Si può sintetizzare così l'intervento appassionato di Francesco Sisinni (nella foto con Matilde Romito e Gaetano Arenare) a difesa del territorio della Grande Lucania (dal Cilento alla Basilicata, passando per il Vallo di Diano) e del suo faro, la Certosa di Padula appunto, «suddita di un napolicentrismo che le ha tolto il suo ruolo di volano dello spirito». «La Certosa è grande e prezioso scrigno storico, artistico, culturale e religioso. E ogni iniziativa per la sua tutela e valorizzazione non può essere scissa dalla particolare e sublime spiritualità che le è propria», ha sottolineato l'ex direttore generale del ministero per i Beni e le Attività culturali, padrino della cerimonia di installazione nel Maplo (Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale), di nuovi reperti provenienti dagli scavi di Sala Consilina, ovvero da un'area che appartiene proprio a quella Lucania Occidentale della quale la struttura museale certosina porta il nome. «È la stessa Grande Lucania - ha osservato Sisinni - che, come chiede un apposito comitato, vuole staccarsi dalla Campania ed unirsi alla Basilicata. Se ciò avverrà, sarà anche un bene per la stessa Certosa di Padula. La quale potrebbe ottenere una più sicura valorizzazione. Sinora, infatti, la Regione Campania ha speso per essa ingenti somme più per i propri interessi di immagine che per la concreta promozione del monumentale complesso padulese». Non fa nomi Sisinni, nè vuole provocare ulteriori polemiche, dopo quelle estive sulle opere d'arte contemporanea all'interno delle celle. Stigmatizza solo la necessità di dare vita ad iniziative che si innestino in quel filone culturale-religioso che attrae sempre più il turismo dell'arte. Ma la centralità è proprio la Lucania, la sua identità forte che ha radici profonde nel suo passato. Ben venga, dunque, il Maplo con i suoi tesori. Tra i reperti più suggestivi il corredo funerario appena installato (nella foto): quello di una donna del VI secolo a.C. con i suoi monili: una splendida collana in ambra ed avorio, fibule in bronzo e pendagli di conchiglie. «Un evento di alto contenuto storico, il quale - ha sottolineato Sisinni - è da considerare in piena armonia con la spiritualità della Certosa contrariamente a certi eventi che ne mortificano la memoria»: un riferimento «celato», dunque, alle «Opere e i giorni» di Achille Bonito Oliva, e che ha suscitato nella folla presente un caloroso applauso. In precedenza c'erano stati gli interventi dell'assessore provinciale alla Cultura, Gaetano Arenare, e della dirigente dei musei provinciali Matilde Romito. Arenare, dopo aver sottolineato che l'installazione nel Maplo della nuova sagoma di donna è stata volutamente fissata per l'8 marzo al fine di creare un ponte ideale tra la donna dei nostri giorni e quella del VI secolo a. C., ha subito evidenziato l'attenzione che l'amministrazione provinciale riserva da sempre alla struttura museale ubicata nella Certosa. Nata nel 1957, raccoglie ben 16 secoli di storia del Vallo di Diano, dal X secolo a. C. al VI dopo Cristo. Reperti messi in bella evidenza dal recente e sapiente allestimento a cura della Romito (il nuovo museo è stato inaugurato lo scorso anno), che ha dato alle stampe anche un curatissimo catalogo, la cui sintesi è contenuta in un pieghevole in italiano, inglese e francese, curato dalla dinamica direttrice con Patricia Ronconi.