L'eccellenza e l'austerity La Verona «di cultura"» del tempo di Scipione Maffei, conosciuta in tutte le maggiori Corti europee; la città dove, fin dalla sua fondazione nel sedicesimo secolo, l'Accademia Filarmonica, la più antica Istituzione musicale del mondo, svolgeva un intensa attività musicale con la rappresentazione di opere ancor oggi di rara esecuzione dei maggiori compositori del tempo da Mozart a Vivaldi, Salieri ed altri; la Verona dei grandi studiosi, letterati, bibliotecari e naturalisti dell'Ottocento e dei primi del Novecento, purtroppo sta scomparendo soffocata dalla crisi globale e da un bilancio dell'Amministrazione comunale asfittico che ha ulteriormente diminuito le già striminzite risorse a favore delle iniziative e dell' attività culturale, considerate improduttive per la città. I tagli nel settore della cultura a Verona, superando ogni più negativa aspettativa, sono stati enormi e soprattutto non in proporzione con quelli subiti dagli altri Assessorati e su tali ingenti decurtazioni ogni intervento dell'Assessorato competente, per limitarle, è stato vano. La risposta di rito alle domande che si è fatta la città sulle motivazioni di tali drastiche riduzioni è stata semplicistica: «Non ci sono più soldi». Il contributo già piuttosto modesto della settimana cinematografica internazionale sul cinema melò è stato ridotto di circa l'ottanta per cento ed inoltre la manifestazione è stata spostata dal prestigioso Teatro Filarmonico al cinema K2, nel quartiere di S.Zeno, che ha una capienza più limitata. La Fondazione Arena è riuscita nell'intento di risanare il bilancio ma a mio avviso a discapito della qualità degli spettacoli. Ora corre il pericolo che i privati non ritengano più conveniente investire su un Festival minore che produce sempre le stesse opere spesso riciclate e con scenografie obsolete, solo perché di sicuro successo. Questo continuo e costante ridimensionamento di spazi e risorse per il settore culturale rispecchia del resto il disegno politico del governo e dell'Amministrazione di Verona proiettata fra l'altro, con progettualità casuale ed episodica anche a livello urbanistico, soprattutto sullo sviluppo del Megaterziario. La cultura insomma viene considerata lusso elitario improduttivo e pertanto le risorse fino ad oggi attribuitile devono essere ridotte al minimo. La sottocultura è una pericolosa delimitazione di un paese; nuove idee e creatività si sviluppano solo con la cultura ed il suo mondo cui sono strettamente legate e, in una vera e consolidata democrazia, hanno un valore formativo e qualificante specialmente in un paese che ha la fortuna di possedere il 65 per cento dei giacimenti culturali del mondo intero. Importi ed investimenti a favore di beni culturali e dell'ambiente debbono pertanto essere aumentati per meglio tutelarli e valorizzarli al fine di incrementare lo sviluppo del turismo e delle relative infrastrutture. Per raggiungere queste finalità, in controtendenza con i decreti recentemente approvati sulla riforma della scuola, è necessario concederle maggiori risorse per essere in grado di insegnare alle giovani generazioni fin dalle scuole elementari questi importanti principi aggiungendo e non togliendo in tutti gli istituti artistici e classici , contrariamente a quanto di recente proposto dal governo su una materia fondamentale come Storia dell'Arte strettamente legata ai programmi di tali istituti, ore di insegnamento della stessa. Infine le grandi risorse dei media, diventate altrettanto importanti per la formazione educativa oggi accentrata sul visivo, devono essere «sfruttate» maggiormente; a condizione però che vengano eliminati alcuni degli attuali,grevi programmi televisivi, tanto diseducativi quanto apportatori del più assoluto appiattimento intellettuale. Iniziative e turismo culturale se finalizzati con intelligenza nella giusta direzione possono costituire in futuro il vero business del nostro paese.