Uno sciopero delle Fondazioni liriche indetto dai sindacati a livello nazionale dal 18 marzo farà saltare la «prima» di «La Damnation de Faust» in programma mercoledì al San Carlo. Di ieri un incontro tra i rappresentanti di base e il commissario Nastasi, cui sono state spiegate le motivazioni dell'agitazione. Molti i punti caldi individuati in un documento firmato da Cgil, Cisl, Uil, Cisal che gettano l'allarme di fronte allo «smantellamento del sistema di produzione culturale italiano». Dai tagli che il governo ha apportato al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, al contratto nazionale di categoria che non si rinnova da cinque anni, al tavolo con ministero dei Beni Culturali e Anfols (il sindacato dei dirigenti dei teatri) che dovrebbe discutere la riforma del settore e che non è mai stato convocato. Se non interverranno fatti nuovi, dunque, il debutto dell'opera di Berlioz è rinviato a venerdì 20, quando è in programma la recita pomeridiana riservata agli abbonati del turno «B». Ma in teatro si lavora ugualmente per mettere a punto lo spettacolo realizzato con la regia di Jean Kalman - che ha inserito in scena anche un mimo che porta la croce come Gesù quando si canta della sua resurrezione - la direzione di George Pehlivanian e i costumi di Emanuel Ungaro, al suo debutto come costumista teatrale. Ieri mattina il celebre couturier ha tenuto un'affollata lezione nel foyer del teatro, davanti a una platea di studenti di università e istituti professionali che si occupano di moda chiamati a raccolta attraverso la Fondazione Mondragone Museo del tessile e dell'abbigliamento Elena Aldobrandini e il Polo Regionale della moda femminile. Un incontro vivace, in cui Ungaro ha mostrato il filmato - applauditissimo - della sua ultima collezione di alta moda e parlato ai giovani napoletani come fa abitualmente con gli studenti di alcune università inglesi dove tiene dei corsi. «In questo mestiere non ci sono regole, ma sogni», ha suggerito ai ragazzi. «E servono una cultura profonda, curiosità, uno spirito critico acuto ed etico. Perché fare un abito non è fare quello che piace a noi, ma quello che piace alle donne, o quello che serve loro. Così come i miei abiti per il "Faust" sono stati pensati a servizio dell'opera». Abiti, ha spiegato la direttrice della sartoria sancarliana Giusi Giustino, nati a Napoli, realizzati ognuno tenendo ben presente la psicologia del personaggio che dovrà indossarlo. Così, quello di Margherita (Sona Ganassi) è impalpabile «come un'alba», Mefistofele (Erwin Schrott) porta una maschera di cuoio, come il mantello, mentre l'abito di Faust (Josè Bros) è complesso come la personalità del personaggio, che vende l'anima al diavolo. «Non è detto che non si affidi a Ungaro un progetto anche per i prossimi anni», ha aggiunto Nastasi, «perché credo sia importante il rapporto tra moda e teatro e perché è importante aprire il teatro ai contributi di tutte le arti». Il commissario ha anche annunciato che entro giugno aprirà il Museo del San Carlo nei locali di Palazzo Reale che a luglio ospitarono la mostra sulla storia del teatro. Entro maggio, invece, la ditta che sta eseguendo i lavori consegnerà le due sale prove, sul tetto e nell'ex falegnameria nei giardini della reggia. A luglio, poi, si comincerà a smantellare il palcoscenico. Nel frattempo in teatro si avvicenderanno grandi direttori, da Abbado (con la Mozart) a Muti che tornerà il primo magggio con i Berliner per il Concerto all'Europa. Per l'occasione sarà installato un maxischermo in piazza del Plebiscito.