Nel 2003 impennata dei reati Rifiuti e abusivismo edilizio i settori più redditizi ROMA I dati del 2003 segnano una impennata dell'ecomafia. Lo rivela il decimo rapporto di Legambiente sull'illegalità ambientale, presentato a Roma. Una pubblicazione in cui l'associazione ecologista ricapitola le cifre del business ecomafia nell'ultimo decennio e aggiorna quelle dell'anno appena trascorso. I numeri parlano chiaro. Nel 2003 gli illeciti ambientali aumentano del 32 rispetto al 2002. Si espande il giro d'affari illegale in tutti i settori, dal traffico dei rifiuti all'abusivismo edilizio, al racket di animali e opere d'arte agli incendi dolosi, tanto che l'«ecobusiness» sfiora i 19 miliardi di euro. Raddoppia il numero dei sequestri giudiziari e degli arresti, grazie all'applicazione dell'articolo 53 bis del decreto Ronchi che, punendo l'organizzazione di traffici illegali di rifiuti, ha consentito alle procure italiane di avviare una ventina di inchieste. Quanto ai dati regione per regione, alla Campania va la maglia nera nelle infrazioni ambientali complessive e nel settore dell'abusivismo edilizio, mentre il Lazio è al primo posto per gli illeciti relativi al ciclo del cemento e la Sicilia si conferma in pole position per quelli nel ciclo dei rifiuti. Ancora più eloquenti le cifre dell'ultimo decennio. Il fatturato dell'ecomafia tra il 1994 e il 2003 si attesta sui 132 miliardi di euro e, nello stesso periodo, sono state realizzate in Italia oltre 400 mila costruzioni abusive, concentrate per oltre la metà nelle regioni meridionali a consolidata presenza mafiosa. Un quadro con molte ombre e poche luci (come il rafforzamento del comando tutela ambiente dell'arma dei carabinieri) dove al danno si unisce la beffa del condono edilizio, definito dal presidente di Legambiente Roberto Della Seta una «misura irresponsabile» che «rivitalizza il business dei clan mafiosi». A fronte di questo scenario l'associazione ecologista avanza alcune proposte. L'introduzione nel codice penale dei delitti contro l'ambiente (una misura evocata inutilmente sin dalla scorsa legislatura e sponsorizzata dal procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna), l'istituzione di un ufficio nazionale per la lotta all'abusivismo edilizio, e il superamento della stagione dell'emergenza in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, con il ritorno dei poteri dai commissari straordinari agli amministratori locali. Il ministro dell'ambiente Altero Matteoli, intervenuto alla presentazione del rapporto di Legambiente, preferisce però fare lo struzzo. Pur ribadendo la sua personale contrarietà al condono edilizio («sono stato messo in minoranza») Matteoli si ostina a sostenere che i reati ambientali non sono cresciuti («sembrano di più solo perché sono aumentati i controlli») come pure solo «l'abusivismo minore» sarebbe cresciuto («magari si è aperta qualche finestra in più»). Per non parlare dell'emergenza rifiuti, settore in cui Matteoli arriva a indicare nei termovalorizzatori «la soluzione del futuro».