PADOVA . L'appuntamento è di quelli che, in qualche modo, possono cambiare la storia di una regione. Oggi l'assessore all'Urbanistica Renzo Marangon illustra alla giunta veneta il progetto di legge che punta convintamente a rilanciare il comparto dell'edilizia attraverso una sorta di deregulation . «Si tratta per il momento di una bozza - anticipa il governatore del Veneto Giancarlo Galan - Vista la delicatezza e la complessità dell'operazione adotteremo però la delibera definitiva fra una settimana, martedì 17, dopo aver acquisito i suggerimenti dei colleghi di giunta». Presidente, in questo settore il Veneto intende assumere un ruolo trainante a livello nazionale. «Sì, il Veneto fa da battistrada per un motivo contingente e per uno strutturale. Il motivo contingente è il fatto di avere la fortuna di poter contare, a Padova e Veneto, sull'apporto dell'onorevole Niccolò Ghedini, che in questi mesi ha fatto da tramite tra la riflessione avviata dalla Regione e quella condotta del governo nazionale. In Veneto, poi, abbiamo adottato il Piano territoriale regionale di coordinamento, all'insegna di un'urbanistica che mette al primo posto la tutela ambientale». E il motivo strutturale? «Se consideriamo il Veneto come una grande area metropolitana, sfido a dire che non ci siano aree che si sono sviluppate in modo spesso devastante. C'è poi la possibilità che molti manufatti antecedenti al 1989 non rispettino gli standard qualitativi e quindi questa è l'occasione per abbattere e ricostruire». C'è chi già paventa una deregulation che produca una nuova cementificazione indiscriminata... «Stiamo parlando di una sburocratizzazione delle procedure. Ma sia chiaro che s'intende intervenire solo sul patrimonio edilizio esistente. Da un lato dando ai proprietari la possibilità di ampliare, sino al 20, la cubatura di un immobile. Dall'altro consentendo di ricostruire, utilizzando criteri di ecosostenibilità, le abitazioni realizzate prima del 1989. Ovviamente nel più assoluto rispetto della tutela del paesaggio. La Regione ha un più che buon rapporto con le Soprintendenze. Penso al Sassonegro ad Arquà Petrarca, a Pieve di Soligo, al Brolo delle monache a Vittorio Veneto. In tutte queste occasioni abbiamo lavorato all'unisono per evitare delle speculazioni o degli interventi impropri di ristrutturazione. Chi ha fatto il Veneto, nella seconda metà del XX secolo, sono i geometri. Nel frattempo, però, con tutto il rispetto per i geometri, è cresciuta la consapevolezza che una buona architettura possa contribuire a riqualificare il paesaggio». Con quest'operazione si punta a un rilancio del comparto dell'edilizia... «Ovviamente stiamo parlando di un'edilizia fatta di tecnologie, che non è quella di trenta o quarant'anni fa. Ancora immagino una positiva ricaduta sulle piccole e medie industrie e, naturalmente, sull'indotto». Presidente, il centrosinistra, sia a livello nazionale che a livello veneto, ha già annunciato la sua contrarietà al progetto di legge veneto. «Mi permetto d'invitare gli amici del centrosinistra, prima di bocciarla, a riflettere e ad esaminare bene questa proposta, che appartiene al pacchetto dei provvedimenti del presidente Obama. In ballo ci sono decine di migliaia di posti di lavoro». Forse qualche perplessità s'incentra sulla ventilata eliminazione del permesso di costruire, che dovrebbe essere sostituito da una perizia giurata. «Prima vediamo il testo definitivo della delibera anche alla luce della legge quadro che il governo porterà venerdì in Consiglio dei ministri. Ribadisco però che questa può davvero essere l'occasione per un'architettura di qualità e per creare un circolo virtuoso. D'altra parte, un ecomostro in Veneto, dove le verifiche si fanno e dove l'opinione pubblica esercita un vero controllo, lo vedo davvero difficile». Insomma, lei può rassicurare i veneti? «Certo. Intanto da padovano voglio rassicurare i padovani. Nella città del Santo non sarà mai possibile costruire un quartiere residenziale in Prato della Valle».