«Il governo ha deciso che su questo tema si cambia passo. Il turismo deve aumentare i giri per diventare motore dello sviluppo economico italiano». A dichiararlo era qualche mese fa il sottosegretario al turismo Michela Vittoria Brambilla, aprendo la quarta Conferenza nazionale del turismo. C'è da dire che tanto il sottosegretario quanto il governo sono stati di parola e che il passo è stato cambiato. Resta da chiederci in quale direzione. Senza dubbio a noi sfugge la meccanica che l'esecutivo ha in testa per fare aumentare i giri di un motore a cui, invece, continua a togliere pezzi e carburante. Per parlare fuori metafora, mi chiedo come si possa continuare a pensare (ed a dire) che il turismo è la vera risorsa del paese, nello stesso momento in cui si varano misure che distruggono le principali risorse del turismo nel paese. Peraltro, con una strategia esattamente opposta a quella degli altri governi. Mentre, infatti, Sarkozy e Zapatero individuano nelle bellezze dei loro paesi uno degli appigli più sicuri da afferrare in questo tempo di crisi ed Obama potenzia le politiche culturali ed educative per tratteggiare la sua risposta al crollo dell'economia, l'Italia tira la cinghia proprio a cominciare dalla cultura e si tagliano circa cinquecento milioni di euro per ciascun anno del triennio 2009-2011. Come ripartirà il turismo? Chiudendo i musei, che non avranno più soldi per pagare bollette assicurazioni e stipendi per i custodi, commissariando le sovrintendenze, riducendo le grandi opere di restauro dei nostri monumenti. Insomma, sembra di capire che la lungimirante politica del ministro Bondi olierà il circuito culturale e del turismo smantellando quelle ricchezze e quei servizi per cui l'Italia è meta di visita da parte di tutto il mondo. Niente paura, però, se qualcuno dovesse trovare chiuso un museo o un sito archeologico, non dovrà disperare, perché il Belpaese non lo deluderà con la bellezza del proprio paesaggio. Certo dovrà affrettarsi, perché non sappiamo cosa succederà alle nostre coste, alle nostre campagne, ai nostri scorci tanto suggestivi quanto vari quando il governo avrà varato il tanto celebrato piano casa. Un piano che, sia detto per inciso, tutto fa, tranne che affrontare seriamente la questione dell'emergenza abitativa. Se così fosse stato il Pd sarebbe stato il primo a dire sì. Sì all'adozione un piano che sostenesse l'edilizia sociale pubblica e che, allo stesso tempo, rilanciasse l'edilizia privata, finalizzata al mercato delle locazioni. Un piano ed un mercato che, sia ben inteso però, avrebbero dovuto rispondere alle chiare esigenze sociali e di mercato contemporanee e non solo ad isolati appetiti speculativi. Il timore è che quel cambio di passo a cui alludeva il sottosegretario Brambilla si riduca, invece, nel tornare indietro, verso una politica di speculazione edilizia che ha strangolato per anni il nostro ambiente deturpandolo in modo spesso irrecuperabile. Come se ciò non bastasse, lo slittamento dell'entrata in vigore del "Codice beni culturali e del paesaggio", che finalmente subordinava lo sviluppo del territorio alla sua tutela, non più con divieti a valle ma con scelte di pianificazione a monte, sembra essere il primo passo su questa nuova-vecchia via di coniugare ambiente ed edilizia. Ma forse proprio qui è l'alchimia che a noi sfugge. I tagli a musei e sovrintendenze potrebbero essere compensati dal via libera a tutti coloro che vorranno ampliare la propria casa. Del resto il marchingegno non sarebbe così insolito. I comuni, ad esempio, messi sul lastrico per onorare la promessa-spot del taglio dell'ici, sono tentati di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per fare cassa, proprio barattando risorse con paesaggio. Sarà. Ma a noi tutto questo non convince. Non si può contemporaneamente parlare, come fa Berlusconi, del turismo come del nostro petrolio e insieme dare l'assalto finale al patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico italiano. Eppure il premier continua a dirci che i pessimisti siamo noi Beh, magari quelle quattro stanze in più che tutti potranno costruire potrebbero servire per accogliere qualche turista che, deluso dal non aver potuto vedere Leonardo o Raffaello chiusi in un museo senza luce elettrica e senza custodi, potrebbe consolarsi con una bella passeggiata nel variopinto paesaggio italiano. Sempre che dopo il piano casa non vi trovi solo cemento.