IL MINISTERO NEGA I TAGLI. E PRECISA: LIDEA DEL TRASLOCO A VENARIA È DI BENESSIA "Non è nostro il rifiuto di trasferire le collezioni nella Manica nuova di Palazzo Reale" Smentita anche linadeguatezza degli spazi: "Là cè posto per 170 opere in più" «I FONDI ci sono e non siamo noi ad aver proposto di trasferire la Sabauda a Venaria». Parola del braccio destro del ministro ai Beni Culturali. O meglio, dello staff del capo di gabinetto di Bondi, Salvatore Nastasi. Dopo le polemiche, da Roma si cerca di fare chiarezza sulla posizione del governo sia sui soldi sia sul trasloco della Sabauda nella manica nuova di Palazzo Reale, intervento su cui si lavora da ormai dieci anni La vicenda, tra ciò che si dice ufficialmente è ciò che trapela da diversi canali, sta assumendo i contorni di un giallo. Prima questione. Da quello che gli uffici del ministero tengono a precisare, non è il governo che si tira indietro sul finanziamento del trasloco e dellallestimento della Galleria Sabauda allinterno della Manica nuova di Palazzo Reale. Unindecisione che avrebbe portato la Compagnia di San Paolo, guidata da Angelo Benessia, a frenare sulla sua partecipazione e sul finanziamento pari a 20 milioni di euro. Non solo. Da questa impasse sarebbe nata lipotesi di trasferire i quadri alla Reggia, impegnando i soldi della Compagnia, creando una collezione permanente. «È stato il presidente della Compagnia Benessia a chiedere un incontro con Nastasi», spiegano da Roma. E, essendo il principale partner privato delliniziativa, il capo di gabinetto lo ha incontrato ben volentieri. «In quella sede è stato illustrato a Nastasi un ventaglio di ipotesi alternative. Ma non si tratta di nostre iniziative. Gli 11 milioni ci sono. Se poi si vuole ridiscutere la situazione siamo disponibili a farlo, ma la richiesta non è partita da noi». Una posizione chiara, che sposta il tutto di nuovo sotto la Mole ed in particolare in corso Vittorio Emanuele, sede della Compagnia. Dove in realtà sarebbe nata lidea di rivedere il progetto di trasloco della Sabauda alla Manica nuova, concentrando le risorse nella ricerca di una vocazione, rivedendo così le costose mostre temporanee, per la Reggia di Venaria. Tanto che ieri è iniziata anche a circolare la voce che non sia solo la scarsità di fondi a fare cambiare idea sul trasferimento della Sabauda a Palazzo Reale. Ma anche linadeguatezza degli spazi, che permetterebbe unesposizione limitata delle opere. Spazi creati a fine 800 dallarchitetto Emilio Stramucci per gli uffici della Real Casa e poco consoni a usi museali. Secca la smentita dagli uffici della Soprintendenza. A Palazzo Reale cè posto per 170 opere in più rispetto allattuale sede sopra il Museo Egizio. Insomma, secondo alcuni non sarebbe solo la mancanza dei fondi a far venir meno lappeal del progetto, ma ci sarebbero problemi strutturali, dopo dieci anni di studi e con un progetto già esecutivo, di cui è responsabile la soprintendente Carla Enrica Spantigati. In sostanza traslocare le collezioni dinastiche dei Savoia, e quelle del Principe Eugenio, con i maestri italiani, fiamminghi e olandesi, nel bel mezzo del Polo Reale, tra il Museo di antichità e Palazzo Reale, non sarebbe la soluzione migliore. Meglio la Reggia di Venaria perché il piano museale non è soddisfacente. Netta la replica che viene da Palazzo Carignano, sede della soprintendenza: nella Manica nuova si prevede lesposizione di 740 opere, oltre a quelle della collezione Gualino, contro le 570 complessive dellattuale sede. I nuovi spazi sono inoltre dotati di depositi, di uno spazio per le mostre temporanee e di vari servizi. In via Accademia delle Scienze le opere al secondo piano sono inoltre sacrificate ed esposte oggi in spazi di risulta, ottenuti tramezzando il salone centrale. In via XX Settembre il distacco tra unopera e laltra sarebbe infine maggiore, concedendo un miglior respiro allintero percorso. Il messaggio è chiaro. Il progetto non è sballato. Anzi. La smentita della soprintendenza arriva quasi in contemporanea alla posizione del capo di gabinetto di Bondi, Nastasi, su soldi ed intenzioni romane. Un modo per mettere alle strette chi effettivamente vuole tirarsi indietro dal progetto iniziale e destinare i fondi ad altro. E in Compagnia cosa si dice? «Limportante è discutere e fare una scelta. Se i soldi ci sono, bene».