Chi l'ha detto che le piccole e medie imprese non investono in cultura? Negli ultimi tre anni, in Italia, un'azienda su due (il 45,3) ha sostenuto almeno un evento culturale o ha investito in cultura, rivela un'indagine realizzata da Format per Confcommercio (su un campione rappresentativo formato damille Pmi) presentata ieri nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze in occasione della terza tappa del roadshow Pmi promosso dall'associazione dei commercianti. Dopo gli appuntamenti diAncona (dedicato alla semplificazione) e di Venezia (infrastrutture), nel capoluogo toscano il tour di Confcommercio ha analizzato il difficile rapporto tra Pmi e cultura, riassunto nella convinzione di sette imprese su dieci (il 67,8) che il nostro grande patrimonio culturale non sia adeguatamente valorizzato. «Per questo è importante coltivare una nuova sensibilità nelle istituzioni - ha sottolineato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio - visto che, come risulta dalla nostra indagine, le Pmi chiedono di potenziare gli investimenti pubblici nei beni culturali e di migliorare il coordinamento tra i diversi soggetti che si occupano di beni culturali e di turismo». Ma, soprattutto, per continuare a investire in culturale imprese insistono nel chiedere agevolazioni di carattere fiscale, tema antico che non ha ancora trovato soluzione nell'ordinamento italiano. «Una legislazione premiante per chi investe in cultura rappresenterebbe un aiuto per uscire dalla crisi», ha spiegato il vicepresidente vicario di Confcommercio, Bernab Bocca, ricordando come ogni euro investito in cultura ne alimenti quattro nell'indotto. «La cultura è una miniera d'oro a costo zero - ha aggiunto Bocca - e noi guardiamo con favore ogni tentativo di valorizzare il patrimonio culturale, compresa l'esposizione di opere in luoghi diversi da quelli tradizionali proposta dal presidente della Regione Toscana». Nei giorni scorsi Claudio Martini, in visita negli Emirati Arabi, aveva ìpotizzato di esportare la Galleria degli Uffizi ad Abu Dhabi, accanto al Louvre e al Guggenheim che già hanno stretto accordi per concedere capolavori in prestito e sfruttamento del marchio, con l'intento di affiancare la cultura all'economia per trainare le attività imprenditoriali. Il progetto toscano è più di una ipotesi, se ieri a Firenze Mario Resca, consigliere del ministero peri Beni culturali, ha detto di avere già avviato contatti conAbu Dhabi e con Dubai, ma anche col Qatar. E proprio in Qatar Resca andrà «entro dieci giorni» per approfondire l'ipotesi di esportare la cultura italiana. «Tutti i musei del mondo sono alla ricerca di fondi -ha spiegato il consulente del ministro Bondi - e il turismo culturale continua a crescere, anche se in Italia nel 2008 stato un po' in calo. Dunque l'interesse c'è, e bisogna che il nostro Paese rilanci la sua capacità di attrarre il turismo culturale che porta ricchezza». La necessità di strategie per il richiamo di turisti è stata sottolineata anche da Cristina Acidini, sovrintendente al Polo museale fiorentino, che ha spiegato come «la minor affluenza di turismo internazionale a Firenze stia portando minori introiti nei musei».