti a politici e burocrati, primo fra tutti l'ex assessore ai Lavori pubblici di Agrigento Vincenzo Lo Giudice, per ottenere i permessi necessari alla realizzazione di un enorme centro commerciale a pochi passi dalla valle dei Templi IL PROGETTO L'area Il progetto prevedeva di costruire il centro commerciale, per un totale di 13 mila metri quadrati edificati, nel territorio di Villaseta e Monserrato, due quartieri lungo la strada per Porto Empedocle. Il cuore dell'area destinata a ospitare il progetto, chiamato «Ecoter», sarebbe stata la collina con vista sulla casa di Pirandello LA CHIESA II ruolo della curia La chiesa locale ha avuto un ruolo nella vicenda, arrivando a organizzare riunioni con i parrocchiani per illustrare i dettagli del progetto e cercare consensi. Proprio la mattina degli arresti l'addetto stampa dell'Arcivescovo di Agrigento, Carmelo Ferrara, aveva inviato ai quotidiani due pagine firmate dal presule, con le quali monsignor Ferrara invitava la Commissione urbanistica del Comune di Agrigento a prendere in analisi il progetto sul Centro commerciale. LE POLEMICHE Gli ambientalisti Da tempo gli ambientalisti, Legambiente in testa, avvertivano che il piano per la costruzione del centro commerciale era nato «fuori da ogni norma». E l'avvocato Giuseppe Arnone, membro della segreteria nazionale dell'associazione ambientalista, si era opposto aveva più volte denunciato pubblicamente l'illegalità dell'operazione.