Archeologia L'ispettore della Soprintendenza Passaro: questa necropoli è depredata I ladri di antichità non portano via solo reperti ma sottraggono risorse economiche alle comunità. E' il pensiero dell'ispettore della Soprintendenza Nina Passaro che elogia i carabinieri dopo l'arresto di tre tombaroli e il recupero di diverse anfore, numerose antiche monete e di altri reperti archeologici. Nell'ultimo anno, bande ben organizzate provenienti dell'Agro Aversano sono state capaci di localizzare e scavare oltre 300 sepolture alcune delle quali risalenti al VI secolo avanti Cristo in località Lagoscello, nel comune di Roardo. Lo scorso fine settimana è arrivata una prima importante risposta delle forze dell'ordine attraverso l'arresto di tre uomini - tutti provenienti da Casal Di Principe - accusati di furto e danneggiamento di beni dello Stato. «L'enorme importanza storica della necropoli di Riardo precisa Passaro impone da parte di tutti scelte coraggiose e dirette principalmente allo cavo. E' questo l'unico modo per sottrarre alla criminalità inestimabili tesori che, altrimenti, saranno persi per sempre. Le forze dell'ordine sul territorio non saranno mai sufficienti per contrastare il fenomeno. Per questo sarebbe necessario anche l'intervento di sponsor privati capaci di finanziare sia gli scavi che l'eventuale allestimento museale dei ritrovamenti». In perfetta sintonia con Passaro l'amministrazione comunale di Riardo: il consigliere delegato ai beni archeologici esprime forte preoccupazione per l'assenza di un intervento da parte del ministero. «Da oltre due anni afferma Roberto Pella abbiamo sollecitato il competente Ministero ad intervenire. Finora, purtroppo, gli unici interventi sono stati quelli dei tombaroli. Unico baluardo contro questo degrado restano i carabinieri, ma ciò non può bastare. Ogni notte decine di tombe vengono scavate e portate via; le forze dell'ordine, sicuramente inadeguate per uomini e mezzi possono fare davvero poco per contrastare il fenomeno. Così, le ricchezze storiche di Riardo vengono depredate dalla camorra. La Soprintenza, senza soldi non può scavare, ci pensano i casalesi». Giancarlo Izzo