Pisano vince ricorso contro l'Eur Il Tar del Lazio dà ragione ad un architetto pisano. Il professionista, Salvatore Re, aveva partecipato alla gara per realizzare nell'ex velodromo dell'Eur la «Città dell'acqua e del benessere», era arrivato in finale, ma solo per vedere la bocciatura, in una maniera che lui ritiene discutibile, del suo progetto. Tutto questo mentre, in concomitanza con l'inizio della discussione davanti al Tar del suo ricorso, i resti del velodromo venivano fatti saltare in aria col tritolo, fra mille polemiche. Proprio in questi giorni il ricorso presentato dallo studio dell'architetto pisano è stato accolto dal tribunale amministrativo regionale del Lazio ed il concorso per l'ex velodromo, che pure aveva già visto il pagamento del progetto rivale giudicato in prima battuta vincitore, è stato bloccato dalla del Tar. È lo stesso professionista a raccontare questa intricata vicenda. «Credo di aver fatto l'impressione di un rompiscatole che viene dalla provincia per far saltare dei giochi precostituiti, ma quello in cui mi sono imbattuto ha dell'incredibile»: inizia Re, che ha partecipato alla gara con la Leonardo Srl ed una serie di altri studi internazionali. «Bandiscono questo concorso - spiega - per costruire la Città dell'acqua e del benessere nell'ex velodromo, nato negli anni 50 e dismesso negli 80, abbandonato e pieno di eternit per cui è ovviamente previsto il classico impacchettamento. Presentiamo un bellissimo progetto che prevede piscine, alberghi, centri benessere, scuole, centri commerciali, tutti inseriti nel parco esistente, invisibili dall'esterno e contornati dal verde. Il progetto supera la prima fase e approda alla seconda ed ultima: siamo solo tre, noi e due studi romani. Il 16 aprile 2008 doveva esserci l'apertura delle buste, ma tutto viene rinviato e solo dopo ci viene comunicato che uno dei due studi romani è stato eliminato per vizio formale nella documentazione, e il nostro per non aver rispettato "le linee guida", nonostante fosse nascosto dal verde e ben diverso dalla cementificazione progettata dal vincitore. A luglio presentiamo ricorso contro la decisione della commissione ed il 23, la mattina in cui si deve discutere la questione davanti al Tar, l'area viene presidiata fin dall'alba dagli artificieri che, per ordine della Eur Spa (composta da Comune Capitolino e ministero del Tesoro), devono far saltare i resti dell'ex velodromo. I cittadini insorgono e ottengono in procura il sequestro della zona, ma la mattina seguente la prefettura procede alla distruzione con una carica di tritolo, mentre i cittadini raccontano che l'Arpat, chiamata da loro nelle settimane seguenti, avrebbe registrato un disastro ambientale e la presenza di amianto (derivante dall'esplosione dell'eternit) in tutti i condizionatori delle case del quartiere. In effetti, il 23 era accaduto che il giudice del Tar aveva rinviato la decisione come suol dirsi al merito veloce, che è stato discusso qualche giorno fa e che ha dato ragione al nostro ricorso, bocciandone nel frattempo uno presentato contro di noi dalla Eur Spa e dai vincitori del concorso, la Tech Ing Srl di Roma. La motivazione dell'accoglimento è dovuta soprattuto alla presenza, nella commissione giudicatrice della gara, dell'architetto Federica Galloni, soprintendente per i beni culturali e ambientali per il Comune di Roma, che a suo tempo aveva posto un vincolo sull'ex velodromo e che dunque non poteva aver alcun ruolo nella vicenda. Sulla base dell'articolo 84 della legge 163 del 2006 infatti "I commissari diversi dal presidente non devono aver svolto né possono svolgere alcun'altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta. Che succede ora? Si riparte da zero - conclude Re - almeno si spera. Fra l'altro i cittadini del quartiere hanno detto più volte chiaramente che gradirebbero il progetto dei pisani».