Studi professionali subissati da telefonate di chi vuole ampliare l'abitazione «Ho appena riappeso la cornetta: quasi non passa ora senza che arrivi la telefonata del vecchio cliente che chiede se ora finalmente si potrà fare una stanza in più o sopraelevare la casa o allargare un po' la cucina. Non è raro che, con le nuove normative regionali, magari avrebbe potuto già farlo almeno in parte ma è stata la scossa di Berlusconi a muoverne l'attenzione». Maurizio Paolini ha dalla sua l'esperienza da amministratore (presidente di circoscrizione), un pedigree politico lontano dal fascino discreto del Cavaliere (con traiettoria dal Pci al Pd) e una vita professionale nella trincea del mattone (come geometra). Sulla stessa lunghezza d'onda le testimonianze che arrivano anche da altri studi professionali interpellati: tutti confermano questa fiammata d'interesse. O, dice l'uno, per «dare una casa alla figlia che si sposerà» o, confida l'altro, per «far rendere i risparmi adesso che i Bot sono ai minimi e la Borsa è sull'ottovolante»... E' l'effetto del cosiddetto "piano casa" del governo: a dire il vero, bisognerà aspettare domani per conoscere quel che uscirà dal consiglio dei ministri. Al di là dell'annuncio-spot (e delle proteste di opposizione e ambientalisti), il provvedimento deve ancora vedersela con qualche mugugno all'interno della maggioranza e con gli strali delle Regioni: non foss'altro perché la riforma della Costituzione ha trasferito poteri e competenze in gran misura nelle loro mani. Non dev'essere un caso, dunque, se in seconda battuta lo stesso premier ha corretto il tiro parlando semmai di provvedimento-cornice all'interno del quale sarà ciascuna Regione a mettere nero su bianco le norme. E tuttavia il premier sembra aver smosso l'anima profonda che sta nelle pieghe del Paese: quella che soffre per lacci e lacciuoli delle regole e, nel mix di Piano regolatore e regolamento urbanistico-edilizio, non vede i criteri per uno sviluppo ordinato bensì solo uno sciocco intoppo ai propri interessi (e desideri). «Ma - afferma Giancarlo Corolini, dirigente della coop casa Consabit - si tocca con mano il rischio che l'aspettativa di sviluppo sia un magma di casette e baracchine tutt'attorno alla città all'insegna dei fai-da-te». L'idea di dare casa a chi non ce l'ha? E' come quando si prende le sorti del pensionato per i Bot come paravento per premiare invece le mosse dei grandi fondi sulla scacchiera della iper-finanza. «La cosa singolare - rincara Paolini - è che qui in Toscana sono già consentite dalla legge regionale molte delle cose alle quali il governo vuol dare via libera: da anni basta la dichiarazione di inizio attività da parte del tecnico per compiere tutta una vasta gamma di lavori». Già la normativa urbanistica del Comune, spiega un collega, permette nelle zone a villette l'ampliamento del 25 fino a 20 metri quadri. Senza contare che anche ora e pure in zone vincolate si possono realizzare 6 metri quadri extra di volumi tecnici più altrettanti come adeguamento igienico-sanitario. Tradotto: «La possibilità della "stanza in più" non l'ha inventata Berlusconi. Eppure è bastato che ne parlasse ed ecco che è come avesse spalancata una porta: poco importa che fosse già più o meno aperta». Suonano la stessa musica anche dalla Consabit: «L'opportunità di intrecciare alleanze con il privato per realizzare alloggi da dare in affitto agevolato esisteva già. Semmai c'è da dire - aggiunge Corolini - che Firenze l'ha sfruttata e Livorno un po' meno». Potrebbe essere sul fronte della demolizione e ricostruzione degli immobili la novità più rilevante che, alla resa dei conti, innescherà la sferzata del governo: è un aspetto sul quale sembrano d'accordo i professionisti con cui abbiamo parlato. E' da capire dal testo finale (e dal combinato disposto con quel che c'è adesso nero su bianco e quel che ci sarà a livello regionale) quanto peserà, per dirne un paio, sull'azione delle Soprintendenze e sull'operato delle commissioni a tutela dei vincoli paesaggistici. Ma, nell'impossibilità di ritagliare la "stanza in più" agli appartamenti in centro, la sostituzione di vecchi edifici di bassa qualità fra i borghi e il centro potrebbe essere la conseguenza più forte sul tessuto urbano. M.Z.