Quando le città si espandono i proprietari delle aree di nuova urbanizzazione si avvantaggiano in misura più o meno cospicua. Costoro, però, nulla hanno fatto per guadagnarsi questo plusvalore. Sono restati inerti in attesa che questo felice evento si concretizzasse. Se «si sono mossi» hanno solo trafficato per ottenere ché ciò avvenisse il più rapidamente possibile. Nel frattempo spesso hanno abbandonato quelle aree, anche dal punto di vista agricolo, lasciandole divenire degradanti discariche ai margini della città. Per altro verso non è affatto detto che un'area, anche se confinante con quelle già urbane, debba essere prima o poi urbanizzata. La comunità, attraverso il piano regolatore, potrebbe anche prevedere che l'espansione avvenga in altra direzione o che, pur avvenendo in quella, siano ivi lasciate delle sacche di verde agricolo. Riassumendo. I proprietari delle aree periurbane che dovessero divenire di espansione non hanno né meriti né diritti che giustifichino il conseguimento di questa rendita di posizione. Resta il fatto che al crescere di una città questi plusvalore, spesso cospicui, prendono corpo. Questa espansione, però, non nasce dal nulla. Nasce dall'operare di tutti i suoi cittadini. Appare pertanto abbastanza anomalo che se ne avvantaggino esclusivamente soggetti che nulla hanno fatto per determinarla o che, pur avendovi in qualche modo contribuito con il loro lavoro individuale, sono a tal proposito alla pari di tutti i loro concittadini. Logica vorrebbe che, invece, ne traggano beneficio un po' tutti e cioè i proprietari delle aree ma anche la comunità. Affermare questo principio sembra logico, equo, civile. Il ministro Fiorentino Sullo, protagonista all'inizio degli anni '60 di una simile battaglia, fu proprio per questo politicamente emarginato. Ma ora, forse, i tempi potrebbero essere maturi. Ormai vengono sistematicamente applicati principi perequativi fra i possessori di aree urbanizzande. Occorrerebbe allora praticare anche la perequazione fra privati e comunità. Dovrebbe cioè essere riservata ai Comuni sia una quota parte dei volumi che un piano regolatore di nuovo conio dovesse prevedere che aree edificabili su cui farli «atterrare». Tali volumi potrebbero così essere utilizzati dalle amministrazioni comunali per realizzare edilizia abitativa sociale o monetizzati per finanziare opere di strutturazione eo di infrastrutturazione per cui dovessero mancare le risorse. In che proporzione questa ripartizione fra privati e comunità? Si potrebbe salomonicamente pensare ad un fifty-fifty. Per ora, però, sarebbe già un bel passo in avanti accogliere il principio. telesforo.balibero.it
LA NUOVA URBANISTICA. PIU' VOLUMI AI COMUNI
I proprietari delle aree periurbane che si espandono con la città non hanno meriti o diritti per ottenere il plusvalore che ne deriva. Questo plusvalore nasce dall'operare di tutti i cittadini, quindi è logico che ne traggano beneficio tutti, compresi i proprietari delle aree e la comunità. Il ministro Fiorentino Sullo fu emarginato per aver affermato questo principio. Oggi, però, potrebbero essere maturi i tempi per praticare la perequazione fra privati e comunità. I Comuni dovrebbero ricevere una quota dei volumi di aree edificabili per utilizzarli per realizzare edilizia abitativa sociale o finanziare opere di strutturazione e infrastrutturazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo