Salvatore Settis, presidente della Scuola Normale Superiore di Pisa, famoso archeologo alla guida del parlamentino dei Beni Culturali non ha fatto in tempo a sbattere la porta, dopo la rovinosa polemica con il ministro Sandro Bondi che, sul colpo di vento, era già entrato Andrea Carandini, 72 anni, altrettanto blasonato e riverito, stimato in Italia e fuori (si insedierà ufficialmente non prima della prossima settimana). In sostanza, cè stato un passaggio del testimone, non proprio indolore, fra archeologi, tutti e due amici di Francesco Rutelli, tutti e due della stessa generazione, tutti e due un po diversi da come ci si immagina un antichista, viziati come siamo dagli stereotipi: da un lato lo studioso che vive nel passato, dallaltro limprobabile modello di Indiana Jones. Ma qui, più che di vecchie pietre, si tratta di politica. Della nomina, Carandini ha detto, sbrigativo: «Sono in ballo e ballerò», spiegando che non ha intenzione di «fare il pacificatore», che i consiglieri «seguiranno la loro coscienza», e lo vediamo armato di quello che in tempi democristiani si chiamava "cauto ottimismo". Discuterà, si confronterà, valuterà tutto «senza ideologie», anche perché non ce ne sono quasi più, mentre cerano, eccome, quando suo padre, il conte Nicolò, si schierava contro la dittatura di Mussolini. In un mondo dove le celebrità sono ex soubrette prestate alla politica ed ex politici passati allo spettacolo, un personaggio come Andrea Carandini può, in effetti, apparire spiazzante. Appartiene a una famiglia gloriosa, eppure gelosa di se stessa, lontana dai riflettori, le cui vicende si intrecciano con la storia dItalia. Suo padre (possedeva il titolo di conte, di Patrizio di Modena e Nobile di Bologna), è stato un esponente di spicco dellantifascismo liberale, quello di Benedetto Croce e Francesco Ruffini. Ha avuto sacri furori, come animatore del giornale clandestino Ricostruzione, ha fatto parte del Comitato di Liberazione Nazionale, è stato ministro nel governo Bonomi e primo ambasciatore italiano a Londra. Ha litigato con Giovanni Malagodi (e ha perso), è stato (con Leo Valiani) tra i fondatori del partito radicale e del Movimento Europeo Italiano, e anche presidente dellAlitalia, ai bei tempi. La madre, Elena, era figlia del senatore Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera sino al 1925, nipote (era suo nonno materno) di Giuseppe Giacosa, cognata della nipote prediletta di Tolstoj. Nell"89 aveva pubblicato Passata è la stagione, le sue memorie degli anni 44-47, resoconto lucido, minuzioso e a tratti crudele del periodo in cui aveva seguito il marito ambasciatore a Londra. Andrea era riuscito a portarla da un editore insistendo parecchio, perché lei non voleva: «Fatele uscire quando sarò morta» (e se è ne andata nell"89, un anno dopo averle stampate, lasciando cinque figli e diciotto nipoti). Sfogliando quelle pagine viene fuori un quadro nitido, tracciato con mano sicura: lincontro con Harry Truman, il cottage di Kingston, la regina Mary dallo sguardo azzurro, e poi, nella parte ancora inedita, il salotto romano frequentato da Benedetto Croce, Alessandro Casati, Carlo Sforza, Alberto Tarchiani, Mario Pannunzio, Giovanni Visconti Venosta. I diari si fermano al 63. «Ci ha lavorato fino alla fine», ha raccontato Andrea, «giorno dopo giorno, ribattendoli a macchina, mettendoli in ordine». Nessun pettegolezzo. Elena Albertini era anche proprietaria di Palazzo Mengarini, a Roma e una leggenda metropolitana vuole che due piani delledificio siano stati vinti dallavvocato Agnelli al gioco in una combattuta partita a carte con il conte Carandini, chissà... Così Andrea è cresciuto in un ambiente di happy few, con un padre che, a un certo punto, si è ritirato da tutto per tradurre Seneca e una madre che ha sempre rimpianto la scomparsa del suo piccolo universo, delle donne belle e intelligenti capaci di governare una discreta e colta mondanità. Attento lettore di Proust, Sàndor Màrai (prima che diventasse di moda), Gadda, Balzac, Calvino, elegantemente citati nei suoi libri, appassionato di studi classici, Carandini è stato allievo di Ranuccio Bianchi Bandinella, un mito per gli studiosi del mondo antico, e si è dedicato allarcheologia. Niente di più lontano, allapparenza, dalla politica. Seguendo laustero curriculumche vanta scavi nella villa romana di Settefinestre, scoperta durante i lavori per lAuditorium di Renzo Piano, e sulle pendici settentrionali del Palatino, te lo immagineresti occupato a togliere strati e strati di terreno e soffiare via polvere antichissima per fermarsi ammirato davanti a un coccio scuro ed enigmatico, invece, ed è quasi un paradosso, Carandini è uno che ama pensare al futuro e preoccuparsi dei posteri. Riflette bene prima di decidere se un muro del Settecento vale il sacrificio di una linea del tram. Professore di Archeologia classica e Storia dellarte greca e romana allUniversità La Sapienza, ha fatto molto parlare di sé per la polemica contro i "Talebani della conservazione", colleghi colpevoli di scavare troppo, e inutilmente. Il suo ultimo saggio (Archeologia classica Vedere il tempo antico con gli occhi del 2000), pubblicato da Einaudi, contesta proprio la scavomania, cioè lansia di sottrarre alla terra ciò che i secoli hanno conservato, spinti dalla necessità di decidere se in quel sito si può o non si può costruire. Lui ha sempre sostenuto che lasciare le cose come stanno è una buona alternativa all«archeologia di emergenza». Meglio «sfruttare le tecniche di indagine non distruttive, le foto aeree dellarea, la magnometria, il georadar, le tecniche della valutazione anche predittiva dei depositi archeologici per arrivare a una protezione e a un utilizzo controllato delle risorse storiche del sottosuolo». Potrebbe sembrare un dibattito accademico tra scavatori e non scavatori, una polemica sotterranea e poco moderna, se in ballo non ci fossero strade, parcheggi, metropolitane, e la posizione da assumere non fosse dabber significativa. La sua, in ogni caso, è stata chiarissima. Si è schierato a favore del contestato parcheggio romano del Pincio, (progetto poi archiviato), e la sua domanda era sensata: «LItalia, da zero a quindici metri di profondità, presenta sempre vestigia romane o alto-medioevali. Che cosa facciamo? Non viviamo più per le nostre civiltà sepolte?». Per chi non lo sapesse, la frecciata era diretta, tra le altre associazioni, anche a "Italia Nostra" e comportava una garbata e costante polemica familiare. Infatti Maria Antonelli Carandini, sorella di Andrea, si è sempre trovata sul fronte opposto. Per anni è stata presidente della sezione romana di"Italia Nostra"e infaticabile animatrice della battaglia anti-Pincio. Ma Carandini è stato spiazzante anche sulla spinosa questione dellascensore esterno del Vittoriano: «Dalla terrazza delle Quadrighe si assiste a uno dei paesaggi più emozionanti che ho mai visto in vita mia. Anzi, io consiglio a tutti i forestieri di venire in cima al Vittoriano come prima tappa della visita a Roma». E lascensore? «Non ho mai detto che è bello, ma è utile». Attenzione, ammonisce Carandini, alluniverso in cui «lo sviluppo della vita appare sempre nemico della conservazione e dove il libero mercato è ritenuto un satana: sono allopera antiamericanismo, anticapitalismo, statalismo, avversione per una democrazia partecipata». Questa complessità di visione spiega perché, mentre Salvatore Settis se ne va («Non vedo quale debba essere il mio ruolo, se non quello di dialogare con il ministro; ma lui non accetta il dialogo»), Carandini raccoglie la sfida, con la stima di Francesco Rutelli e i timori per lingarbugliata situazione consegnati agli amici di "Facebook". Forse, come anticipano i rumors, la sua presidenza del Consiglio dei Beni Culturali sarà difficile, forse alcuni nomi di prestigio lasceranno definitivamente (Cesare de Seta, il sindacalista Gianfranco Cerasoli, Mariella Guercio) e non ci saranno riconciliazioni, forse la durezza del momento e la crisi economica non consentiranno margini di manovra. Che cosa avrà pensato Sandro Bondi? Che abbiamo toccato il fondo, ma quando è il momento di scavare, un archeologo, se è quello giusto, aiuta.
Liberal
11 Marzo 2009
L'occasione di Andrea
Artista / Persona
Bene culturale
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