«Disastro Bondi», così ha titolato ieri la prima pagina del Riformista, che ha affidato a Luca Mastrantonio la demolizione del ministro dei Beni culturali e della sua gestione del dicastero. Illuminante lincipit: «Carmina non dant panem. Sarà per questo che il poeta Sandro Bondi si è messo a fare il ministro, facendo indossare al suo animo mite e gentile, amabile, una pesante e ostile corazza da crociato». Non cè un dato - in questa articolessa stracolma di acrimonia a senso unico - non una cifra, non un ragionamento anche solo lontanamente politico eo culturale nellarticolo: Bondi sbaglia tutto, perché è Bondi. Tutto qua. Odio teologico e antropologico. Alla faccia della laicità sbandierata a destra e (fin troppo) a sinistra; alla faccia del tramonto delle ideologie. Bondi, dunque, è nato per sbagliare. Si raccontano scemenze da copione di ignoranza: Cascella, un grande scultore, largamente apprezzato, solo perché amico di Bondi e Berlusconi, sarebbe «il corrispettivo scultoreo di Apicella per Berlusconi» - e perché, di grazia? Forse il nostro sa di scultura e arte contemporanea, ah sì?, allora fuori i titoli. Poi non vanno giù a Mastrantonio i "selezionatori" della Biennale di Venezia, sì, ma perché? Uno si aspetterebbe fatti, sciorinati in lungo e in largo, ragioni sostanziali, insomma argomenti, diciamo pure uno straccio accettabile di giornalismo, invece niente, aria fritta e viscerale accanimento (non) terapeutico contro Sondi. Il nostro afferma ancora di essersi schierato - e tutto Il Riformista, così si legge - con Bondí, contro gli aiuti di Stato al teatro italiano, perché Baricco «faceva di tutta lerba (voglio) un fascio». Bene, e allora cosa cè di sbagliato in ciò? Qualcosetta si trova sempre, et voilà: «Ma come è possibile scontentare sia un neomercatista come Baricco e (sic! Sarebbe, in realtà, "che", ma chi "riforma", tralascia sempre le grammatiche normali, preferisce gli effetti speciali globalizzati, basta anglicizzare e tutto funziona, sarà...) un patrimonialista come Settis?». E dove sarebbe la contraddizione? Una vera politica della cultura implica distinguere a seconda dei molteplici contesti denominati paraltro assai di recente - "beni culturali". Mastrantonio sa o, almeno, dovrebbe sapere, prima di vergare menzogne su carta professionale, che la categoria di "beni culturali", si noti, al plurale, è stata vagliata da gente come Argan e Galasso, e questultimo ne sapeva qualcosa, visto che una legge dello Stato porta il suo nome; se Baricco sfonda la linea del suono e dellintelletto su questioni che non conosce, beccandosi critiche anche da fior di liberisti sul Sole24Ore, va stoppato, anche perché il suo non è neo-mercatismo, ma parole in libertà, per una serie di ragioni che sarò ben lieto di spiegare al buon Mastrantonio, quando avrà ritrovato un po di equilibrio ed avrà studiato la materia in oggetto. Non solo. Settis non è un mero neo-patrimonialista, bisogna dargli atto, basti leggere la sua intervista allEspresso, nella quale afferma: «Incentiverei lintervento dei privati (...) su lasciti, prestiti, donazioni, attraverso vantaggi fiscali». Esattamente la linea del ministro Bondi, esplicitata fin dallinizio del suo mandato ed attaccata a priori da Settis, salvo poi riproporla, pari para, nellintervista sopracitata. Il furore ideologico e contro una determinata persona acceca, ed è inevitabile, così, arrivare a siffatte definizioni: «Bondi è un rebus di politica culturale. Il dna della sua anima non facile da rínveníre in altri politici italiani: è un berluscatto-comunista. Ex comunista, ma un comunista è come un medico, lo è per tutta la vita». E allora? Qual è largomento razionale? Non siamo, forse, nel pieno dellepoca del multiculturalismo, che vale per tutti - islamici, cinesi, tutti insomma - ma, a quanto pare, non vale per la tradizione comunista di un uomo, valutabile, come tutti, solo per i suoi atti e non per la sua storia. E, poi, da dove vengono i cosiddetti "riformisti" del Riformista? Dal Pci o comunque dai Ds, sempre dissidenti con la casacca degli intelligentoni, che avevano già capito tutto, prima ancora che il fatidico Muro crollasse, naturalmente. Ma qualcosa di Bondi a Mastrantonio manca: se il ministro, infatti, rimarrà sempre comunista, al pari dei bravi medici di famiglia, il nostro non potrà rimanere giornalista, perché già ora non lo è. Se facesse il giornalista e non altro, avrebbe recuperato e letto attentamente lintervista ad Andrea Carandini, neopresidente del Consiglio superiore dei beni culturali, il quale - al di fuori di ogni sospetto, essendo di sinistra - ha elogiato Bondi per la sua politica di valorizzazione del patrimonio culturale valorizzazione, non solo tutela ai sensi dellart. 9 della Costituzione - ed oggi, a favore comè dei manager attacca la vecchia gestione del MiBac, rutelliana immagino, in relazione al mancato utilizzo del denaro dei contribuenti, residui passivi nelle mani del Tesoro. Cito: «Chi strilla sui tagli sa qual è il residuo passivo delle soprintendenze, ovvero quei soldi non impiegati che tornano per legge al ministero del Tesoro? Ebbene, nellultimo triennio il residuo passivo è stato di 200 milioni di euro». Può bastare, caro Mastrantonio? Lintervista era pubblicata sul Giornale del 26 febbraio, bastava leggere senza pregiudizi e odio teologico. Dunque, dopo tutto ciò si ha ancora il coraggio di criticare Tremonti, Bondi e il governo per i tagli? La questione vera è "come" vengano usati i soldi pubblici; il punto è usarli secondo strategie e progetti culturali di vasto respiro, valorizzando i giacimenti culturali. Dunque, con disciplina manageriale ed intelletto politico-culturale.
DAL "RIFORNIISTA" ACCANIMENTO NON TERAPEUTICO CONTRO IL MINTSTRO BONDI
Il Riformista ha pubblicato un articolo di Luca Mastrantonio che attacca il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e la sua gestione del dicastero. Larticolo è pieno di acrimonia e odio teologico contro Bondi, che viene definito "rebus di politica culturale" e "berluscatto-comunista". Mastrantonio critica anche gli aiuti di Stato al teatro italiano e il fatto che il ministro abbia elogiato la politica di valorizzazione del patrimonio culturale del neopresidente del Consiglio superiore dei beni culturali, Andrea Carandini. Larticolo è stato criticato per la sua mancanza di argomenti razionali e per il suo tono acido e personalistico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo